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Mafia Spa, l’import-export di droga e rifiuti triplica nell’anno della pandemia

La generale flessione che in epoca Covid ha colpito l’economia italiana e mondiale non ha riguardato il business delle organizzazioni criminali

di Ivan Cimmarusti

Reati ambientali, aumentano i controlli e le denunce

3' di lettura

La generale flessione che in epoca Covid ha colpito l’economia italiana e mondiale, con effetti negativi sui trasporti, non ha riguardato il business di «Mafia spa». L’import-export di droga e rifiuti illeciti è aumentato in modo esponenziale nel 2020 (è più che triplicato), l’anno contraddistinto dalle rigide limitazioni sanitarie. Il numero dei sequestri nei porti – schizzato rispetto al 2019 a +224% per i rifiuti e +204% per gli stupefacenti – è un indicatore indiretto della salute degli affari delle cosche: maggiori confische non sono solo sinonimo di controlli più mirati, ma equivalgono anche a maggiori spedizioni e maggiori quantità di merce illegale che riesce ad aggirare i controlli doganali.

I traffici dai porti

Gli analisti dell’antimafia ipotizzano, in linea generale, che per ogni chilo sequestrato riesce a superare le ispezioni un quantitativo superiore di almeno tre volte. Altrimenti non si spiegherebbe il rischio di perdere «preziosi» carichi di cocaina, anfetaminici, plastiche e pannelli fotovoltaici dismessi utilizzando porti super pattugliati come Gioia Tauro, Salerno, Genova e Livorno. La parte che finisce sotto sequestro è un costo fisiologico messo in conto dalle mafie nella gestione di questi affari.

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Dalla plastica ai pannelli solari

L’agenzia delle Dogane e dei Monopoli, diretta da Marcello Minenna, ha alzato ulteriormente il livello delle verifiche. Ma l’incremento di merci illegali sequestrate ha acceso un alert. Nel 2020 l’Agenzia ha individuato e bloccato 7.312.758 chili di rifiuti illeciti, il 224% in più rispetto al 2019. Un dato anomalo, considerato che, come si legge nel report annuale delle Dogane, «l’aumento in termini assoluti rispetto all’anno precedente è rilevante e assume una dimensione ancora maggiore se si considera la contemporanea contrazione dei volumi di import ed export conseguente alla crisi pandemica».

La plastica resta il principale materiale trafficato, anche se i rifiuti elettrici ed elettronici (Raee) stanno assumendo una importanza economicamente strategica, come anticipato a giugno 2020 dal Sole 24 Ore con la pubblicazione di un dossier dei carabinieri del Noe. L’emergenza sono i pannelli fotovoltaici: solo il 40% di questi rifiuti segue uno smaltimento lecito, mentre il 60% entra nelle mani di trafficanti, che tentato di inviarli in Afghanistan, Turchia, Sri Lanka e, soprattutto, nei Paesi dell’Africa subsahariana. Le organizzazioni criminali, infatti, prelevano a costo «zero» i pannelli fotovoltaici dismessi, per rivenderli come nuovi o semi nuovi e assicurarsi persino i finanziamenti del programma multinazionale varato dalla Banca africana per lo sviluppo, che intende portare elettricità a 900.000 abitanti entro il 2025. Progetto, peraltro, in parte finanziato dal Fondo europeo per lo Sviluppo sostenibile. Un affare che in Italia vale 20 miliardi di euro all’anno.

Il business, in costante crescita, nel 2050 potrebbe raggiungere il suo picco, considerati i 2,1 milioni di tonnellate di pannelli da smaltire: vetro, plastica e silicio che rischiano di diventare una bomba ecologica. Attualmente sui tetti degli edifici italiani sono operativi 85 milioni di moduli fotovoltaici installati tra il 2005 e il 2013. Di questi, 75 milioni sono privi della copertura di garanzia finanziaria per il trattamento fine vita, in quanto installati prima dell’emanazione del Decreto 49/2014 che ha inserito l’Eco contributo a carico del produttore. Una potenziale miniera d’oro per le mafie.

I SEQUESTRI NEL 2020
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Il varco della cocaina

Il porto di Gioia Tauro è un’emergenza. Nell’anno della pandemia ha rappresentato il principale varco d’ingresso della cocaina destinata non solo all’Italia e all’Europa ma anche ai paesi dell’area balcanica. Solo a guardare i primi 10 casi di sequestro di stupefacenti nel 2020 si scopre che nello scalo portuale calabrese sono stati intercettati 5.406 chili di cocaina sui complessivi 10.544 dell’anno. In questo scenario la ’ndrangheta gioca un ruolo di primo piano: è il principale broker mondiale di “bamba”. Le cosche sono presenti in tutte le aree di produzione (Colombia, Cile, Equador, Brasile), hanno rapporti strettissimi con i cartelli della droga e, soprattutto, sono stakeholder affidabili.

L’aumento dei sequestri registrato nel 2020 è sinonimo di un business rinvigorito anche durante la fase pandemica. D’altronde i numeri generali del sequestro di stupefacenti parlano chiaro: 28.967 chili di droga sotto sigillo, in aumento del 204% rispetto al 2019.

L’incremento degli affari lascia traccia anche sul fronte degli anfetaminici. Al porto di Salerno, le Dogane hanno intercettatFo oltre 14.000 chili/litro della cosiddetta «droga del combattente» o «droga dell’Isis», così chiamata perché utilizzata dalle milizie jihadiste durante gli scontri. Si tratta di circa 84 milioni di pasticche partite dalla Siria e giunte nel porto di Salerno, destinate a una filiera controllata dalla camorra. A conti fatti, la crisi pandemica non ha influito negativamente su gli interessi economici delle mafie.

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