lettera al risparmiatore

Maire Tecnimont scommette sul Sud-est asiatico e gli Usa. Focus sul capitale circolante

di Vittorio Carlini


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(omaggio)

5' di lettura

Mantenere la disciplina nella gestione dei costi e del capitale circolante netto. Poi: da un lato dare esecuzione efficiente al portafoglio ordini; e, dall’altro, impegnarsi per la sua crescita. Inoltre: proseguire nella spinta sull’innovazione tecnologica. Sono tra le priorità di Maire Tecnimont a sostegno del business.

L’attività, a ben vedere, nel primo trimestre è stata caratterizzata da ricavi e redditività in aumento. Il fatturato si è assestato a 756,5 milioni, in salita del 38,5% rispetto allo stesso periodo del 2016. L’Ebitda, dal canto suo, è cresciuto a 45,5 milioni (+29,1%) mentre l’incremento dell’utile netto è del 72,5%. Insomma, i numeri sono al rialzo.

Il risparmiatore, però, osserva che la marginalità ha rallentato. L’Ebitda margin, rapporto tra il Mol e i ricavi, è passato dal 6,5% del 31/3/2016 al 6% della fine di marzo scorso. La dinamica, inevitabilmente, fa storcere il naso. Maire Tecnimont rigetta i timori ed invita ad un’analisi più approfondita. In primis, è l’indicazione, la marginalità è pienamente in linea con le guideline comunicate precedentemente al mercato. Inoltre, sottolinea il gruppo, si tratta dell’effetto della strategia voluta dall’azienda. Maire Tecnimont infatti, pur mantenendo la tecnologia quale elemento essenziale della sua attività, ha deciso di puntare anche su ordini dove i volumi prodotti e il fatturato hanno un peso importante. A fronte di ciò, dice la società, da un lato il margine inevitabilmente scende; ma, dall’altro, aumentano i valori assoluti di ricavi e Mol. Quindi, ricordando comunque che il suo Ebitda margin resta superiore a quello della concorrenza, Maire Tecnimont sottolinea che sul tema esiste nessun problema.

I TRIMESTRI DEL GRUPPO A CONFRONTO

Dati in milioni di euro

PORTAFOGLIO ORDINI E GEOGRAFIE

Dati in percentuale

DINAMICA DEL DEBITO NETTO

Dati in milioni di euro

MAIRE TECNIMONT A PIAZZA AFFARI

Base 25/05/2016=100

Fin qua alcune indicazioni rispetto al conto economico: quali, tuttavia, le strategie di sviluppo aziendali? Per rispondere è necessario, dapprima, conoscere l’oggetto sociale del gruppo. Ebbene, il gruppo divide la sua attività in due business unit. La prima, di gran lunga la più importante (nel 2016 il 97% dei ricavi) è il cosiddetto «Technology, Engineering & Construction» (Te&c). Qui è ricompresa la progettazione e costruzione d’impianti per la «filiera del gas naturale»(dal trasporto allo stoccaggio fino alla rigassificazione). Inoltre appannaggio del Te&c sono, da una parte, le strutture per la petrolchimica (in particolare nella produzione di polietilene e polipropilene); e, dall’altra, i fertilizzanti. La seconda Business Unit, più residuale, è invece «Infrastrutture & Ingegneria Civile» (I&ic). Si tratta della divisione dove Marie Tecnimont, tra le altre cose, punta sulla realizzazione dei grandi parchi eolici o solari. Un focus che può modificare il rapporto di «forza» con il Te&c? La risposta è negativa. Quest’ultimo sulla spinta anche, e soprattutto, dell’Oil&Gas e della petrolchimica rimarrà il core business aziendale.

Ciò detto, quali, allora le priorità di Marie Tecnimont? Un focus, per l’appunto, è sul capitale circolante netto. In particolare, sul mantenerlo negativo. Il motivo? Per comprenderlo deve analizzarsi il business model del settore, il quale è incentrato sulle commesse. Queste, nel momento in cui sono aggiudicate e finanziate, prevedono di solito un anticipo di circa il 10% da parte del committente all’appaltatore (aziende quali Marie Tecnimont). Per quest’ultimo, dal punto di vista contabile, si tratta di un debito a breve. E come tale viene iscritto a bilancio. L’appaltatore, dal canto suo, svolge le attività (ad esempio d’ingegneria) e deve anche lui pagare in anticipo i suoi fornitori. Questi, contabilmente, diventano dei crediti a breve. Ebbene: in un simile contesto, con il cash flow della commessa che deve mantenersi positivo, il capitale circolante negativo (attività a breve inferiori alle passività a breve) implica che il lavoro dell’appaltatore nella commessa stessa è di fatto finanziato con il denaro del committente. Una condizione, ovviamente, di efficienza finanziaria. La quale, a livello consolidato, viene soddisfatta da Maire Tecnimont? La società risponde positivamente e ribadisce che mantenere il capitale circolante netto in negativo è una priorità.

