maxiprocesso a roma

Mafia Capitale, la requisitoria dei pm: «Non è stato un Truman show»

di Ivan Cimmarusti

4' di lettura

«L'associazione mafiosa non si è sgonfiata». Mafia Capitale «non è stato un Truman show». Il clan di Massimo Carminati rientra nei parametri previsti dall'articolo 416 bis: associazione per delinquere di tipo mafioso. Apre così la requisitoria il procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, al maxi processo Mafia Capitale in corso all'aula bunker del carcere di Rebibbia. Alla sbarra degli imputati ci sono 46 persone, accusate, a vario titolo, di aver fatto parte dell'associazione ideata e promossa dall'ex Nar con trascorsi nella Banda della Magliana e da Salvatore Buzzi, suo presunto «braccio imprenditoriale».

Mafia Capitale nasce dalla Banda della Magliana
Ielo spiega che «Mafia Capitale è una nuova mafia che affonda le sue radici nel capitale originario» accumulato dalla commistione tra «la Banda della Magliana e l'eversione nera». Una mafia «diversa da tutte le altre organizzazioni, perché non è importata ma nasce in questa città». Una mafia, aggiunge, che si è evoluta passando dal «recupero crediti violento» alla «acquisizione di appalti e commesse pubbliche».

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Carminati, Senese e Fasciani garanti della pax mafiosa
Cascini, invece, aggiunge che «non dobbiamo stabilire oggi se c'è la mafia a Roma, sappiamo che c'è. Lo sappiamo dai processi celebrati ad appartenenti alle cosche e dai sequestri patrimoniali. Dunque non dobbiamo stabilire qualcosa che già si sa, dobbiamo stabilire se questa associazione rientri nel perimetro del 416 bis». La matrice dell'organizzazione, sostiene dunque la Procura, «trae origine da quella criminalità che ha infestato Roma a cavallo degli anni '70 e '80 in cui Carminati ha avuto un ruolo fondamentale grazie al suo capitale criminale». Questo fa sì che Mafia Capitale non ha necessità di «imporre con la violenza la propria forza, perché puo' contare sul capitale originario» e su una città, Roma, che è diversa da tutte le altre. «Tutti sanno bene - dice infatti Cascini - che non ci potrà mai essere nella Capitale un'unica organizzazione che comanda, non ci sarà mai un capo unico. A Roma da decenni vige un patto di convivenza tra organizzazioni autoctone e provenienti dai territori tradizionali. Con uomini che hanno fatto da garante a questa pax, in cui non si ammazza e non ci sono guerre tra bande. Questi uomini sono Carminati, Senese e Fasciani». Mafia Capitale, conclude Cascini, è una «storia che parte dai pollici spezzati dietro al benzinaio e arriva al sindaco della città. E solo guardandola nella sua dimensione unitaria noi riusciamo a coglierne la mafiosita».

Intercettazioni spontanee e credibili
Il processo a Mafia Capitale «ha resistito ad ogni usura probatoria»: l'associazione mafiosa contestata agli imputati, ha aggiunto Ielo, è «la stessa del 2011. Non si è sgonfiato nulla». Ielo ha spiegato anche che le svariate archiviazioni sono state fatte perché «c'erano duplicazioni, mentre altre posizioni generavano da dichiarazioni di Buzzi che richiedevano verifiche». «Il cuore» del processo, ha aggiunto Ielo, sono le intercettazioni. Telefonate «spontanee e credibili» che la procura chiede al Tribunale di ascoltare di nuovo: «sentitele e diteci se quello è il tono di quattro chiacchiere di amici al bar». Ielo ha anche risposto indirettamente a Carminati che nel suo interrogatorio aveva detto di essere ancora in guerra. «La procura non è in guerra con nessuno - ha sottolineato - l'azione penale si è esercitata per tutti». Dunque «l'ufficio non ha giocato barando, in questo come in altri processi».

«Carminati inattendibile, Buzzi totalmente inattendibile»
Ielo ha passato al setaccio le dichiarazioni dell'ex Nar Massimo Carminati, sottolineandone la «non coerenza». «Ha cercato di raccontarla come pensava gli convenisse. La sua credibilità è pari a zero». Quanto a Salvatore Buzzi «è davvero un caso di scuola di inattendibilità assoluta, è radicalmente, totalmente e assolutamente inattendibile. L'imputato ha diritto alla menzogna e proprio per questo quando lo si valuta bisogna farlo con filtro critico». Ielo ha aggiunto che «si potrebbe dire che c'è un Buzzi uno, quello delle intercettazioni, cui segue un Buzzi due, un tre e poi un quattro legato alle varie dichiarazioni... ormai ho perso il conto. Nel tempo ha dato ricostruzioni completamente diverse. Messe da parte le intercettazioni, la sua è una totale e parossistica inattendibilità».

L'associazione mafiosa
La presunta associazione mafiosa conta 18 elementi di spicco, tra i quali Carminati, «il braccio imprenditoriale» Salvatore Buzzi e il consigliere regionale di centro-destra Luca Gramazio. In particolare «Carminati è capo e organizzatore, sovrintende e coordina tutte le attività della associazione, impartisce direttive agli altri partecipi fornisce loro schede dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, ai quali fornisce protezione, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario, con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti». Buzzi, invece, organizzatore, gestisce, per il tramite di una rete di cooperative, le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo, si occupa della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti. Gramazio, «prima consigliere comunale al Comune di Roma poi Consigliere Regionale alla Regione Lazio, pone al servizio dell'organizzazione le sue qualità istituzionali, svolge una funzione di collegamento tra l'organizzazione la politica e le istituzioni, elabora, insieme a Fabrizio Franco Testa, Buzzi e Carminati, le strategie di penetrazione della Pubblica Amministrazione, interviene, direttamente e indirettamente nei diversi settori della Pubblica amministrazione di interesse dell'associazione».

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