danza

Maillot ricrea Coppelia pensando a Blade Runner

Guizzo frizzante e ottimi danzatori per la nuova coregrafia che ha impegnato i Ballets de Monte Carlo

di Silvia Poletti


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2' di lettura

MONTE-CARLO. La riscrittura dei classici del repertorio ballettistico è una tendenza che da quasi cinquant'anni ha aperto un interessante filone di nuove coreografie, spesso e volentieri artisticamente valide quanto se non più degli originali. Jean Cristophe Maillot ha basato gran parte della sua carriera di autore proprio su personali riletture dei classici, spinto a questo da una spiccata vocazione narrativa e dal fatto che - cosa non secondaria- è a capo di un complesso “sistema” artistico legato proprio al genere ballettistico (con compagnia, scuola e festival) secondo in Europa solo a quello di Neumeier ad Amburgo.

Al Grimaldi Forum la Coppelia di Maillot danza alla Blade Runner

Al Grimaldi Forum la Coppelia di Maillot danza alla Blade Runner

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Ultima rilettura del suo carnet è questa Coppel-I.A. con i Ballets de Monte Carlo, in prima assoluta durante le festività al Grimaldi Forum, in cui Maillot sposta la fascinazione perversa per gli automi alla base del brioso classico di Saint Leon e Delibes (1870) molto liberamente tratto dal racconto hoffmaniano Der Sandmann in quella della seduzione artificiale e dell'erotismo virtuale incombente nel nostro presente.

Blade Runner
La creatura di Coppelius qui è un “lavoro in pelle”, una replicante che rimanda al mondo di Blade Runner (non a caso costume e movenze -una interessante partitura di atletismi, disarticolazioni, slanci ginnici e pose seduttive- evocano la pitonessa Zhora del film di Scott) e come quegli androidi rivendica il diritto di vivere emozioni vere e liberarsi dalla schiavitù del controllo. Essere più umano dell'umano, insomma: del resto non coglie il fatto che sia artificiale (o forse sì ma è proprio questo che l'attrae) Frantz, che per lei molla la fidanzata Swanilda, innescandone l'inevitabile reazione. Maillot costruisce con acume la psicologia e le ambiguità del rapporto tra creatore e creatura evidenziando i turbamenti dell'uno e l'asetticità misteriosa dell'altra con chiari riferimenti drammaturgici al cinema di genere, mentre il bianco/nero dell'archetipico Metropolis domina il look di set e decor di Aimée Moreni.

Effettivamente è proprio nel duettare di Coppelius, Matèj Urban con l'affascinante androide Lou Beyne che Coppel-I.A. ha i suoi punti di forza, complice qui la straniante riscrittura musicale di Bertrand Maillot dell'originale di Léo Delibes, in cui inserisce sonorità sincretiche.

Quando però si torna a seguire la trama originaria, fatta di gioco di equivoci e scambi di ruoli, pur con aggiornamenti politically correct (come la presenza tra le amiche di Swanilda di un confidente gay), il tutto diventa più prevedibile e la necessità di seguire la drammaturgia musicale di Delibes allenta la tensione narrativa e offusca il focus drammatico per lasciare un po' troppo spazio al puro intrattenimento. Che per altro Maillot gestisce con guizzo frizzante e i suoi ottimi danzatori eseguono con verve a partire dalla pepata Swanilda Anna Blackwell e dall'ingenuo e gagliardo Frantz, il ventitreenne palermitano Simone Tribuna, decisamente promettente.

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