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Maggio senza Giro d’Italia e c’è chi si attrezza per alleviarne la mancanza

La festa di maggio del Giro d’Italia è rinviata ad ottobre (se tutto andrà bene) ma nel frattempo alcune iniziative cercano di riempirne il vuoto

di Dario Ceccarelli

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(REUTERS)

La festa di maggio del Giro d’Italia è rinviata ad ottobre (se tutto andrà bene) ma nel frattempo alcune iniziative cercano di riempirne il vuoto


4' di lettura

Ci sono tante cose che ancora ci mancano in questo strano maggio di lenta ripartenza verso un traguardo di incerta normalità. Una di queste, per coincidenza di calendario, è il Giro d’Italia.

Quello in bicicletta, che va su e giù per la penisola con un codazzo di moto, auto, pulmini, tir ed elicotteri. Un gran muoversi da una regione all'altra, passando da grandi città e piccoli paesi che vengono ripresi dalla televisione solo quando ci passa il Giro d’Italia con le sue vetrine addobbate a festa e la carovana pubblicitaria che annuncia l'arrivo dei corridori.

Maggio è proprio il suo mese. La primavera che scivola nell'estate, le ragazze coi sandali e gli abiti leggeri, i prati punteggiati dai papaveri, il sole che va a dormire sempre più tardi come i bambini prima delle vacanze. “La festa di maggio” la chiamava Orio Vergani, grande giornalista non solo sportivo.

Ma quest'anno (dal 1909 era accaduto solo per le guerre mondiali) dobbiamo farne a meno. In maggio, di sicuro. Incrociando le dita, il Giro si dovrebbe infatti correre in ottobre (dal 3 al 25) quando di solito il ciclismo comincia a chiudere i battenti e gli alberi a perdere le foglie. Una scelta stravagante, per salvare la stagione, dettata da tante esigenze contrastanti, non ultima quella della sicurezza. Ma questo è un anno speciale, nel bene e nel male, e quindi dobbiamo farcelo piacere lo stesso.

Per renderci il gusto meno amaro, sono state varate alcune iniziative. Gli psicologi direbbero “compensative”, anche se ultimamente medici e scienziati, diciamo la verità, non sempre ci azzeccano. Comunque siano, queste novità hanno uno scopo ben preciso: quello di non farci rinunciare alla nostra scadenza preferita, a quella “festa di maggio”, cui tanti appassionati di due ruote sono per tradizione legati.

La prima iniziativa, già in atto, si chiama “Senza Giro- Il Giro d'Italia che non c'è”, una fanta cronaca della corsa raccontata da scrittori, giornalisti, ex corridori, suiveur di comprovata fede e passione. Una banda di consapevoli perdigiorno che per 21 tappe fino al 31 maggio, affiancati dal Touring Club, ci fanno rivivere su Facebook e Instagram (senzagiro.com) le emozioni della corsa rosa. Con anche uno scopo benefico: chi entra nel sito può sottoscrivere per Namasté, una cooperativa sociale che da oltre 20 anni nella Bergamasca assiste 3mila persone, quelle oggi più esposte all'emergenza sanitaria.

«Ogni tappa ha un narratore e un illustratore diverso» racconta Stefano Munarin, docente di urbanistica all'Università di Venezia. « Una tappa che vivrà solo di parole e immagini, come nei primi giri d'Italia del Novecento. Tanti colpi di scena, tante avventure, che sono frutto della fantasia di chi le racconta. Con i paesaggi, gli odori, le folle, le trattorie, gli odori, le fughe finite bene e quelle finite male. Un viaggio immaginario, tra passato e presente, che mette a fuoco pregi e difetti del nostro Paese. Anche noi tutti siamo cambiati. Prima il nostro paesaggio lo davamo per scontato: ora, dopo quello che è successo, forse lo guarderemo con occhi diversi».

Ma non basta. Per chi è in crisi di astinenza da Giro d'Italia, e da storie a due ruote, sta partendo un'altra iniziativa ugualmente intrigante. Si tratta di una mostra virtuale dedicata alla rivalità due formidabili campioni del passato - Giovanni Cuniolo detto “Manina” di Tortona e Giovanni Gerbi alias “Diavolo rosso” di Asti - che con le loro mirabolanti imprese hanno dato vita a una sfida che ancora adesso, soprattutto in Piemonte e nell'Alessandrino, suscita infiniti dibattiti tra gli appassionati di grandi rivalità ciclistiche.

Questa terra è stata infatti feconda di indimenticabili campioni. Dopo Cuniolo e Gerbi è impossibile non ricordare Costante Girandengo e Fausto Coppi, i due “campionissimi” del ciclismo italiano. Ai quali per contrappasso, volendo, si può aggiungere Luigi Malabrocca, anche lui di Tortona, passato alla storia del Giro per aver invertito l'ordine d'arrivo conquistando nel 1946 e nel '47 la famosa “maglia nera” che spettava di diritto all'ultimo classificato. Uno dei pochi posti dove gli ultimi sono stati primi.

Ma in questa mostra digitale, promossa organizzata dal Museo della Bicicletta di Alessandria con il Museo della Madonna del Ghisallo di Magreglio (Como), la macchina del tempo si ferma ai primi del Novecento, quando Cuniolo e Gerbi se le danno e se le dicono di santa ragione. Tempi eroici di polvere e fango, di agguati e colpi di mano che si perdono nella leggenda come canta Paolo Conte nella canzone dedicata a Gerbi (“Diavolo rosso dimentica la strada/vieni qui noi noi a bere una aranciata/ contro luce tutto il tempo se ne va”).

«Questa idea di una mostra virtuale - racconta Roberto Livraghi, direttore del Museo di Alessandria - ci è venuta in un momento in cui salute e prevenzione sono le priorità. Abbiamo voluto raggiungere due obiettivi: salvare con una moderna tecnica digitale un ingente materiale iconografico destinato a perdersi. E soprattutto mettere a disposizione degli appassionati, e di chi vuole documentarsi, un pezzo importante della storia del Paese e dello sport. Una storia, e un patrimonio unico, che continua a interessare e ogni volta ci riserva delle sorprese».

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