il processo

Mafia Capitale, procura chiede 28 anni per Carminati e 26 anni per Buzzi

di Ivan Cimmarusti

2' di lettura

«Condannate il boss Massimo Carminati e il suo braccio destro Salvatore Buzzi, rispettivamente, a 28 e 26 anni e tre mesi di carcere» oltre a «19 anni per il consigliere regionale Luca Gramazio». Tanto hanno chiesto il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo e i sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, per i presunti vertici di Mafia Capitale. Alla sbarra degli imputati risultano in tutto 46 imputati, accusati a vario titolo anche di reati contro la Pubblica amministrazione, per aver manipolato appalti con il Comune di Roma e la Regione Lazio. In tutto la procura ha chiesto oltre 500 anni di carcere per i 46 imputati alla sbarra.

L’associazione mafiosa
La presunta associazione mafiosa conta 18 elementi di spicco, tra i quali Carminati, «il braccio imprenditoriale» Salvatore Buzzi e il consigliere regionale di centro-destra Luca Gramazio. In particolare «Carminati è capo e organizzatore, sovrintende e coordina tutte le attività della associazione, impartisce direttive agli altri partecipi fornisce loro schede dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, ai quali fornisce protezione, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario, con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti».

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Le cooperative
Buzzi, invece, organizzatore, gestisce, per il tramite di una rete di cooperative, le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo, si occupa della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti. Gramazio, «prima consigliere comunale al Comune di Roma poi Consigliere Regionale alla Regione Lazio, pone al servizio dell'organizzazione le sue qualità istituzionali, svolge una funzione di collegamento tra l'organizzazione la politica e le istituzioni, elabora, insieme a Fabrizio Franco Testa, Buzzi e Carminati, le strategie di penetrazione della Pubblica Amministrazione, interviene, direttamente e indirettamente nei diversi settori della Pubblica amministrazione di interesse dell'associazione».

La difesa di Buzzi
«Con assoluta serenità assistiamo a questa ennesima forzatura con la quale la Procura della Repubblica di Roma ha chiuso il processo di Mafia Capitale - ha spiegato l’avvocato Alessandro Diddi, difensore assieme all'avvocato Piergerardo Santoro di Salvatore Buzzi -. Le richieste di pena formulate in data odierna dimostrano come la Procura abbia perso una grande occasione per riparametrare il trattamento sanzionatorio richiesto alle esatte dimensioni di un fenomeno che il dibattimento ha dimostrato non avere nessuna somiglianza a quello mafioso. Il dibattimento ha praticamente demolito tutti gli elementi accusatori delineati nel corso delle indagini. Spiace che una Procura così attenta e autorevole non abbia saputo cogliere l’occasione, con la pacatezza che un impegno tanto importante avrebbe richiesto, per ricondurre nei giusti confini le vicende di un imprenditore che nel corso degli anni ha dovuto barcamenarsi tra le costanti e continue richieste provenienti dalla politica. Evidentemente il deserto probatorio nel quale la Procura si è smarrita ha fatto perdere il controllo dei criteri di dosimetria della pena».

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