Interventi

Magistrati in piazza per difendere lo stato di diritto in Polonia e nell’UE

Il partito di destra – sempre più estrema – al governo, tenta di “normalizzare” la magistratura sottoponendola al controllo del governo, come già fatto con la televisione pubblica

di Roberto Castaldi *


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(AFP)

3' di lettura

Molti pensano che democrazia e stato di diritto siano conquiste irreversibili. Ma non è così.

In Polonia il PiS, il partito di destra – sempre più estrema – al governo, tenta di “normalizzare” la magistratura sottoponendola al controllo del governo, come già fatto con la televisione pubblica. Sfida l'ordinamento giudiziario europeo, dopo che le sentenze della Corte di Giustizia dell'UE e della Corte Suprema polacca avevano bocciato la riforma del giudiziario polacco, e vara nuove norme volte a sanzionare i magistrati e a spostare le vertenze riguardo i giudici e l'ordinamento giudiziario ai presidenti dei tribunali di nomina governativa.

Il Consiglio Superiore della Magistratura polacco è già stato sospeso dall'associazione europea dei CSM perché non più indipendente. Il PiS accelera perché teme di perdere le elezioni presidenziali in primavera, dopo aver perso la maggioranza al Senato – che però ha meno poteri della Camera in Polonia – alle ultime politiche.

Come osservato dalla Presidente della Corte Suprema polacca queste riforme sono incompatibili con la permanenza nell'UE, di cui contestano di fatto l'ordinamento giuridico e i valori fondanti.

In Ungheria Orbán ha costruito la sua “democrazia illiberale”, che non è democrazia. La reazione UE è stata debole, perché l'appartenenza di Fidesz al Partito Popolare Europeo - che esprimeva la leadership di Consiglio Europeo, Commissione e Parlamento nella scorsa legislatura – lo ha protetto.

La sua riforma del giudiziario, pur bocciata dalla Corte UE, ha sortito effetto, perché i giudici cacciati avevano intanto raggiunto l'età della pensione o scelto di non rientrare in servizio per la situazione già compromessa. Orbán controlla il sistema dell'informazione e con le sue riforme ha attaccato la società civile, fino a costringere la Central European University a trasferirsi da Budapest a Vienna.

Attualmente, l'UE non può espellere uno Stato membro, e non ha strumenti efficaci a tutela dello stato di diritto. La proposta della Commissione di un monitoraggio permanente e del blocco dei fondi UE ai Paesi in cui lo stato di diritto sia a rischio va approvata. Altre proposte forti possono emergere nella Conferenza sul futuro dell'Europa, anche come risposta alla crescente consapevolezza dei cittadini europei di fronte all'erosione dello stato di diritto.

Sabato 11 a Varsavia una imponente manifestazione silenziosa a difesa dello stato di diritto è stata aperta da oltre un migliaio di magistrati in toga, provenienti da tutta Europa. È un fatto storico. I magistrati non sono usi scendere in piazza, e stavolta si sono sentiti obbligati a farlo, perché lo stato di diritto è in pericolo.

La grande partecipazione popolare e della società civile segnala che in Europa ci sono anticorpi contro le pulsioni autoritarie di una destra nazionalista che mette a rischio lo stato di diritto e quindi la democrazia. Incoraggiante anche il recente manifesto dei sindaci delle capitali dei Paesi di Visegrad, contro il nazionalismo dei loro stessi governi nazionali. Mentre la presenza di giudici da tutta l'UE mostra ancora una volta che l'Unione non è un mercato, ma una comunità politica fondata su valori condivisi.

Secondo Salvini Ungheria e Polonia sono i Paesi meglio governati in Europa. E da Ministro voleva porre il veto a qualunque tentativo europeo di sanzionarne le riforme dell'ordinamento giudiziario, dei media, della società civile. Il che chiarisce bene come userebbe i “pieni poteri” che chiedeva l'estate scorsa se tornasse al governo in Italia. Che la resistenza polacca a difesa dell'indipendenza della magistratura abbia successo e che l'UE si doti di strumenti efficaci a difesa dello stato di diritto è dunque un fatto che riguarda da vicino anche noi in Italia, e in generale tutti i cittadini e i Paesi dell'UE.

Democrazia e stato di diritto vanno difesi. Con adeguati meccanismi istituzionali, ma anche con i comportamenti, le scelte di ogni giorno, la partecipazione e il voto.

* Roberto Castaldi è direttore ricerche Centro Studi, formazione, comunicazione e progettazione sull'Unione Europea e la global governance www.cesue.eu spin-off della Scuola Sant'Anna di Pisa
@RobertoCastaldi

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