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Reddito di cittadinanza, l’ex navigator: «Mai visto offerta di lavoro congrua»

La testimonianza di Luca, ex navigator del centro per l’impiego di Palermo

di Giorgio Pogliotti

Salgono i posti fissi, stretta sul Reddito di cittadinanza

4' di lettura

«Quante offerte di lavoro congrue ho ricevuto per i percettori del reddito di cittadinanza? Neanche una. Le assunzioni che rispettino le distanze chilometriche dalla residenza proprie dell’offerta congrua sono una vera rarità, figuriamoci quelle a tempo indeterminato. In oltre 3 anni di esperienza diretta sul campo non conosco nessuno che ne abbia avute. So che in regioni come l’Emilia Romagna facevano scrivere, quando veniva offerto un lavoro, che non si tratta di un’offerta di lavoro congrua, ai sensi del decreto ministeriale».

Luca (nome di fantasia) è un ex navigator, come i suoi ex colleghi è laureato, essendo un cinquantenne fa parte della platea più anziana, considerando che l’età media negli ultimi mesi si è attestata sui 38 anni. Dal 31 ottobre è scaduto anche il suo contratto di collaborazione, come al migliaio di ex navigator rimasti, rispetto ai 2.980 originari. Ecco la sua testimonianza, che contiene molti spunti di riflessione sull'esperienza che il ministro del Lavoro, Marina Calderone ha detto di considerare conclusa.

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La gran parte di percettori è “occupabile” solo sulla carta

«La maggior parte dei percettori del Rdc che ho incontrato, pur essendo considerati abili al lavoro, non era occupabile, almeno nell'immediato, perché non lavorava da anni o era scarsamente istruita. Tra loro i, tre quarti avevano al massimo la licenza media, molte le casalinghe senza alcuna esperienza lavorativa. C'erano solo due laureati e il 10-15% erano diplomati. A tutto ciò si aggiunga la difficoltà di contattarli, specie quando lavoravamo da remoto durante il Covid , ci parlavamo solo per telefono». Insomma «un contesto difficile, ma sul piano umano la considero una grande esperienza che mi ha arricchito».

I dati di Luca confermano il quadro tracciato nell’ultimo rapporto di Anpal, secondo cui nel 73% dei casi i beneficiari del Rdc soggetti al Patto per il lavoro non hanno mai avuto un contratto di lavoro dipendente o in para-subordinazione nei 36 mesi precedenti. Il 70,8% ha al massimo un titolo di scuola secondaria inferiore e solo il 2,8% un titolo di livello terziario, mentre un quarto ha un diploma di scuola secondaria superiore.

I tempi, le due proroghe e la ricontrattualizzazione

«Ho lavorato presso l'unico centro per l'impiego di Palermo, assunto nell'estate del 2019 e dopo un periodo di formazione ho iniziato a operare da ottobre 2019, gestendo circa 400 percettori del reddito di cittadinanza, poi dalla scorsa estate ci è stato chiesto di affiancare i dipendenti dei centri per l'impiego per la presa in carico dei percettori di Gol». Il riferimento è a Garanzia di occupabilità dei lavoratori, il programma nazionale di politica attiva del lavoro.

«Lo scorso aprile la sorpresa, dopo due proroghe, il contratto è scaduto e abbiamo dovuto aspettare il mese di giugno per poter riprendere a lavorare. Ci hanno ricontrattualizzati come collaboratori, ma per evitare di dare continuità all'incarico, non abbiamo più potuto seguire i percettori del Rdc che ci erano stati assegnati. Tutto ciò, dal punto di vista dell'efficienza della macchina organizzativa è folle, perché i vecchi beneficiari avevano i nostri numeri di telefono e ci continuavano a chiamare, a chiedere consigli».

I modesti risultati occupazionali

«A quanti ho trovato un'occupazione? Ad una ventina di persone ho la certezza di aver trovato lavoro, ma non c'è alcun sistema che rilevi se e quando hanno trovato lavoro, informando l'operatore che li ha seguiti. Il nostro lavoro non si limita solo a far trovare un'occupazione, ma a rendere occupabili queste persone. Ad orientarli, a spiegargli come affrontare un colloquio di lavoro, come compilare un Cv, a indirizzarli ai servizi sociali se necessario. Quelli con solo la quinta elementare li ho mandati al centro provinciale di istruzione per adulti, coloro che non lavoravano da anni li ho mandati a fare corsi di formazione professionale. Invece di dare un pesce gli dai la canna da pesca perché imparino a pescare».

Le imprese che si avvicinano ai Centri per l’impiego

«La maggior parte delle imprese non si rivolge ai Cpi, il lavoro lo trovano con il passaparola. In Sicilia da circa un anno c'è una piattaforma regionale per aiutare l'incrocio tra domanda e offerta, Silav, la maggior parte delle offerte erano per la ristorazione e il settore edile. Avrò contattato tra le 300 e le 400 imprese, ma sono pochi gli inserimenti su richiesta dell'impresa che hanno avuto successo. Ho incontrato molta diffidenza sia per i Cpi che per i navigator».

Il paradosso dei navigator nei Cpi per avere la Discoll

«Si era partiti con entuasiasmo nell'estate 2019 ma poi di proroga in proroga, con le polemiche su di noi che montavano, e la situazione di precarietà, l'entuasiasmo è andato scemando. Molti ex colleghi nel frattempo si sono trovati un altro lavoro, altri hanno partecipato ai concorsi banditi dalle regioni per i posti a tempo indeterminato negli stessi Cpi dove operavano da Cococo, magari vincendoli. Personalmente un altro lavoro so di trovarlo. Il paradosso è che molti colleghi non hanno un “piano B”, dunque chiederanno la Discoll, il sussidio per i collaboratori, presentandosi magari negli stessi Cpi dove nei mesi scorsi hanno prestato assistenza tecnica, ma questa volta come fruitori degli ammortizzatori».

Tutto ciò «nonostante le regioni siano in ritardo con il piano di 11.600 assunzioni, dunque nei Cpi manca personale, mentre i compiti sono aumentati con l'attuazione di Gol». Non a caso la Regione Siciliana ha espresso la volontà di continuare ad avvalersi fino al 31 dicembre del personale che presta assistenza tecnica sia per il Rdc che per Gol. «La mancata soluzione strutturale per la nostra esperienza mi suona come un enorme spreco di risorse; in questo modo si rinuncia a personale laureato, formato, che ha superato una selezione per titoli e test maturando un'importante esperienza sul campo».

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