aziende al tempo del covid

Malìparmi e l’arte di restare in contatto con le persone ai tempi del distanziamento sociale

Luca Rastelli, general manager del marchio di abbigliamento donna fondata da Annalisa Paresi, racconta le strategie per la ripartenza e il nuovo approccio al Crm

di Giulia Crivelli

default onloading pic

Luca Rastelli, general manager del marchio di abbigliamento donna fondata da Annalisa Paresi, racconta le strategie per la ripartenza e il nuovo approccio al Crm


4' di lettura

Annalisa Paresi ha sempre voluto che Malìparmi restasse coerente ai valori che l’avevano spinta a creare il marchio. Allo stesso tempo, ha sempre cercato di restare in ascolto dei cambiamenti richiesti dalle clienti del brand. Anzi, è spesso riuscita ad anticipare esigenze commerciali e sociali. Non si è mai piegata alla logica della “moda veloce”, ha organizzato eventi ad hoc, spesso nella città natale di Malìparmi, Padova, e ha colto con grande anticipo i trend della sostenibilità sociale e ambientale e dell’economia circolare. Luca Rastelli, generale manager dell’azienda (nella foto in alto), spiega come è stata affrontata l’emergenza proprio alla luce del Dna e della storia di Malìparmi.

Dal punto di vista produttivo siete (stati) completamente fermi o avete chiesto una deroga, come previsto dai provvedimenti del Governo? Abbiamo aperto in deroga solo con alcune unità dell’azienda, inizialmente per la produzione di un lotto di mascherine e in seguito per avanzare alcune attività relative al prossimo campionario, per il quale si è lavorato anche in smart working.

Quali misure avete adottato per tutelare i lavoratori?
Sono stati attivati tutti i protocolli di sicurezza (cicli di sanificazione, riorganizzazione degli spazi di lavoro, flessibilità degli orari in entrata, smart working, etc) con l’ausilio di uno studio specializzato che ne ha certificato la corretta attuazione. È stato effettuato privatamente il test sierologico a tutti i dipendenti, con la gestione del medico del lavoro competente. Dal punto di vista economico, l’azienda ha anticipato ai dipendenti la cassa integrazione.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Avete chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti?
Anche in questo caso stiamo attuando tutti i protocolli: sanificazione ciclica degli ambienti, una nuova gestione degli spazi da dedicare alla vendita, per garantire una corretta modalità di accoglienza. Una nuova cerimonia di vendita che garantisce la sanificazione dei capi ad ogni prova: i capi vengono prelevati, imbustati, dal magazzino del negozio e lì di nuovo riposti dopo la sanificazione. Per quanto riguarda gli affitti abbiamo richiesto solo dilazioni dei pagamenti, salvo nei grandi centri outlet che hanno stornato l’affitto nel periodo di chiusura.

Avete puntato sull’e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?
Non crediamo che l’applicazione di scontistica sia la strada giusta neppure in questa situazione. Dal punto di vista tecnologico, avevamo già implementato il sistema con una nuova piattaforma e servizi omnichannel, come il multistock, mettendo in linea tutti i magazzini, anche dei negozi fisici, per dare il maggior assortimento alla clientela. La nostra strategia è aumentare il livello e la qualità del servizio. Oltre al free shipping worldwide, abbiamo offerto piccoli omaggi a chi acquistava, abbiamo assicurato velocità e puntualità nelle consegne. Quattro i pilastri sui quali ci siamo appoggiati: il primo è stato potenziare il customer care, a disposizione ora più che mai ad aiutare e a supportare la cliente durante l’acquisto, in un momento in cui si approcciano all’online anche consumatrici non abituate a questa modalità di acquisto. Il secondo è implementare la relazione con la cliente, con il canale Whatsapp per rendere il rapporto ancora più immediato e personale, per far sentire anche la consumatrice e-commerce in una dimensione “casa” e “familiar”, nella quale una personal shopper suggerisce, dal negozio fisico, nuove combinazioni, magari con prodotti acquistati in precedenza, che continuano a vivere in uno stile senza tempo proprio di Malìparmi. Il terzo pilastro è stato implementare e adattare la comunicazione, per mantenere il rapporto con le nostre clienti. Il quarto, puntare sulla sinergia tra social ed e-commerce, per portare traffico di nuovi utenti al sito.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
È difficile fare forecast previsionali, si dovrà prima capire il trend dopo la ripresa; stiamo facendo vari scenari, che portano alla perdita di almeno il 25%.

Qual è, volendo costringersi a veerlo, un lato positivo di questa crisi? Ogni periodo di difficoltà aiutare a razionalizzare e ripensare alcuni aspetti del lavoro e dell’azienda, oltre che della Comunicazione. C’è un aspetto valoriale, per il quale autenticità e valore del prodotto pensiamo debbano continuare ad essere prioritari, ora più che mai. E un aspetto organizzativo che ci porta a ripensare in azienda a certi processi e a certe attività, rendendoli più fluidi, più “leggeri”, anche grazie ad una nuova creatività e alla libera espressione del team in-house. E il ritorno a ritmi di presentazione del prodotto più legati alla stagione.

Avete dato un contributo con riconversioni / donazioni / raccolta fondi per l’emergenza?
Abbiamo donato il lotto di mascherine prodotte alle Case di riposo pubbliche di Padova, con il desiderio di aiutare la nostra città, alla quale siamo da sempre molto legati, e la parte di popolazione più fragile.

Come vi siete preparati / vi state preparando alla riapertura dei negozi?
Oltre alle misure prese per sicurezza e adesione ai protocolli, ci siamo preparati con l’integrazione di nuovi strumenti digitali e tecnologie integrate che ci aiutino a gestire il Crm in una dimensione umana e personale, “familiar”, da sempre espressione dei valori fondanti del brand, ma rispondendo alle nuove necessità e al mutare dei comportamenti. Abbiamo costruito un sistema di vendita assistita a distanza attraverso video-call Whatsapp e un’esperienza d’acquisto personalizzata, one to one tra cliente e la sua referente in negozio, con la possibilità dell’opzione ship at home e pay by link, e di prenotare un appuntamento con un servizio omnichannel.

Siete rimasti in contatto con i clienti in qualche modo?
Tramite i social e attività mirate sul Crm, tra cui un piano di newsletter omnichannel. Una nuova comunicazione che ci ha avvicinato molto alle nostre consumatrici, nata dall’esserci guardati dentro, dall’aver messo in primo piano i valori delle origini: Free – Familiar – Fantastic. Ne è emersa nata una nuova immagine di brand, dove l’autenticità e la sincerità sono gli elementi fondanti e questo periodo ci ha aiutato ad esprimerli.

Cosa pensate dei format “virtuali” annunciati da Milano e Parigi per le prossime fashion week?
Sono necessari data l’incertezza sulla mobilità e la necessità di distanziamento e in ogni caso è sempre stata la modalità che ne ha permesso la condivisione per un pubblico più vasto, i reali fruitori della moda.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti