La crisi

Malpensa, autunno nero Nel mirino investimenti e l’indotto dei trasporti

Settembre ha segnato un calo del 71% di passeggeri: oggi sono solo cinque le compagnie che viaggiano con poche mete internazionali Fidato (Cfo Sea): recovery fund per fare fronte alle necessità sanitarie

di Sara Monaci

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Quest'anno le risorse da dividersi saranno poche, e anche Palazzo Marino dovrà fare i conti con la contrazione degli affari di Sea

Settembre ha segnato un calo del 71% di passeggeri: oggi sono solo cinque le compagnie che viaggiano con poche mete internazionali Fidato (Cfo Sea): recovery fund per fare fronte alle necessità sanitarie


5' di lettura

La crisi di Malpensa e Linate non è solo economica. È una cesura sociale. E in questo senso quello che sta avvenendo negli scali di Milano - e più in generale in tutti gli aeroporti - è simbolo evidente della transizione che stiamo vivendo. Con il Covid non c’è solo un evidente e giustificato calo del turismo, ma anche una contrazione dei viaggi business, che probabilmente non torneranno più ad essere quelli di prima. E anche il modo di viaggiare sarà sempre più “fissato” da paletti sanitari, con controlli iper tecnologizzati e più efficaci. Insomma, è probabile che la Sea, società di gestione degli scali milanesi, abbia a che fare con un cambiamento definitivo, da gestire con risorse e investimenti straordinari.

Andiamo ai numeri, che spiegano bene il quadro. I passegeri a giugno erano calati del 94%, a luglio del 77% e ad agosto del 64%, rispetto agli stessi periodi dell’anno precedente. Il dato di agosto, migliore rispetto alla media degli aeroporti europei, lasciava sperare in un recupero. Repentinamente le cose sono però nuovamente precipitate a settembre, con una contrazione di passeggeri del 71%. Più precisamente i movimenti aerei sono calati del 60% (con un coefficiente di riempimento in calo di 20 punti).

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L’inversione negativa del trend di settembre è iniziata con le notizie sui focolai di coronavirus in Grecia, Malta, Croazia e Spagna, mete di vacanze per molti italiani che poi al rientro hanno dovuto sottoporsi a tamponi e, se necessario, isolarsi in quarantena. Quindi l’inizio dell’autunno è stato peggiore del previsto. «Un problema che gli aeroporti hanno in comune con tutti gli altri mezzi di trasporto, compresi i treni, dove il distanziamento imposto è pure più rigido», commenta Alessandro Fidato, cfo di Sea.

Il distanziamento in aereo non c’è più, si viaggia in mascherina e comunque con un filtraggio di aria di alta qualità. Ma le compagnie aeree continuano a soffrire e a bloccare i viaggi. Alitalia si è fermata a Malpensa, rimane solo a Linate. A Malpensa sono solo cinque le compagnie che viaggiano, collegandosi con poche mete internazionali, tra cui Singapore, Berlino, Dubai. Qualche compagnia tornerà a viaggiare per New York da dicembre. Ma al momento gli spostamenti sono ancora molto limitati, la programmazione non va oltre le 6 settimane.

«La crisi sarà lunga più del previsto, pensavamo all’inizio dell’emergenza sanitaria che nel 2021 ci saremmo ripresi, e invece adesso rivediamo le nostre stime, soprattutto dopo l’andamento di settembre, puntando al 2024 - aggiunge Fidato - Solo forse fra 3 o 4 anni torneremo ai livelli economici di prima».

Un cambiamento definitivo
Il fatto che incassi, passeggeri e certezze occupazionali possano tornare come prima fra tre anni, non vuol dire che gli aeroporti del prossimo futuro saranno gli stessi. Il cambiamento sarà definitivo, secondo i vertici di Sea. «Il gestore dovrà adattare i processi operativi alle nuove normative, andando incontro ad un nuovo passeggero».

