DESTINAZIONI SICURE

Maldive: una vacanza in sicurezza all'insegna di mare, yoga e ayurveda

Il paese si vuole proporre ai turisti come una delle destinazioni più sicure al mondo. E cosa c'è di meglio di avere un'isola tutta per sé, con personale vaccinato?

di Nicoletta Polla-Mattiot

Una delle Sunrise Water Villas di Landaa Giraavaru: appena rinnovate, con una superficie dai 90 ai 160 metri quadri, sono posate su palafitte, con vista panoramica sull'Oceano Indiano grazie a finestre a tutta altezza, terrazze e reti per sdraiarsi sull'acqua.

5' di lettura

Chi pensa alle Maldive come una destinazione di viaggio scontata non ha mai avuto un'isola — e un guru ayurvedico — tutti per sé.

Visit Maldives, insieme al Ministero del Turismo, ha lanciato la campagna “I’m Vaccinated” che ha l'obiettivo di infondere un messaggio positivo in merito all'andamento della vaccinazione del personale che opera nel settore del turismo. L'obiettivo è di proporsi come una delle destinazioni più sicure al mondo per i viaggiatori, rendendo le Maldive il primo paese in cui gli operatori del settore turistico sono completamente vaccinati.

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Una delle 15 stazioni dell'Energy Trail, il percorso yoga dell'energia, all'interno del parco dell'isola.

Se siete disposti, anche di questi tempi, ad affrontare un lungo viaggio, quasi 20 ore, Milano-Doha, Doha-Malé, Malé-Baa, il premio è Landaa Giraavaru. Qui si dispiega tutto il repertorio scontato e irresistibile delle Maldive: gli anelli dell'oceano, visti dall'alto di un idrovolante, sotto ai piedi diventano sabbia borotalco, vento dalle dita tiepide, luce acquamarina, quell'indulgere della natura in un pezzo di mondo minuscolo e perfetto, troppo semplificato per non ispirare pensieri di vita morbidi. Un atollo in mezzo al nulla: che altro può offrire meno complessità e altrettanta bellezza?

Una veduta dall'alto di Voavah, prima isola privata della catena Four Seasons, due ettari di pace assoluta nell'atollo di Baa, riserva dell'Unesco, che può ospitare fino a 22 persone.

Qui il racconto di un'esperienza “su misura”. Gli occhi registrano palme lunghissime, avvolte di orchidee, ibisco e tiarè che sono sia fiori sia aromi da bere, una bici personalizzata, un enorme vassoio di uva, mango, pere e pitahaya, i biscotti al cocco sulla terrazza del reef, i teli mare dello stesso colore ceruleo del mare (ma anche dei cuscini, delle sdraio, delle tende, della piscina a sfioro), conchiglie indossate da paguri che corrono rapide, disturbate da ogni passo: questo è il loro paradiso, non il nostro, siamo dentro una Riserva della Biosfera Unesco.

Nella spa privata di Voavah, le Singing CrYstal Bowls sfruttano il potere riequilibrante del suono.

L'isola si allunga a destra a perdita d'occhio, fino a diventare una stretta lingua di sabbia affondata fra due correnti di marea. Alle spalle, invece, ferma la vista con una vegetazione alta e fitta, giungla tropicale addomesticata a giardino, di un color verde denso e ombroso, umido. Nel mezzo, lungo un viale alberato da bandiere di preghiera, risuona tutto il giorno il canto dell'Om. Fa sorridere l'idea di una sorta di filodiffusione atmosferica che si mescola alla brezza monsonica, ma lo scopo del viaggio è proprio questo. Conoscere il dottor Shylesh Subramanya, medico ayurvedico e direttore della spa-attrazione dell'isola.

Una lezione di AntiGravity® Yoga a Landaa Giraavaru.

Trainer personale di imprenditori e primi ministri, formatosi alla Rajiv Gandhi University of Health Sciences a Karnataka, in India, dopo aver lavorato a New Delhi, a Mysore, a Tashkent in Uzbekistan, qui ha aperto un centro di eccellenza che usa lo yoga come disciplina terapeutica. Da poco ha messo a punto un protocollo completo, indirizzato a sei diverse patologie: stress, diabete, disturbi ormonali, tiroide, osteopatie e dipendenze. Vi si accede per almeno una settimana (ma la variabile tempo qui cambia parametri alla percezione soggettiva), dopo un attento consulto diagnostico.

La “posizione del cammello” o Ustrasana, che stimola il Chakra del cuore, durante la lezione di yoga sulla laguna.

