Aziende ai tempi del Covid - Landi Confezioni

Magazzino snello, più riuso: così lo tsunami-virus ha cambiato la Pmi del trench

L’azienda familiare toscana - tre brand e un export al 70% dei ricavi - ricicla tutti i cascami di tessuto e li riutilizza nelle produzioni 100% ecosostenibili

di Silvia Pieraccini

4' di lettura

Per le piccole aziende che puntano su marchi propri – come Landi Confezioni di Empoli (Firenze) titolare dei brand L'Impermeabile (trench uomo e donna), Zerosettanta Studio (linea uomo) e Landi (linea donna) - la pandemia è stata uno tsunami che ha imposto, prima di tutto, un gestione aziendale più efficiente. «Abbiamo ripensato il magazzino – spiega Simone Landi, titolari dell'azienda di famiglia, 4 milioni di fatturato 2020 per il 70% all'export e 25 addetti – e soprattutto ci siamo concentrati sulla riduzione degli sprechi e dei rifiuti industriali».

Quali cambiamenti avete introdotto negli ambienti di lavoro?

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Un'azienda di lunga tradizione familiare come la nostra ha visto sempre alternarsi generazioni che costruiscono e innovano, e generazioni che consolidano: evidentemente la mia deve costruire e innovare. Ovviamente fin dall'inizio abbiamo sterilizzato, distanziato, prevenuto, mettendoci a disposizione della collettività nella produzione di mascherine e camici, ma questo non ha impedito che il virus si presentasse anche da noi. Abbiamo affrontato il problema con coraggio e calma e ne siamo usciti: siamo stati fortunati. Il lungo isolamento mi ha permesso di avere tempo per pensare e ripensare la mia visione di impresa e il nostro metodo di lavoro.

Stefano Landi

Dunque quali novità resteranno oltre la pandemia?

Grazie appunto alla pandemia e all'aumento delle distanze interpersonali, con la conseguente riduzione degli spazi industriali non utilizzati, abbiamo imparato a ripensare il magazzino e innovarlo con una gestione più efficiente, ma soprattutto ci siamo concentrati sulla riduzione degli sprechi e dei rifiuti. Abbiamo avviato una collaborazione con il nostro partner fornitore di imbottiture per raccogliere e riciclare tutti i cascami di tessuto derivati dal taglio delle produzioni, che una volta trattati con complessi passaggi di rigenerazione ridiventano imbottiture tecniche che possiamo nuovamente utilizzare per le nostre produzioni 100% ecosostenibili.

Avete riscontrato dei cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei clienti?

Il cliente inteso come distribuzione è molto provato dalle continue e prolungate chiusure dei negozi. Molti si sono dedicati a piattaforme on line, e tutti i clienti che ho sentito personalmente sono decisi a non demordere, ma cercano nelle aziende produttrici non solo dei fornitori ma dei partner con cui condividere la strategia; cercano dei prodotti significativi e non solo emozionali; hanno bisogno più che mai di elasticità nei pagamenti e merce pronta per essere consegnata nel momento esatto del bisogno. Credo che questo segni una differenza tra le aziende che hanno tradizione consolidata e capacità di investimento e quelle che non ce l'hanno.

Avete ridotto le collezioni post-pandemia rispetto a quelle della primavera-estate 2020?

Noi abbiamo sempre avuto collezioni molto mirate: la riduzione è stata minima e ha portato a eliminare quelli che di solito chiamiamo “capi da fiera” o ”da vetrina”, che sono quelli più difficili da vendere ma si fanno appunto in occasione delle fiere per questo o quel vip o per i social. In buona sostanza, ci siamo presentati alla grande per garantire ai nostri clienti la maggiore possibilità di scelta.

La pandemia ha cambiato il vostro approccio ai social e alla comunicazione B2B attraverso i social?

Di sicuro abbiamo dirottato sul web buona parte degli investimenti che di solito orientiamo sulle fiere. Oggi la gente vuole vedere continue novità scrollando il telefonino, non possiamo mancare a questa richiesta.

Quanto ha aiutato l'e-commerce? Eravate pronti o avete aumentato gli investimenti e/o internalizzato piattaforme e logistica?

Fortunatamente avevamo già impostato la strategia e-commerce ed eravamo pronti. Abbiamo scelto di aumentare l'offerta nell'ottica di usare questo magazzino come bacino di disponibilità in stagione di capi pronti anche per il B2B.

Quanto ha pesato l'impossibilità di incontri B2B in presenza (fiere, congressi, showroom ecc)? La versione virtuale di questa modalità di presentazione delle collezioni può bastare?

La mancanza di presenza fisica, specialmente per chi è abituato a relazioni personali e di amicizia con tutti i clienti, è una pena. Non le nego che passo le giornate al telefono con mezzo mondo per contattare i clienti e farmi sentire: credo molto nella comunicazione e nelle relazioni interpersonali. A parte ciò abbiamo sopperito alle fiere mancanti con uno showroom virtuale ben costruito, frutto della sinergie tra il nostro studio di comunicazione, il nostro studio fotografico e il nostro prezioso reparto stile, che hanno lavorato creando foto tecniche e d'immagine e video per rendere la comprensione del capo il più viva possibile. Il 2020 è alle spalle.

Quale è stata la perdita di fatturato e di redditività?

Abbiamo retto il colpo, con una flessione di circa il 20% rispetto al 2019 che ha portato il fatturato sui 4 milioni di euro: diciamo che alla mancanza di redditività ha sopperito l'acquisita consapevolezza delle nostre forze.

E quali conseguenze ci sono state sul fronte dell'export?

Al momento devo dire che l'estero ha retto meglio del mercato Italia; l'Oriente ci ha sorpreso, gli Stati Uniti si presentano a macchie, negli Stati più colpiti i clienti chiedono di allungare i tempi per le ordinazioni, ma siamo fiduciosi.

È confermata la ripresa della Cina?

La Cina al momento è un mercato in cui siamo ancora poco presenti, quindi ci aspettiamo di crescere persino in questa situazione.

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