Premio aspen al test innovativo

Malattia della “mucca pazza”, un tampone nasale per la diagnosi della variante umana

Sarà un tampone nasale a riconoscere la variante umana della malattia di Creutzfeldt-Jakob. Si tratta di un test affidabile e per nulla invasivo che ha meritato il Premio Aspen 2019 per la collaborazione e la ricerca scientifica tra Italia e Stati Uniti

di Ernesto Diffidenti


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2' di lettura

Per individuare la malattia di Creutzfeldt-Jakob sarà sufficiente effettuare un tampone nasale. Si tratta di un test affidabile e per nulla invasivo che ha meritato il Premio Aspen 2019 per la collaborazione e la ricerca scientifica tra Italia e Stati Uniti. Il premio è stato consegnato da Giulio Tremonti, presidente Aspen Institute Italia, Lucio Stanca, vice presidente Aspen Institute Italia e Thomas Smitham, vice ambasciatore degli Stati Uniti ai ricercatori ricercatori Gianluigi Zanusso (università di Verona) e Byron Caughey (National Institutes of Health, Montana).

La variante umana del morbo della “mucca pazza”
«Questo test - spiegano - rappresenta un notevole progresso nella diagnostica delle malattie da prioni, ma soprattutto apre una nuova e ampia prospettiva di diagnosi nell’ambito di malattie neurodegenerative a più alta incidenza e con un rilevante impatto sociale ed economico». In effetti è molto difficile diagnosticare con certezza la malattia di Creutzfeldt-Jakob, che si è diffuso all’inizio del secolo, dal momento che i pazienti presentano una demenza rapidamente progressiva e sintomi cerebellari, che spesso possono essere confusi con molte altre condizioni.

Il test
Con questo semplice test, invece, i neuroni della mucosa olfattiva sono prelevati con il brushing nasale e quindi analizzati con una nuova tecnica di amplificazione dei prioni in vitro, denominata “Real-Time Quaking Induced Conversion (RT-QuIC)”, in grado di realizzare una diagnosi certa. Il test in futuro potrebbe essere esteso ad altre malattie neurodegenerative come la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer e la demenza a corpi di Lewy.

Patologie diffuse
Le malattie croniche sono condizioni di salute oggi molto diffuse a livello mondiale. Si tratta di un ampio gruppo di patologie che comprende, oltre alle malattie mentali, le cardiopatie, l’ictus, il cancro, il diabete e l’apparato respiratorio. Per Sabina Nuti, (Scuola superiore Sant'Anna di Pisa), Tullio Pozzan (Cnr), Fabrizio Landi (Fondazione Toscana Life Sciences) è l’accresciuta qualità e accessibilità ai servizi sanitari, accompagnata dalla riduzione e dal controllo dei principali fattori di rischio, nonché dalla migliorata capacità di diagnosticare tempestivamente le patologie, «a contribuire ad un innalzamento della speranza di vita». Questa maggior longevità, tuttavia «sta comportando un significativo aumento dei pazienti che soffrono di patologie croniche e di costi a carico dello Stato».

Il rapporto tra costo dei nuovi farmaci e riduzione spese assistenza
«Ma è tempo di voltare pagina - sottolinea il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi - e finalmente riconoscere il valore delle terapie in base al beneficio che ne trae il paziente». Insomma, bisogna misurare il costo dei nuovi farmaci (ce ne sono 16mila in fase di sviluppo, alcuni con elevato potere innovativo come le Car-T) «con la riduzione delle spese connesse all’assistenza, la diminuzione del numero dei ricoveri, la prevenzione e il rallentamento delle patologie». C’è già un caso emblematico: i nuovi farmaci contro l’epatite C hanno guarito finora 190mila pazienti con un risparmio per l'Erario stimato in un miliardo. «Le Ragionerie degli Stati europei - conclude Tremonti - oramai non usano più la ragione. È tempo di applicare ai costi dei farmaci innovativi non più il principio di cassa ma, in prospettiva, il principio di competenza considerando l’efficacia che tale cure hanno nel tempo».

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