Clan santapaola

Mafia delle scommesse, usati istituti giuridici europei per riciclare

di Ivan Cimmarusti


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2' di lettura

Cosa nostra s’era «infiltrata» nel settore del gioco e scommesse. Una articolazione del clan Santapaola-Ercolano aveva messo sotto controllo le scommesse online. Questo è il contenuto della chiusura indagini notificata dalla Direzione distrettuale Antimafia di Catania a 99 indagati. L’inchiesta si basa su indagini dello Scico della Guardia di finanza, Carabinieri del comando provinciale e della sezione Anticrimine dell’Arma sul gruppo dei fratelli Carmelo, Giuseppe Gabriele e Vincenzo Placenti. Sono accusati di associazione mafiosa, esercizio abusivo scommesse e intestazione fittizia di beni.

Il terzo obiettivo della Guardia di finanza
Il settore gioco e scommesse è sotto l’attenta analisi della Guardia di finanza, che l’ha inserita nella circolare di inizio anno. In particolare, il III reparto operazioni del Comando generale, coordinato del generale Giuseppe Arbore, per scovare le imprese in odor di mafia ha messo a punto quattro alert: il tasso di crescita dell'impresa, il trasferimento di personale, l'intestazione a soggetti inesistenti o che presentano caratteristiche non in linea con il ruolo dirigenziale e il compimento di determinati negozi giuridici.

Gestione illecita di imprese in Italia e all’estero
Ma torniamo all’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catania. Stando ai pm l’organizzazione mafiosa gestiva illecitamente l’attività di impresa «in parte in Italia, in parte all’estero (società operanti sul mercato tramite licenze concesse dalle Antille Olandesi-Curacao e stanziate anche in Albania e a Malta)» al fine di «acquisire licenze e concessioni governative utilizzate per le attività di giochi e scommesse a distanza». In particolare, avvalendosi di professionisti di livello, il clan ha «aggirato la normativa nazionale di settori, quella fiscale e quella anti-riciclaggio». Lo stesso «sistema» risulta essere stato adottato anche in altri stati esteri, come nel Regno Unito e alle Seycelles.

Intestazione fittizia di beni attraverso un Geie
Di rilievo il lavoro illecito svolto dai professionisti per il clan. Per eludere le misure di prevenzione patrimoniale sugli affiliati, avrebbero addirittura utilizzato un Geie (Gruppo Europeo di Interesse Economico) con sede a Malta, un modo da rendere difficile l’individuazione dei reali proprietari dei beni. Negli atti si legge che «intestavano fittiziamente a un Geie maltese denominato “Youse Eeig” (...) la piena proprietà di una villa (di 11 vani con piscina) sita in Castenuovo di Porto (Roma)» del valore di 510mila euro.

L’ex vicesindaco
Emerse anche violazioni delle misure di prevenzione patrimoniali con
l’intestazione fittizia di beni e società. Contestati anche delitti contro il patrimonio e commessi per acquisire la gestione o comunque il controllo diretto ed indiretto delle attività imprenditoriali attive nel settore dei giochi e scommesse a distanza in Sicilia e la corruzione elettorale. Tra gli indagati anche l’ex vicesindaco di Misterbianco, Carmelo Santapaola, accusato di associazione per delinquere e di avere «raccolto scommesse clandestine in contanti per 25.800 euro» e di «avere agito al fine di agevolare la famiglia Santapaola-Ercolano». L’ex vice sindaco si è dimesso e la Prefettura di Catania ha avviato un’ispezione al Comune di Misterbianco.

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