Il ddl contro l’omotransfobia

Maggioranza in fibrillazione sul ddl Zan: il centrodestra “di governo” prepara un testo “alternativo”, pronte le firme per portarlo in aula

Il senatore leghista Ostellari ha deciso di fare il relatore del ddl, il M5s ha raccolto le firme per portarlo il ddl in aula, ma attende che l’azione diventi corale

di Nicoletta Cottone

Omostransfobia, Zan: il mio ddl tenuto in ostaggio da Ostellari

4' di lettura

Dieci articoli della discordia agitano il Parlamento e dividono la maggioranza. Sono quelli del ddl Zan, testo contro l’omotransfobia approvato dalla Camera in prima lettura il 4 novembre 2020, assegnato alla commissione Giustizia del Senato in sede referente il 5 novembre 2020 e rimasto finora fermo nei cassetti, vittima dell’ostruzionismo della Lega. Fermo fra fibrillazioni, pressing e rinvii, botta e risposta, attacchi e frenate. Con esponenti della maggioranza di governo divisi. Il testo, assurto alla nazional popolarità dopo il discorso di Fedez del 1° maggio in difesa del ddl, introduce nella legislazione italiana aggravanti specifiche per i crimini di odio e discriminazione contro omosessuali, transessuali, donne e disabili. Il presidente della commissione, il leghista Andrea Ostellari, ha deciso di fare il relatore del provvedimento. E c’è chi ritiene questa scelta un escamotage per continuare a fare ostruzionismo al ddl. Dal canto suo - annunciato da Ostellari e dal leader della Lega Matteo Salvini, poi con il supporto di Forza Italia - il centrodestra “di governo” ha predisposto un “testo alternativo”.

Pronta la raccolta di firme per portare il ddl in aula

«Abbiamo già superato le 33 firme di senatrici e senatori, un decimo dei componenti del Senato - spiega la senatrice e portavoce del M5s Alessandra Maiorino - per avanzare la richiesta che il disegno di legge contro l’omotransfobia venga esaminato direttamente dall'assemblea di Palazzo Madama. Non le abbiamo ancora consegnate perché vorremmo che la proposta fosse corale e venisse anche dal Pd. É evidente che c’è una palude, che si vede anche dalla presentazione del progetto del centrodestra che è stato definito “alternativo al ddl Zan”. Tirare fuori dal cilindro un testo improvvisato per sostituire un disegno di legge già stato approvato a larga maggioranza da un ramo del Parlamento, non è un esempio di democrazia. Fissare un termine per l’aula non significa che si escluda il confronto, ma serve ad avere un orizzonte temporale, una garanzia che si arriverà in aula. Perchè il pericolo è che non ci si arrivi, viste le tecniche ostruzionistiche messe in atto da Lega e Forza Italia che, come noi, sono forze di governo».

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Zan: «Sono per la possibilità di discuterne»

Anche per Alessandro Zan, attivista e deputato Pd, promotore del ddl, la raccolta firme «è una delle opzioni previste dal regolamento del Senato. Mi pare che le firme ci siano, però ora attendiamo di capire come andrà in commissione Giustizia: io sono per dare la possibilità di discuterne», racconta a “Un giorno da pecora” su Rai Radio 2. Ma, precisa Zan, «se invece ci sarà un atteggiamento ostruzionistico, volto a tenere tutto nelle sabbie mobili per non consentire alla legge di esser votata, a quel punto la conferenza dei capigruppo al Senato si può riunire e, a maggioranza, può decidere di portare la legge fuori dalla commissione per votarla in aula».

Il botta e risposta Cirinnà-Gasparri

E i botta e risposta sulo tema sono continui. «Appena pubblicato il dossier Senato su #DdlZan. Nessun rilievo tecnico: si conferma che il testo è scritto in modo preciso, che la libertà di espressione è tutelata e che identità di genere è concetto consolidato nell’ordinamento. Ora avanti», scrive su Twitter la senatrice del Pd Monica Cirinnà. E a stretto giro le risponde il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Complimenti alla senatrice Cirinnà che ha abolito in un colpo solo il bicameralismo. Secondo lei basta un dossier per dire che una proposta approvata alla Camera deve essere votata al Senato senza alcuna discussione. Una concezione tardo-stalinista della democrazia che dimostra quanto siano faziosi alcuni sostenitori del disegno di legge Zan. Che noi vogliamo discutere perché vogliamo colpire ogni forma di violenza e di intolleranza ma non accettiamo nessun tipo di censura».

Il duello a distanza fra le ministre

Tesi contrapposte anche per due ministre che siedono nel governo. «Zan non deve temere le trappole del centrodestra, deve temere le contraddizioni (del suo disegno di legge, ndr). Non c’è un centrodestra favorevole alle discriminazioni, siamo tutti contrari e abbiamo massimo rispetto per la libertà, anche sessuale», afferma la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini di Forza Italia all'Intervista di Maria Latella su Sky Tg24. «I dubbi sul Ddl Zan servono per garantire la libertà di espressione e si evitano fraintendimenti», aggiunge Gelmini. A “Un giorno da pecora”, su Radio 1, risponde a distanza la ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa: «Penso che il Ddl Zan sia una legge da fare».

Il “centrodestra di governo” elabora un nuovo testo

Intanto il “centrodestra di governo” - dunque Lega e Forza Italia - è al lavoro per un testo unitario contro le violenze, alternativo al Ddl Zan. Non sarà più l’iniziativa di un singolo partito come era stato annunciato nei giorni scorsi dal senatore leghista Andrea Ostellari, presidente della commissione Giustizia a Palazzo Madama e dal leader della Lega Matteo Salvini. L’obiettivo dichiarato è «togliere» dal testo alcune parti. Afferma la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni commentando il contro-testo: «Mi pare un’iniziativa intelligente circoscrivere il tema alla discriminazione, lasciando da parte materie che non c’entrano niente con la lotta alla discriminazione, come il gender nelle scuole e una serie di materie che non hanno molto a che fare». Per Meloni «ci sono delle cose nella legge Zan che non aiutano a combattere la discriminazione e la violenza. Togliendo queste questioni è più facile che si possano trovare delle sintesi».

Ostellari: «Le leggi si fanno qui»

«Noi non abbiamo alcuna paura di confrontarci con chi ha idee diverse. Voglio sperare - dice il senatore Ostellari - che lo stesso valga per i senatori della ex maggioranza giallorossa. Presenterò il 6 maggio la relazione sul ddl Zan e tutti i testi di legge ad esso collegati. Poi dichiarerò aperta la discussione e i colleghi potranno confrontarsi nella sede prevista dalla Costituzione: la commissione. Le leggi si fanno qui». Il presidente di Italia Viva e vicepresidente della Camera Ettore Rosato a Studio24 su Rainews dice: «Nel nostro Paese un tema di violenza omofobia esiste ed è drammatico. C’è bisogno di senso responsabilità e chiarezza tra le forze politiche per fare uno sforzo per trovare un testo condiviso e stabilire tempi certi per l'approvazione, senza ricorrere allo strumento dell’ostruzionismo».

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