post emergenza

Malkin (Value Retail): Riapriremo gli outlet seguendo le lezioni della Cina»

Sono in lockdown i nove villaggi del gruppo Usa in Europa, tra cui Fidenza, in Emilia Romagna; sono stati sospesi i canoni di affitto del secondo trimestre per tutti i brand

di Giulia Crivelli

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Sono in lockdown i nove villaggi del gruppo Usa in Europa, tra cui Fidenza, in Emilia Romagna; sono stati sospesi i canoni di affitto del secondo trimestre per tutti i brand


3' di lettura

«Non ho certezze sugli effetti a breve, medio e lungo termine di questa crisi. La resilienza degli esseri umani e, in fondo, dei nostri sistemi economici, mi ha già sorpreso in passato e spero lo faccia di nuovo. Di una cosa sola sono sicuro: finita l’emergenza sanitaria e, almeno in parte, quella socio-economica, ci sembrerà naturale chiedere più trasparenza, responsabilità, autenticità. Lo faremo con noi stessi, con gli altri, con le istituzioni e con i brand e le aziende».

Scott Malkin, presidente di Value Retail, telelavora da Londra e da casa ha organizzato e osservato la riapertura dei due villaggi cinesi dello shopping del gruppo: Shanghai Village ha chiuso il 26 gennaio e riaperto il 2 marzo, Suzhou Village ha chiuso il 28 gennaio e riaperto il 17 febbraio. Ora Malkin è concentrato sulla gestione del lockdown dei nove villaggi di Value Retail in Europa, tra i quali Fidenza, che si trova in una delle prime zone rosse del nord Italia, in Emilia-Romagna. «La prima decisione che abbiamo preso, con effetto immediato per tutti, è la sospensione del pagamento dei canoni di affitto del secondo trimestre di tutti i brand, che noi consideriamo veri e propri partner nell’intera Bicester Village shopping Collection, l’insieme delle undici location che abbiamo nel mondo e che prende il nome dal primo villaggio, quello di Bicester, alle porte di Londra», spiega Malkin.

L’imprenditore, originario di New York, non ha mai amato la parola outlet e da parecchi anni non vuole più usarla per il progetto di Value Retail: negli undici villaggi ci sono brand di alta gamma e i prezzi sono in effetti più bassi di percentuali comprese tra il 50 e il 70% rispetto ai monomarca di città. Ma sotto ogni altro aspetto i negozi, l’ambiente, i servizi non hanno proprio alcunché di inferiore rispetto alle boutique del lusso delle capitali dello shopping europee e non solo.

«I brand non hanno più entrate da molte settimane, ma restano i costi. Per quelli del personale non possiamo fare molto, perché sono dipendenti delle aziende, mentre per i canoni di locazione, che includono a loro volta i costi fissi di manutenzione e sicurezza che noi sosteniamo, possiamo agire e lo abbiamo fatto – sottolinea Malkin –. Veniamo da 20 anni di crescita a due cifre, possiamo assorbire questa crisi. Per molti brand, in particolare quelli indipendenti o con una storia più recente è invece molto difficile». Non è solo un sostegno economico, benché indiretto, quello che Value Retail sta dando: «Anche al nostro interno siamo concentrati sul mantenere le persone in contatto, per farle sentire parte di una comunità e per convincerle che questo periodo passerà. Condividiamo queste esperienze con i brand e a chi desidera offriamo consulenza su come gestire supply chain e interruzione dei rapporti di lavoro – aggiunge il presidente di Value Retail –. Molte persone che lavorano nei nove villaggi europei sono tornate nei Paesi di origine e non è detto che quando si riaprirà li rivedremo. Sarà importante quindi trovare nuove figure professionali e sarà diverso per ogni Paese in cui siamo».

Sulla gestione pratica quando ci sarà il via libera a riaprire in Italia e negli altri otto villaggi (Bicester-Londra, La Vallée-Parigi, La Roca-Barcellona, Las Rozas-Madrid, Maasmchelen-Bruxelles, Wertheim-Francoforte, Ingolstadt-Monaco e Kildare-Dublino) Malkin e il suo team faranno tesoro di quello che è successo in Cina. «I nostri villaggi sono tutti all'aperto e questo è un primo vantaggio rispetto a grandi negozi e centri commerciali al chiuso – ricorda il presidente di Value Retail –. Ma gli ingressi nelle singole boutique e nel villaggio in sé vanno comunque contingentati, il personale deve avvicinarsi ai clienti con gentilezza e disponibilità extra. Con le mascherine non riusciamo più a vedere i sorrisi: i gesti e il linguaggio del corpo diventano ancora più importanti, come il tono della voce».

A Suzhou e Shanghai si stanno anche perfezionando i sistemi per mettersi in coda davanti ai negozi, che forse serviranno anche in Europa. «La ripresa qui sarà più lenta, specie per ristorazione e flussi turistici – conclude Scott Malkin –. Vorrà dire che punteremo ancora di più sulla clientela locale,che si tratti di italiani a Fidenza o londinesi a Bicester, offrendo loro la più calda e rassicurante esperienza di shopping possibile. La loro prima, speriamo, del mondo post Covid-19».

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