Ma non è solo il «Net working capital». C’è anche il portafoglio ordini nelle sue varie declinazioni. Tra le altre: l’articolazione geografica. Su questo fronte, comparando fine marzo 2015 e il 31/3/2017, il gruppo sottolinea la maggiore diversificazione territoriale che, è l’indicazione, diminuisce il rischio del business.

Oltre a ciò, però, si nota una duplice dinamica: la prima è la riduzione dell’incidenza, dal 48% al 38%, dell’area del Medio Oriente; la seconda è la crescita del peso dell’Asia (dal 3 al 16%). Un doppio andamento che prosegue nel tempo? È difficile dare una risposta. L’acquisizione di una singola commessa, ad esempio, può spostare il peso percentuale senza, tuttavia, rappresentare una tendenza di fondo. In generale, poi, va ricordato che il Middle-East costituisce un’area «storica» del gruppo. Nel mercato in oggetto il gruppo ha in essere iniziative commerciali per 8,8 miliardi nel Te&c. Proposte che vanno dal settore dei fertilizzanti alla petrolchimica fino al trattamento del gas. Quindi: ipotizzare il calo dell’incidenza del Medio Oriente ha poco senso. Così come può prevedersi che la Comunità degli Stati indipendenti russi possa crescere: qui il valore proposte commerciali arriva a 8,5 miliardi. Una somma peraltro inferiore a quella appannaggio della stessa Africa (10,1 miliardi).Insomma: a fronte di un simile contesto grandi mutamenti nel breakdown geografico del portafoglio ordini sono improbabili. Questo, tuttavia, non esclude che Maire Tecnimont voglia accelerare il business in altri mercati. Quali? Uno è proprio l’Asia. Dal 2015 il gruppo ha istituito la filiale commerciale in Malaysia. Un hub a sostegno dell’attività di clienti che esportano verso Stati quali la Cina e l’India (quest’ultimo altro Paese «storico» per il gruppo). E non solo. Nel radar del gruppo c’è anche l’Indonesia. Si punta, insomma, a crescere nel Sud-est asiatico.

Riguardo, invece, alle Americhe? Un’area che interessa, anche per il fenomeno dello shale gas, sono gli Stati Uniti. Qui il gruppo, da una parte, va verso la completa realizzazione di una commessa nell’Engineering and procurement (Ep). E dall’altra esprime fiducia sull’acquisizione, entro un biennio, di un ordine per un impianto (sempre nell’Ep). Più sul lungo periodo al contrario, Maire Tecnimont, non esclude partnership (caso per caso) con gruppi locali di costruzioni. Un modo, evidentemente, finalizzato a penetrare maggiormente(seppure con prudenza) il complesso mercato statunitense, anche su progetti che non prevedano la sola progettazione e fornitura dei macchinari. Bensì anche la stessa realizzazione, seppure in capo al partner, della struttura (Ep&c).

Detto di alcune strategie sul fronte del «backlog» il risparmiatore è interessato anche ad un altro aspetto del medesimo. Il portafoglio, nel primo trimestre del 2017, ha visto il suo valore scendere: il «backlog» è passato da 6,516 miliardi alla fine del 2016 ai 5,827 miliardi del 21/3/2017. Si tratta di una dinamica che giocoforza fa storcere il naso all’investitore. Il gruppo rigetta la preoccupazione. In primis, viene ricordato, le commesse durano circa 3 anni. Di conseguenza il confronto trimestre su trimestre ha scarso significato. Inoltre sul fronte delle iniziative commerciali il valore complessivo di quelle «tendered» (cioè già presentate) è a circa 9,0 miliardi. Il livello, dice l’azienda, più alto di sempre. Ora, sottolinea Maire Tecnimont, è vero che tra queste ci sono appalti finanziati ed altri no. Con il che, pur in caso di vittoria, non può dirsi che si arrivi con certezza al via della commessa stessa. Ciò detto però, da una parte, in diversi casi la situazione è positiva; e dall’altra, anche in funzione dell’elevato valore indicato, il gruppo esprime fiducia che i volumi potranno sostenere la dinamica di crescita. In conclusione, afferma l’azienda, sul portafoglio ordini non sussiste alcun particolare problema.

Analogamente al rischio di concentrazione degli stessi. Al di là dell’indicata diversificazione geografica, Maire Tecnimont sottolinea che la taglia media degli impianti in «lavorazione», in confronto a realtà societarie a lei simili, è bassa. Quindi, sottolinea il gruppo, il timore di una concentrazione nel portafoglio ordini è infondato.

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