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Maia versus Vega: sui lanciatori spaziali diatriba con la Francia

La delega sul settore andrebbe al ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. Subito il test del vertice Esa sui progetti Vega e Maia

di Carmine Fotina

Primo volo per Vega C, costruito dall'italiana Avio

3' di lettura

Nemmeno il tempo di insediarsi e il nuovo responsabile del governo Meloni per l’economia dello spazio dovrà decidere come risolvere una complicata diatriba con la Francia. Al consiglio ministeriale dell’Esa (l’Agenzia spaziale europea) in programma a Parigi il 22 e 23 novembre si discuterà di strategie e finanziamenti dei prossimi anni e di progetti su cui l’industria italiana ha puntato con decisione, come quello dei lanciatori.

La nuova delega

All’ex ministro dell’Innovazione tecnologica e della transizione digitale Vittorio Colao, titolare della delega della presidenza del consiglio, da quanto risulta a «Il Sole-24 Ore» è in procinto di subentrare Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, e sarà lui a stabilire la linea sullo scontro sotterraneo che si sta consumando da quando Parigi ha spiazzato il governo Draghi annunciando lo sviluppo di Maia, un lanciatore che di fatto potrà fare concorrenza a Vega, il progetto che vede in campo l’italiana Avio e su cui proprio il ministro francese Bruno Le Maire aveva sottoscritto con l’Italia un accordo bilaterale nell’ambito del Trattato del Quirinale.

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Forse non ci sarebbe occasione migliore se il nuovo esecutivo volesse subito dare prova di un approccio muscolare nei confronti della Francia, di cui il premier Giorgia Meloni in occasione dell’incontro con Emmanuel Macron ha stigmatizzato un atteggiamento talvolta «predatorio» sui grandi dossier industriali.

In attesa di conferma

In attesa di una conferma ufficiale, da ambienti di Palazzo Chigi trapela che Urso erediterà la presidenza del Comint (il Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio e alla ricerca aerospaziale), integrando le strategie con la gestione operativa di fondi e progetti che oggi il suo ministero già svolge con due divisioni. Urso, da presidente del Copasir, si è occupato del tema della space economy firmando una lunga relazione a luglio, poco prima della fine della legislatura.

In quel documento il Copasir, citando Vega, faceva riferimento anche ai rapporti con la Francia. «I microlanciatori rappresentano uno degli ambiti più critici dal punto di vista strategico e più interessanti in prospettiva - è il passaggio più significativo -. Nell’ultimo anno, infatti, sono ben quattro le nazioni (Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) che hanno avviato propri ed indipendenti programmi di sviluppo nazionali sui micro-lanciatori. Altre nazioni europee, come la Norvegia, si stanno attrezzando, mentre l’Italia manifesta ancora un preoccupante ritardo. Il nostro Paese ha quindi necessità di individuare una chiara visione e una strategia spaziale nazionale, in modo da non restare eccessivamente condizionata dalle decisioni assunte dagli altri partner europei nel settore dell’aerospazio».

L’esclusiva francese

La Francia attraverso Arianspace ha un’esclusiva per commercializzare Vega, ma con ArianeGroup (che controlla Arianespace) ha lanciato il progetto Maia che può porsi in diretta concorrenza. Di qui la richiesta del governo Draghi, andata a vuoto, di coinvolgere direttamente l’industria italiana anche nel progetto Maia con la prospettiva di sviluppare un’alternativa al Falcon di Elon Musk. La tensione è tuttora irrisolta e, se dopo la ministeriale del 22 e 23 novembre Parigi dovesse tirare dritto, Avio potrebbe valutare delle contromosse, eventualmente anche sul fronte dell’Antitrust Ue.

Alla ministeriale l’Italia dovrà arrivare con una delega certa e idee chiare anche perché si negozieranno impegni di spesa pesanti. Le istruttorie di preparazione dell’ex ministro Colao avevano delineato un impegno di partecipazione dell’Italia ai progetti Esa per i prossimi cinque anni nell’ordine di 2,8 miliardi. Sottratte le risorse annuali già a disposizione dell’Asi (l’Agenzia spaziale italiana) e vari fondi di riserva, il fabbisogno da blindare nella legge di bilancio in stesura in questi giorni si traduce in circa 1,1 miliardi nel prossimo triennio. Un plafond che si aggiungerebbe ai circa 5 miliardi - tra risorse nazionali e del Pnrr - che costituiscono il piano definito nei mesi scorsi dal Comint con un focus particolare su lanciatori, satelliti e osservazione della terra.

Instabilità decennale

È legittimo però chiedersi se e quale impatto sullo sviluppo dei dossier potrà avere l’ennesima modifica della governance del settore, instabile da un decennio e oltre. Il governo Draghi era partito affidandosi a un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci, al quale è subentrato il ministro Colao, delegato da Palazzo Chigi alla presidenza del Comint.

Colao avrebbe dovuto beneficiare anche della struttura prevista del decreto legge Pnrr del 30 aprile 2022: un Ufficio presso la presidenza del consiglio per lo svolgimento dei poteri di indirizzo, coordinamento e programmazione delle politiche spaziali e aerospaziali. Ora si cambia ancora.

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