vivissime condoglianze

Maggio di burrasche


1' di lettura

C’era un buco da 75 milioni di debiti (200% del bilancio) e in due anni è stato ridotto di un quarto. C’era una sala dove nessuno voleva mettere piede, ad ogni recita spaventosamente vuota, e sempre in quei due anni lìabbiamo ritrovata come ai tempi d’oro, piena di pubblico arguto e sferzante. C’era un’orchestra allo sbando, conti in disordine e direttori in fuga: eccola ospitare quasi per miracolo una infilata che nessun altro teatro in Italia poteva vantare, Mehta, Muti, Salonen, Luisi, Gatti. Bravi. Da premio la squadra del Maggio fiorentino, capitanata da Cristiano Chiarot. Da portare ad esempio per come - rimboccandosi le maniche e mettendo in campo competenze tecniche unite a idee - le nostre istituzioni culturali possano essere ancora vincenti.

Un castello in ricostruzione non si tocca. Infatti. La bella favola è già finita: in una settimana i vertici del teatro sono stati azzerati. Il sindaco Nardella ha abdicato al proprio ruolo di Presidente del consiglio di indirizzo cedendo il posto a Salvo Nastasi. Il suo arrivo, istituzionalmente immotivato, ha portato all’immediata uscita di scena del mago Chiarot. Che sarà sostituito da Rosanna Purchia, sovrintendente in uscita dal San Carlo. Anche Luisi si è subito dimesso, virando su Dallas e Zurigo. In fumo i progetti in cantiere sulle giovani bacchette, Viotti tra i primi. Il Maggio, per antonomasia luogo di ricerca e novità, quelle sì che pizzicavano la Scala, ritorna grigio. Come l’interno del suo brutto teatro. Indovinate voluto da chi?

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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