ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCassazione

Mafia, lo Stato paga il trasloco dei libri se l’ex boss deve cambiare carcere

Accolto il ricorso dell’ex boss dei catanesi Salvatore Cappello, al 41-bis, da 26 anni, contro la decisione di accollare a lui i costi per spostare da un penitenziario all’altro circa 450 libri

di Patrizia Maciocchi

(Getty Images)

2' di lettura

Lo Stato deve pagare i costi del trasloco di 450 libri acquistati negli anni dall’ex boss dei catanesi Salvatore Cappello, se lo spostamento da un carcere ad un altro non lo ha chiesto il detenuto. Per la Cassazione, infatti, la regola è che le spese per i trasporti di oggetti personali oltre i 10 chili è carico del detenuto solo se il trasferimento è frutto di una sua domanda accolta. A dare torto a Salvatore Cappello, classe ’59, al 41 bis da 26 anni, era stata prima l’amministrazione penitenziaria secondo la quale lo spostamento sia i tantissimi libri sia il materasso ortopedico, doveva pesare sulle finanze del ricorrente. Una conclusione confermata dal Tribunale che nella sua decisione aveva osservato che «il materasso ortopedico e i numerosissimi libri (oltre quattrocentoquarantaquattro) erano stati acquistati dal detenuto con deliberazione autonoma, confidando erroneamente che lo Stato si accollasse le spese per la relativa spedizione in caso di trasferimento da una casa circondariale ad un’altra». Speranza che però non si rivela affatto erronea, come affermato dal Tribunale, perché la Cassazione dà ragione al ricorrente. Il materasso era stato comprato, come nella facoltà di chi sconta una pena in carcere, dopo che lo specialista aveva certificato la sua assoluta necessità. Quanto ai libri cambiare penitenziario era una scelta dell’amministrazione.

La lettera nel 2020 per chiedere la “grazia” della fucilazione

E la Suprema corte annulla con rinvio chiedendo al Tribunale di sorveglianza di rivedere la sua decisione. Salvatore Cappello, detto Turi, nel 2020, e dunque dopo 23 anni di carcere duro, aveva scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per chiedere la “grazia” della fucilazione. «Illustrissimo Presidente - scriveva l’ex boss - chiedo di essere fucilato nel cortile dell’istituto, così la facciamo finita perché, dopo 24 anni, non voglio più morire tutti i giorni, voglio morire una sola volta». Una lettera divulgata allora attraverso l’associazione Yairaiha Onlus che da anni si batte contro l’ergastolo ostativo, nella quale Cappello chiedeva di rendere effettiva «la condanna a morte nascosta dietro la parola ergastolo, con fine pena 9999, cioè fine pena mai». Per Cappello un atto di grazia anche nei confronti dei suoi familiari «chiedo che la condanna venga eseguita perché dopo 24 anni, di cui 23 passati al 41 bis, sono morto già tante di quelle volte che non lo sopporto più; ogni volta che lo rinnovano muoio - scriveva l’ex capo di Cosa nostra - quando guardo gli occhi dei miei figli, dei miei cari, di mia moglie penso che la condanna a morte è anche per loro. E non voglio che muoiano tutte le volte che lo rinnovano con scuse banali e senza fondamento, per questo chiedo di morire». Anche in quell’occasione la missiva a Mattarella fece da apripista al dibattito mai chiuso sull’ergastolo ostativo.

Loading...
Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti