PATIENT ENGAGEMENT

Malattie croniche: più salute e meno spese se il paziente è attivo nelle cure

Secondo lo studio Engagement Monitor, presentato all'Università Cattolica, il coinvolgimento di pazienti e caregiver nel percorso terapeutico migliora il benessere e riduce le giornate di lavoro perse, i ricoveri e il ricorso al proprio portafogli

di Ernesto Diffidenti


Cambiare i modelli di assistenza e vincere le malattie croniche

2' di lettura

Il coinvolgimento "attivo" di pazienti e caregiver nel percorso terapeutico migliora la qualità della vita e riduce sia i costi sociali (meno giornate di lavoro perse) che le spese sanitarie (minori ricoveri e prelievi dal proprio portafogli). Nel gergo scientifico, il coinvolgimento nelle cure, è definito con la parola inglese "Engagement" e, ormai ovunque, è riconosciuto come una priorità dai sistemi sanitari. Anche perché un paziente su due con malattia cronica lamenta una qualità di vita scarsa.

Lo studio della Cattolica
Lo studio Engagement Monitor, presentato all'Università Cattolica,è riuscito a misurare l'impatto economico e sociale del coinvolgimento attivo di pazienti e caeregiver. Ebbene, la percentuale dei pazienti insoddisfatti della qualità della propria vita cambia a seconda dei livelli di coinvolgimento: la quasi totalità (88%) dei pazienti intervistati con bassi livelli di engagement riferiscono livelli di qualità di vita molto scarsi; al contrario 8 pazienti su 10 di coloro che riportano alti livelli di engagement dichiarano una qualità di vita più che buona. «Si tratta di un quadro che merita attenzione e che ribadisce il valore clinico ed organizzativo della valutazione del patient engagement - sottolinea Guendalina Graffigna, direttore di EngageMinds HUB - per scelte concrete che sostengano il benessere e il protagonismo dei cittadini e dei loro familiari nella gestione della malattia e della cura».

Senza "ingaggio" aumentano spese e ricoveri
Secondo lo studio, infatti, al di là delle valutazioni soggettive, anche la condizione clinica del paziente sembra cambiare a seconda dei livelli di engagement: se solo il 23% dei pazienti cronici intervistati ha subito un ricovero nell'ultimo anno, la percentuale aumenta al 34% tra i pazienti poco "ingaggiati". Inoltre, se la metà (51%) degli intervistati dichiara di aver perso almeno un giorno di lavoro a causa della malattia nell'ultimo anno, il dato aumenta al 69% tra i pazienti con bassi livelli di engagement mentre si riduce al 31% tra i pazienti con più alti livelli di engagement. Infine, il 76% di coloro che risultano "disingaggiati" spende più di 50 euro al trimestre di tasca sua per farmaci da banco; al contrario la percentuale si riduce al 45% nei pazienti ingaggiati, dimostrando che il coinvolgimento attivo conviene anche per il portafoglio degli assistiti.

Un caregiver su due è in difficoltà
Anche l'esperienza dei familiari che si prendono cura di un paziente con malattia cronica, secondo Serena Barello, coordinatore del progetto Engagement Monitor, è preoccupate in quanto ben il 48% degli intervistati risulta in difficoltà nella gestione attiva e efficace della cura del proprio caro e presenta alti livelli di fatica. Sul piano dell'esperienza di cura, se sul totale campione solo il 18% dei pazienti intervistati dichiara di non sentirsi capito dai suoi curanti, la percentuale aumenta al 44% tra coloro che hanno bassi livelli di engagement. Inoltre il 23% dei pazienti non ingaggiati riporta scarsa fiducia nei farmaci e conseguente bassa aderenza terapeutica. Il dato si riduce al solo 9% nei pazienti con alti livelli di engagement.

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