Le Lettere

Maggiore stabilità solo con regole e autorità globali

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(Tran-Photography - Fotolia)


3' di lettura

Gentile Fabi, le polemiche sulla moneta unica europea costituiranno uno dei temi della prossima campagna elettorale. Sono convinto che per l’Italia avviare in qualunque modo una strategia per uscire dall’euro potrebbe creare molti problemi. Si rischierebbe soprattutto di dar vita ad un pericoloso circolo vizioso fatto di fughe di capitali, limitazioni alla libera circolazione, pressioni sui titoli di Stato, misure protezionistiche: tutte cose che non aiuterebbero certo una politica di crescita e le possibilità sull’export delle nostre imprese. Detto questo resto anche convinto che la moneta unica abbia molti problemi e che si sia arrivati troppo tardi ad accorgersi che sarebbe stata necessaria una più forte coesione e solidarietà politica e finanziaria. Mi chiedo allora se non sia possibile rovesciare il problema. Non abbandonare l’euro, ma fare in modo che la moneta unica europea divenga capofila di una nuova aggregazione per dare stabilità ai cambi e camminare verso una moneta unica globale. Mi pare che l'idea era stata avanzata alla fine della seconda guerra mondiale, ma poi si decise di puntare su oro e dollaro come punti di riferimento del sistema monetario mondiale. Questa idea è oggi da considerare ancora più un’utopia?

Gualtiero Giordani

Caro Giordani, in effetti l’ipotesi di una moneta unica mondiale, che avrebbe dovuto chiamarsi “Bancor” era stata avanzata e difesa da John Maynard Keynes, nella sua qualità di delegato inglese alla conferenza di Bretton Woods chiamata a disegnare il nuovo sistema finanziario dopo la seconda guerra mondiale: la proposta prevedeva la creazione di una stanza di compensazione all’interno della quale i singoli Paesi avrebbero partecipato con quote proporzionali al valore del loro commercio mondiale e in cui i debiti o i crediti sarebbero stati regolati con il Bancor il cui valore avrebbe dovuto essere collegato alle quotazioni delle 30 più importanti materie prime. Alla proposta di Keynes si contrappose e sostanzialmente ebbe la meglio, quella del delegato americano, Harry Dexter White, che puntava sulla creazione di un organismo sovranazionale, il Fondo monetario, che avrebbe avuto il compito di compensare gli squilibri utilizzando in primo luogo la moneta americana.

Gli avvenimenti successivi hanno dimostrato come la proposta di Keynes avrebbe (forse) potuto garantire una stabilità più a lungo termine. Nell’agosto del 1971 infatti l’allora presidente americano Richard Nixon svalutò il dollaro e pose praticamente fine a una intesa che comunque aveva garantito un ventennio di stabilità monetaria e di ricostruzione economica, soprattutto in Europa.

Sarebbe possibile ora riprendere l’idea di Keynes? Rispetto a settant’anni fa i tempi sono radicalmente cambiati anche se in anni recenti autorevoli economisti come James Tobin e Robert A. Mundell, hanno riproposto, anche come risposta alla crisi del 2009, la creazione di un nuovo organismo sovranazionale con compiti di coordinamento e garanzia per promuovere la stabilità e l’armonia degli scambi internazionali. Ma la situazione è terribilmente più complessa di quella del 1944 e gli interlocutori si sono moltiplicati. L’esigenza di regole condivise, per esempio sui derivati, è altrettanto sentita quanto difficilmente attuabile. Forse dobbiamo sperare nella Cina che ha già più volte assunto la difesa del libero mercato contro i protezionismi. Ma è comunque necessario che qualche grande potenza finanziaria (perché non l’Europa?) apra la strada per un sistema di regole e di autorità globali. Resta comunque il fatto che i problemi interni della zona euro devono comunque essere affrontati e non si potrà sperare di farli risolvere da qualcun altro.

gianfranco.fabi@ilsole24ore.com

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