cultura & impresa

Maggio fiorentino: via Chiarot e Luisi, arriva Nastasi, 57 milioni di debiti

Ente in piena turbolenza

di Silvia Pieraccini


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3' di lettura

Non è abituato a fare polemiche, e cerca di non farne anche questa volta. Ma in mezz'ora di appassionato discorso alla stampa per annunciare che saluta Firenze dopo due anni di lavoro (e dopo che fino a pochi giorni fa la sua riconferma sembrava scontata), Cristiano Chiarot, sovrintendente del Maggio musicale fiorentino ancora per 12 giorni - il 28 luglio scade il mandato - riesce a mettere diversi puntini sulle “i”.
La decisione del sindaco Dario Nardella di lasciare la guida della Fondazione del Maggio a Salvatore Nastasi, ex vicesegretario della Presidenza del Consiglio dei ministri (fino al giugno 2018), ex direttore generale spettacolo del ministero della Cultura (dal 2004 al 2015), ex commissario del Maggio musicale nel 2005, è uno schiaffo che non si aspettava. Una nuova governance affidata a una figura forte che Chiarot reputa incompatibile col proprio ruolo - anche per i rapporti non proprio idilliaci intercorsi in passato tra i due - e che, spiega, gli impone di farsi da parte.
«Le fondazioni liriche hanno come unico organo di governo il sovrintendente, che ha tutti i compiti gestionali - sottolinea Chiarot - ma un conto è dialogare con un politico che dà la fiducia, un conto è avere a che fare con un presidente che vuol entrare nella gestione. È meglio evitare problemi. Se cambia la governance, è meglio che ci sia un sovrintendente più coerente rispetto al sottoscritto, altrimenti si rischia di andare in rotta di collisione». E ancora: «Il sindaco è fondamentale per lo sviluppo di una Fondazione, ancor più del sovrintendente che è pro-tempore. Questa è la mia personale opinione. Se cambia la governance deve cambiare anche la gestione».
Chiarot non lo dice apertamente, ma la scelta di Nardella di abdicare al ruolo di guida della Fondazione del Maggio lo ha lasciato basito: «Mi sono fatto molte domande quando il sindaco ha deciso di nominare Nastasi». L'amarezza si è mischiata anche alla delusione di sapere che Nardella ha giustificato la decisione di non rinnovargli il mandato con la sua età da pensione: «Ho 66 anni, non ho intenzione di andare in pensione e nessuna legge mi impedisce di avere un altro incarico per uno, due o cinque anni, come del resto hanno miei illustri colleghi a Milano. Avevo già chiesto un parere legale per spazzare via i dubbi. Sarei rimasto volentieri a finire il lavoro avviato». Ma ora tutto questo non ha più importanza. Non c'è alcuno spazio per ricucire.
Chiarot lascia una eredità di buoni rapporti con i dipendenti e i sindacati del teatro e il lavoro (in corso) per stabilizzare i precari grazie al nuovo decreto in discussione in Parlamento. E lascia a metà l'operazione di risanamento del Maggio, avviata nel 2017 (quest'anno il patrimonio è tornato positivo dopo la ricapitalizzazione da 5 milioni di Regione e Comune ma resta un debito-monstre di 57 milioni), che ora «dovrà continuare chi arriverà alla guida di questo teatro». I pericoli non sono scampati: per riuscire a ripagare i debiti servono 3,5 milioni all'anno e dunque serve una nuova ricapitalizzazione milionaria. «Io continuerò il lavoro che faccio da 40 anni altrove» chiosa il sovrintendente.

Anche Fabio Luisi si è dimesso. Il direttore musicale del Maggio fiorentino: ha inviato una lettera al sindaco Dario Nardella e al sovrintendente Cristiano Chiarot diffusa poi ai dipendenti. Luisi annuncia la decisione
«con un sentimento di estremo disagio e grande dispiacere» e
parla di «incomprensibili scelte strategiche degli ultimi
giorni», con «una svolta di natura politica alla gestione del
Maggio» che «necessariamente si rifletterà (e dei cui prodromi
mi sono accorto da tempo) sulla programmazione artistica».

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