Vestito completamente di bianco, voce sottile, compostezza orientale, approccio olistico, Shylesh Subramanya è il guru e il custode della permanenza nell'atollo di Baa, dal cibo all'attività fisica, agli orari che scandiscono la giornata, distesi ma ferrei. Sull'isola ci sono altri quattro yogi di formazione indiana e, a seconda della luce del giorno, fanno lezione su una pedana in teak sospesa sul mare come la prua di una nave, in un gazebo nel mezzo della giungla e in una piscina d'acqua salata che affaccia sull'oceano. Così si può alternare il riscaldamento all'alba col Saluto al Sole e il rilassamento la sera con lo Yoga Nidra. Ci sarebbe anche l'Aqua Yoga, la classica Hatha, la tonificante Ashtanga o la danza del Vinyasa.

Il programma su misura inizia qui. Perché la mia destinazione finale è Voavah, l'isola privata di Four Seasons, a un quarto d'ora di barca da Landaa Giraavaru, che viene concessa a un solo cliente per volta, con la beach house, la spa personale e ogni servizio su misura, compreso il programma di yoga retreat.

La Serenity Pool di Kuda Huraa, isola speciale per la sua Luxury spa e per il trattamento signature: il massaggio fluttuante Healing Waters.

Il dottor Shylesh Subramanya mi porta a cena fuori la prima sera del mio arrivo, e osserva tutto, mentre mi spiega che l'Ayurveda pone la sua attenzione sulla salute, non sulla malattia. «Noi guardiamo alla patologia come una diminuzione della capacità di benessere e ci focalizziamo sulla salute residua per cercare di ampliarla». Sento i suoi occhi concentrarsi non su cosa mangio o quanto, ma sulla velocità con cui lo faccio, la dimensione dei bocconi, i bicchieri d'acqua, le pause. Non so se supero o meno il primo test, ma insieme al dettagliato questionario che ho trovato ad aspettarmi all'arrivo (dove mi viene chiesto di numerare da zero a quattro ogni tipo immaginabile di disturbo, dalla rabbia al torcicollo) e dopo l'analisi del polso l'indomani mattina al therapy centre, il mio protocollo è stabilito e così pure la mia personalità: Vata Pitta. Ne derivano una serie di consigli alimentari (pare che debba bere tisane di ibisco due volte al giorno, evitare il caffè, preferire il cotto al crudo) e il programma delle attività (inclusa la prescrizione di otto ore di sonno a notte, coadiuvate dagli oli essenziali che trovo accanto al letto, accompagnati da un biglietto diverso ogni sera. Quello di oggi è: “Il silenzio è il sonno che nutre la saggezza”).

L'aereo privato Flying Triggerfish, il primo aereo DHC-6-300 Twin Otter completamente personalizzato, che collega Malé a Landaa Giraavaru: può trasportare otto ospiti, la metà rispetto a un normale idrovolante.

Il silenzio di Voavah è nutrito di suoni sottili: il movimento delle onde e delle foglie, il fruscio dei gechi, il verso acuto di qualche airone cenerino, e il tramonto è il momento più saggio, se per saggezza s'intende quella capacità di passione profonda e profondo distacco che insegna la Bhagavad-Gita. È a quell'ora che la luce si abbassa, cambia consistenza, avvolge di oro rifratto le cinque piscine a sfioro sull'oceano, e finisce il giorno con un'intensità rarefatta, come sentire insieme forte e piano.

Esperienze di rilievo sull'isola: il Shiroabhyanga, massaggio scacciapensieri e cervicale, sopra un lettino vista mare, lo yoga Energy Trail, un percorso ad alta intensità cardiaca e visiva, visto che si dipana fra liane, mangrovie, bambù e banani, e l'Aerial Yoga (o AntiGravity®). Se l'equilibrio di fisico e mente è l'obiettivo della maggior parte di queste pratiche, dondolare in assenza di gravità, sostenuti da un'amaca elastica, assumere asana rovesciati e sospesi da terra, capovolge il peso della testa sul corpo. Non si prova affatto la sensazione di volare: il volo è la leggerezza.

Alla fine dello yoga retreat, il ritorno a casa viene accompagnato da un libretto che è un viatico: ci sono le posizioni imparate a lezione, ci sono i consigli alimentari, c'è soprattutto l'abitudine a fermarsi e prendersi un po' cura di sé, qualunque sia la vista dalla finestra. Tanto gli occhi è meglio tenerli chiusi, anzi socchiusi nella posizione del Buddha. Così l'unica prescrizione quotidiana invita semplicemente a respirare. Con tre esercizi: Kapalbhati Pranayama, Chandra Anuloma Viloma e Bhramari, il più difficile, forse perché è il “respiro della felicità”, come un battito velocissimo d'ali d'ape.

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