a palermo per ricordare falcone

Mafia, Mattarella: maxiprocesso fu la svolta. «Necessario lo stesso impegno»

di Nicola Barone

(ANSA)

3' di lettura

Venticinquesimo anniversario della strage di Capaci. Dall’aula bunker, a Palermo, è ancora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a rinnovare la memoria di Giovanni Falcone dopo aver ricostruito ieri davanti all’organo di autogoverno dei magistrati, passo per passo, il senso di quella missione. Resta forte il pensiero «di quei giorni lontani di Palermo, così drammatici, così cupi e così segnati da tanta violenza e tanto dolore. «Pienamente vivido». E si sofferma il Capo dello Stato sul maxiprocesso, «condotto magistralmente» sulla base delle intuizioni e del lavoro del magistrato, il passaggio che «ha costituito una svolta radicale nella guerra dello Stato contro Cosa Nostra».

L’arrivo del Presidente Mattarella a Palermo

Un successo «non dovuto», nelle parole di Mattarella, «a una concomitanza di circostanze favorevoli» ma «all’impegno, alla determinazione, al coraggio anzitutto dei suoi ideatori e di chi lo condusse». Il risultato «di un metodo innovativo, sperimentato sul campo da molti anni, che vedeva la mafia come fenomeno unitario. Un’impostazione preziosa e lucida, che esigeva, insieme, coordinamento, collaborazione e approfondita specializzazione tra magistrati preposti al suo contrasto, strumenti di indagine sempre più moderni ed efficaci, sviluppo della collaborazione internazionale».

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«Necessario oggi lo stesso impegno»
Allora «l’Italia, nel suo complesso, fu capace di far sistema contro la mafia: giudici e forze dell'ordine, anzitutto, e, nelle loro responsabilità, Parlamento, ministeri dell’Interno ed della Giustizia, giornalisti e opinione pubblica ne furono partecipi. Lo stesso impegno, di autentica coralità nazionale, visto nel maxiprocesso di Palermo, è richiesto anche oggi per fronteggiare le insidie persistenti di una criminalità mafiosa che, seppure colpita, mantiene una grande capacità di trasformarsi e di mimetizzarsi», dice il presidente della Repubblica. «Falcone, come Borsellino, come tanti altri servitori delle istituzioni, caduti in Sicilia o altrove, erano straordinari nel loro impegno ma si sentivano - ed erano - persone normali. Le doti di tenacia, di coraggio, di intuizione, di intelligenza, di rigore morale erano presenti in loro in grande misura. Ma i loro sono stati comportamenti che ogni persona - ciascuno di noi - può esprimere, compiendo scelte chiare e coerenti. Quegli uomini, oggi, costituiscono punti di riferimento. Ma devono essere, soprattutto, esempi».

«Azione della scuola per contrastare criminalità»
«Prevenzione» e «repressione» affidate alla magistratura e alle forze dell'ordine rappresentano per Mattarella in assoluto «il primo elemento di efficace contrasto contro qualunque forma di criminalità organizzata. Devono esservi affiancate istituzioni politiche e amministrative trasparenti ed efficienti, che rifiutino, contrastino e denuncino ogni collusione o infiltrazione. Un'azione, della scuola e di ogni altra realtà educativa, di formazione delle coscienze per la legalità, il rispetto degli altri e la libertà della convivenza. Una condizione di alta occupazione, perché un tessuto sociale sereno e solido resiste meglio a pressioni e influenze criminali».

Premiati gli alunni di quattro scuole
Nell'aula bunker del carcere dell’Ucciardone Sergio Mattarella ha anche premiato gli alunni di quattro scuole che hanno partecipato al concorso indetto dal fondazione Falcone insieme al ministero dell'Istruzione. Tutti gli studenti italiani sono stati invitati a riflettere sull'importanza dei tragici eventi
delle stragi di Capaci e via D'Amelio, sul valore della loro memoria e dell'importanza della cultura e pratica quotidiana della legalità e della lotta alla mafia. Quest'anno hanno vinto il premio la scuola primaria Giovanni Falcone di Napoli, la scuola media Montegrappa-Sanzio di Palermo, il liceo classico Quintino Sella di Biella. Premio speciale per la scuola primaria Ugo da Como di Brescia.

Bindi: i voti della mafia puzzano
«I voti della mafia puzzano. Un partito politico non può presentare determinate persone né accettare il voto di scambio, perché questo peserà per cinque anni su tutta la popolazione ed è esattamente quello che la mafia vuole». Anche Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, interviene nell'aula bunker per le celebrazioni della strage di Capaci. La scelta della vigilia dell'anniversario della strage «per l'eliminazione di un boss se non è voluta è comunque una profanazione della memoria». Per Bindi «la mafia non è più quella di venticinque anni fa, che è stata sconfitta, ma esiste ancora e va combattuta. Dobbiamo “precederla” come ci ha insegnato Falcone».

Mattarella ricorda Falcone: diceva che la mafia non è invincibile
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