regole COVID-19

Malpensa, stop a 31 dominicani. Sbarchi triplicati, soprattutto dalla Tunisia

Dopo gli arrivi aerei di cittadini bengalesi è il secondo respingimento deciso dal ministero dell’Interno.

di Marco Ludovico

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Dopo gli arrivi aerei di cittadini bengalesi è il secondo respingimento deciso dal ministero dell’Interno.


3' di lettura

Come ogni estate i flussi di migranti aumentano. Ma stavolta il ministero dell’Interno deve fare i conti con uno scenario più complicato: il rischio COVID-19 è alto, il controllo delle procedure serve più che mai. Ma la probabilità di fughe o di mancato rispetto della normativa si stanno dimostrando elevate. Il Viminale deve correre ai ripari.

Il caso Malpensa
Lunedì scorso all’aeroporto di Malpensa a Milano giunge un volo della compagnia Neos. A bordo ci sono, tra gli altri, 31 cittadini dominicani. Non potevano arrivare in Italia: l’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, del 16 luglio scorso, stabilisce «divieti di ingressi e transito nel territorio nazionale» per chi ha soggiornato in una serie di stati compresa la Repubblica Dominicana.È scattato subito l’allerta della Polizia di Stato presente nell’aeroporto di Malpensa. Gli agenti della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere, guidata dal prefetto Massimo Bontempi, hanno attivato le procedure. Gli altri passeggeri hanno seguito i protocolli sanitari di prassi. I dominicani sono stati fermati nell’area passeggeri dell’aeroporto. In attesa di tornare in patria.

Rischio di una sanzione pesante
Per i cittadini della repubblica di Santo Domingo, infatti, la Polizia di Stato ha attivato la procedura di respingimento per motivi sanitari. Rientreranno giovedì 23 luglio con il primo volo utile. Così come è accaduto ai bengalesi arrivati in Italia con due voli aerei a dispetto dell’ordinanza Speranza. Ma alla direzione centrale immigrazione e frontiere è allo studio anche una sanzione destinata alla compagnia aerea. La quantificazione non è stata ancora fatta ma potrebbe arrivare a diverse migliaia di euro, forse più di una decina.Sarebbe la prima volta, in ogni caso è un segnale eloquente: il Viminale non intende rimanere fermo davanti a compagnie irrispettose delle regole anti COVID-19. Si può discutere della somma finale, della certezza del pagamento, del rischio di controversie. Ma i responsabili della pubblica sicurezza intendono mandare comunque un avvertimento chiaro. Anche per evitare il ripetersi dei casi.

Controlli da rafforzare
La questione dei controlli sugli arrivi negli aeroporti resta in piedi: le procedure vanno rafforzate. In ballo il ministero dell’Interno, in particolare il dipartimento di Pubblica sicurezza guidato dal prefetto Franco Gabrielli, il dicastero della Salute e quello Infrastrutture e Trasporti del ministro Paola De Micheli insieme all’Enac (ente nazionale aviazione civile) presieduto da Nicola Zaccheo.Incontri e confronti ci saranno fin da oggi: la possibilità di eludere le restrizioni tra voli e aeroporti va ridotta al minimo se non eliminata del tutto. I casi sono stati diversi, non solo quelli di dominicani e bengalesi, non tutti agli onori delle cronache. Per il Viminale di Luciana Lamorgese, poi, resta il problema più generale della fuga dei migranti riscontrati positivi dai centri dove sono stati messi in quarantena.

Le fughe dei migranti infetti infiammano la politica
Matteo Salvini non si lascia sfuggire l’occasione: «Questo governo mette in pericolo l’Italia» dice a proposito degli immigranti risultati positivi al COVID-19. Se poi fuggono dei centri dove sono ospitati le polemiche diventano roventi. Il ministro Luciana Lamorgese ha chiesto ai prefetti di seguire con la massima attenzione la vicenda: vanno individuati centri molto piccoli dove è più facile svolgere controlli e limitare il rischio di fughe. Ma non è facile: i migranti non possono essere sottoposti a un regime di detenzione ma solo di quarantena o comunque dei protocolli sanitari fissati.Se scappano e vengono rintracciati possono essere denunciati per epidemia colposa. Azioni coercitive e di forza, tuttavia, non sarebbero legittime. La questione è molto delicata, pronta soprattutto a infiammare in un attimo rivolte e polemiche. È accaduto persino a Roma dove alcuni migranti erano stati ospitati all’ospedale militare del Celio: un luogo dove le procedure di sicurezza sono indubbie. Ma le proteste per strada si sono scatenate subito.

Sbarchi continui, Lamorgese il 27 vola a Tunisi
Il flusso degli sbarchi, quasi tutti di piccola entità ma ormai numerosi e continui, è intanto incessante. Dal primo gennaio 2020 sono arrivati in Italia fino al 21 luglio (dati su www.interno.gov.it) 8.885 migranti, il triplo dell’anno scorso alla stessa data (3.365) ma circa la metà di quelli 2018 (17.934). La prefettura di Agrigento sta organizzando il decongestionamento del centro di Lampedusa dove sono ammassati circa 550 tunisini.È la nazionalità di gran lunga più presente nelle fughe dall’Africa: 3.171 immigrati sono arrivati dalla Tunisia fino a oggi, dal Bangladesh 1.786 e al terzo posto 799 migranti della Costa d’Avorio. La crisi economica gravissima spinge alle fughe dal paese nordafricano. Luciana Lamorgese lunedì sarà nella capitale, incontrerà il presidente Kais Saied e il collega ministro Hichem Mechichi. A Tunisi c’è anche una crisi politica di governo. Le soluzioni non saranno facili.


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