Eccolo dunque un primo vero cambiamento epocale: chi viaggerà sarà più consapevole delle esigenze sanitarie, starà attento ai livelli di pulizia e di monitoraggio degli aeroporti, anche se probabilmente viaggerà meno per motivi di lavoro, visto che in prospettiva le tecnologie della comunicazione saranno sempre più diffuse e utilizzate da aziende grandi e piccole.

I terminal, dunque, andranno ridisegnati: spazi nuovi per evitare assembramenti (utili non solo per il Covid ma anche per possibili nuove epidemie), i luoghi dovranno prevedere passaggi rapidi con tecnologie di controllo che riducano i contatti umani, magari selfservice. I passeggeri dovranno avere meno contatti. Quindi gli investimenti tecnologici già avviati a Linate saranno sempre più diffusi.

Per fare questo ci sarà bisogno di grandi investimenti, che proprio a causa della crisi le società aeroportuali non sono più in grado di sostenere. Per questo, suggerisce il cfo di Sea, un buon modo per migliorare gli scali sarebbe quello di sfruttare le risorse del Recovery fund per inserire le nuove tecnologie, che dovranno essere efficaci e rapide, sostenibili e aiutare le nuove necessità sanitarie.

Inoltre è possibile che anche le vocazioni dei due scali - Linate più Milano-centrico, molto usato per il segmento business, e Malpensa più turistico - potrebbero essere in questi anni riviste, visto che i viaggi di lavoro sono destinati a calare, e magari ancora più spalmati tra compagnie nazionali e low cost.

Gli investimenti a rischio
Lo scorso anno la Sea ha investito 120 milioni e quest’anno prevedeva di investirne 170 milioni. Non sarà più possibile: dopo il Covid si pensa ad una contrazione del 60% per il 2020 e ancora di più per il 2021. Per questo ci sarà bisogno di interventi statali o europei, ovviamente non solo per Sea ma per tutti gli aeroporti. E anche in prospettiva, il calo del segmento business verrà parzialmente recuperato dal turismo, ma non potrà dare gli stessi risultati di prima.

A questo bilancio va aggiunto anche l’indotto privato, che a cascata ne risentirà: si parla del sistema di trasporti che lega gli aeroporti al resto della Lombardia, dei taxi, della ristorazione e degli alberghi delle aree vicine, fino ai 500 negozi ospitati dai due scali. Tantissimi occupati, che si aggiungono ai 2.500 dipendenti diretti di Sea.

Per quanto riguarda il settore pubblico, va infine ricordato che dalla società aeroportuale milanese, controllata dal Comune di Milano, arrivano ogni anno decine di milioni di euro come dividendo. Ma quest’anno le risorse da dividersi saranno poche, e anche Palazzo Marino dovrà fare i conti con la contrazione degli affari di Sea.

Le richieste
Non ci sono solo gli interventi economici tra le richieste degli aeroporti. Per rivitalizzare il segmento intercontinentale è necessario, spiegano in Sea, disporre in tempi brevi dei tamponi rapidi, a cui sottoporsi non dopo i voli ma prima. Oggi infatti chi arriva in Italia dalle aree a rischio deve farsi un test per verificare se ha contratto o meno il coronavirus, per poi mettersi eventualmente in quarantena. Questo vale anche per gli italiani che viaggiano in altri paesi, che devono stare comunque in quarantena fiduciaria anche se il paese di arrivo non impone il test. Se però fosse possibile fare a tutti viaggiatori dei tamponi rapidi, pronti in mezz’ora, prima di imbarcarsi, lo stato di salute dell’aereo sarebbe certificato, permettendo alle persone di evitare l’isolamento.

La richiesta arriva anche da Iata, l’associazione internazionale degli aeroporti, secondo le cui stime gli spostamenti internazionali sono calati del 92% rispetto ai dati dell’anno scorso, e se anche i confini sono stati riaperti da molti Stati le perdite non sono state riassorbite a causa della quarantena. «Testare tutti i passeggeri darà ai governi la fiducia di riaprire i confini senza modelli di rischio troppo complicati da seguire e ai passeggeri la loro perduta libertà di viaggiare, e milioni di persone potranno tornare a lavorare», commenta Alexandre de Juniac, ceo e direttore generale di Iata.

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