VARATO IL DECRETO SUI BOSS

Mafiosi scarcerati, il magistrato di sorveglianza deciderà sul ritorno in cella

Dopo giorni di durissime polemiche sulle scarcerazioni dei boss nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il consiglio dei ministri ha varato sabato notte il decreto che punta a limitare i danni

Boss scarcerati, Bonafede annuncia un intervento legislativo

Dopo giorni di durissime polemiche sulle scarcerazioni dei boss nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il consiglio dei ministri ha varato sabato notte il decreto che punta a limitare i danni


3' di lettura

Sarà il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza che ha adottato il provvedimento, sentito il Procuratore distrettuale antimafia (e in specifici casi il Procuratore nazionale antimafia), a valutare entro quindici giorni, e poi ogni mese, la posizione dei mafiosi condannati definitivamente ma scarcerati e destinati alla detenzione domiciliare a causa dell’emergenza sanitaria. Analogamente, sarà il Pm a valutare nel caso di accusati di mafia che erano detenuti per custodia cautelare.

Il decreto dopo la bufera su Bonafede
Dopo giorni di durissime polemiche sulle scarcerazioni dei boss nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il Consiglio dei ministri ha varato sabato notte il decreto che punta a limitare i danni, frutto della mediazione tra le forze della maggioranza e di un confronto con il Quirinale. Il provvedimento è stato firmato dal presidente della Repubblica. La situazione, cavalcata dalle opposizioni che hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, è precipitata quando il 21 marzo scorso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (il cui direttore è stato poi sostituito), ha inviato una circolare ai direttori delle carceri invitandoli a segnalare all’autorità giudiziaria i detenuti a rischio Covid. I giudici hanno iniziato a disporre i domiciliari anche per detenuti per mafia, con problemi di salute, verificata l’assenza di posti idonei nei centri sanitari penitenziari. Alla fine, ad avere beneficiato della scarcerazione sono stati 376 detenuti per reati gravi (155 condannati, 196 imputati; 21 in affidamento ai servizi sociali e 4 con esecuzione presso il domicilio di pene inferiori all’anno), solo 3 di questi erano al 41 bis.

La replica di Bonafede
«Nessuno può pensare di approfittare dell'emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus - ha commentato al termine del Consiglio dei ministri il ministro della giustizia - per uscire dal carcere. È un insulto alle vittime, ai loro familiari e a tutti i cittadini, che in questo momento stanno anche vivendo tante difficoltà. I magistrati applicano le leggi e come sempre io rispetto la loro autonomia e indipendenza. Da stasera (sabato 9 maggio, ndr) c’è una nuova norma che mette ordine alla situazione. In un momento così straordinario si stava andando avanti con vecchi strumenti».

Mafiosi ma anche terroristi e trafficanti di droga
Il decreto si applica ai detenuti «per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso o terroristico o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l'associazione mafiosa, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall'articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354». Il provvedimento modifica - si legge nel comunicato finale del Cdm, « il regime relativo al beneficio della detenzione domiciliare per gli imputati in custodia cautelare e per i condannati, nonché, per questi ultimi, a quello del differimento della pena, nei casi di reati associativi a fini sovversivi, di terrorismo, di tipo mafioso o connessi al traffico di stupefacenti».

I tempi della revoca della scarcerazione
La valutazione è effettuata immediatamente, anche prima della scadenza dei 15 giorni indicati, nel caso in cui il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria comunichi la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell'internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena.

Decisione collegiale
L’autorità giudiziaria deve in ogni caso prima sentire l'autorità sanitaria regionale (il Presidente della Giunta della Regione), sulla situazione sanitaria locale e acquisire dal Dap informazioni sull'eventuale disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta in cui il detenuto scarcerato possa riprendere la detenzione senza pregiudizio per le sue condizioni di salute. L'autorità giudiziaria provvede quindi a valutare se permangano i motivi che hanno giustificato la scarcerazione nonché la disponibilità di altre strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta idonei.

I colloqui con i congiunti
Per prevenire i rischio di contagio da Covid-19, negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni, dal 19 maggio sino al 30 giugno 2020 i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati, possono essere svolti a distanza, anche mediante apparecchiature e collegamenti di cui dispone l'amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica.

Per approfondire:
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