sabato il successore

Malta: finisce l’era Muscat, travolto dall’inchiesta sull’omicidio di Daphne Caruana Galizia

Il premier aveva annunciato le dimissioni l’1 dicembre, colpito dalle proteste per il coinvolgimento di alcuni ministri nello scandalo legato all’assassinio della giornalista


Arrestato presunto intermediario omicidio Daphne Caruana Galizia

2' di lettura

Migliaia di sostenitori hanno partecipato all’addio alla politica di Joseph Muscat, il premier maltese “padre” del boom economico dell’isola, travolto dalle rivelazioni sull’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia.

Già a partire dal tardo pomeriggio di venerdì 10 frotte di sostenitori con bandiere e striscioni hanno riempito fino al limite della capienza il complesso sportivo Kordin nella ultra-popolare località di Paola, storica roccaforte dell’elettorato laburista, dove Muscat ha tenuto il suo ultimo discorso pubblico da leader del partito a quasi 12 anni dall’insediamento.

Molti non hanno saputo trattenere le lacrime e sono stati fragorosi gli applausi che hanno punteggiato il discorso in cui Muscat (premier dal marzo 2013 grazie a uno storico trionfo elettorale) ha riconosciuto gli errori («sono stato ferito, mi hanno ferito») e rivendicato i successi del suo governo. Il prossimo 22 gennaio compirà 46 anni e ha già reso nota l’intenzione di abbandonare la politica.

Sabato 11 gennaio gli iscritti al Labour voteranno per scegliere il successore.

Muscat è stato costretto ad annunciare le dimissioni sull’onda di decine di giorni di proteste di una parte della società maltese, guidate dalla famiglia Caruana Galizia e da alcune Ong, a seguito delle rivelazioni emerse dall’inchiesta giudiziaria sull’omicidio della giornalista. Il 20 novembre è 2019 è stato arrestato l’imprenditore Yorgen Fenech, precedentemente accusato da Daphne Caruana Galizia di possedere un fondo segreto a Panama e di aver fatto pressioni sul governo laburista per aggiudicarsi un appalto. Secondo l’accusa Fenech sarebbe il mandante dell’omicidio.

Muscat, lo scorso 1 dicembre 2019, ha annunciato l’intenzione di dimettersi dall’incarico a partire dal 12 gennaio 2020, come conseguenza delle proteste suscitate dal coinvolgimento di alcuni ministri del suo governo (in particolare Keith Schembri, capo di gabinetto dell'esecutivo, il ministro del turismo Konrad Mizzi e il ministro dell’economia Chris Cardona) nello scandalo legato all’assassinio di Daphne Caruana Galizia.

Omicidio Caruana Galizia, arrestato a Malta il presunto mandante

In un passaggio del discorso ha confermato che «non mi vedrete più in prima fila né mi vedrete spesso, ma io sarò sempre con voi», precisando che «il mio impegno politico in Parlamento continuerà ancora per un po’, dopo di che mi dedicherò alle libertà civili» affinché diventino realtà «per le nuove generazioni verso le quali siamo in debito» e allo sport (è un grande appassionato di calcio e dichiarato tifoso del Milan) con un «progetto per aprire nuove vie che permettano ai ragazzi oltremare di competere con i migliori».

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