Scienza

Malta, laterizi, intonaci: la cenere di lava dell’Etna rinasce a nuova vita

Il progetto Reucet dell’Università di Catania sperimenta soluzioni di riutilizzo del materiale che invade i Paesi attorno al vulcano

di M.Cristina Ceresa

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Ansa

3' di lettura

Un problema ambientale, una soluzione tecnologica che attinge al passato: recuperare le ceneri per utilizzarle in un'economia di valore come fertilizzanti, o detersivi.

Ora, le ceneri e i lapilli nello specifico sono quelle vulcaniche, risultate dalle eruzioni di lava e che rimanendo sul terreno hanno una forte valenza negativa in termini di inquinamento.Ne sanno qualcosa i siciliani che vivono ai piedi dell'Etna e che hanno a che fare con tonnellate di cenere vulcanica e lapilli.

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Il progetto Reucet (Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee) ha studiato la possibilità di trasformarle in soluzioni d'ingegneria civile e ambientale. Calcestruzzo, malte, intonaci, prodotti laterizi tradizionali per sottofondi stradali, per opere geotecniche, fino a soluzioni in cui viene utilizzato come assorbente con finalità di riduzione dell'inquinamento.

Paolo Roccaro, ordinario di Ingegneria Sanitaria Ambientale del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar) all'Università degli Studi di Catania, è il responsabile del progetto, finanziato dal Ministero dell'Ambiente con 71mila euro.

La tematica è stata affrontata con un approccio interdisciplinare che ha coinvolto diversi gruppi di ricerca coordinati da Salvatore Damiano Cafiso, Loredana Contrafatto, Ernesto Motta e Federico Vagliasindi del Dicar, Antonino Pezzino e Marco Viccaro del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali ed Enrico Ciliberto del Dipartimento di Scienze Chimiche.

Sono stati sperimentati così nuovi materiali nati su queste ceneri e adatti per il contenimento dell'inquinamento in ambito urbano: compositi con aerogel di silice e biossido di titanio.

«I sistemi compositi cenere-aerogel-titania ottenuti – spiega il referente del progetto - sono stati testati con buoni risultati per l'abbattimento del blu di metilene tramite processi fotocatalitici. Le ceneri vulcaniche etnee sono anche state utilizzate per la sintesi di zeoliti tramite processo idrotermale. Le zeoliti prodotte sono state testate con risultati promettenti per la rimozione di Cesio, ammoniaca e durezza da soluzioni acquose».

Buoni anche i risultati ottenuti nell'impiego di queste ceneri per usi ceramici, anche perché risultano prodotti più leggeri di circa il 20% «aspetto non trascurabile nell'edilizia per quel che concerne la messa in opera, il trasporto».

Risultati interessanti sono stati trovati nella realizzazione di malte di rivestimento e di pannelli isolanti, grazie all'elevata porosità che contraddistingue i prodotti piroclastici.

Reucet, va detto, ha mostrato però anche problemi nel riuso delle ceneri laviche. Li spiega Roccaro: «La composizione superficiale delle ceneri dell'Etna appare molto ricca in ioni fluoruro e solfato che riducono drasticamente le proprietà di adesione con altri materiali. Inoltre, la cenere vulcanica studiata presenta le proprietà meccaniche tipiche di materiali sabbiosi, ma con un marcato crushing sotto pressioni efficaci di un certo valore».

Questo comportamento pregiudica notevolmente l'utilizzo di tale materiale per alcune applicazioni nelle opere civili. Non sono adatte per l'impiego negli strati inferiori della pavimentazione stradale a causa delle scadenti caratteristiche meccaniche e di resistenza all'abrasione.

A proposito però Roccaro fa notare ancora che «se stabilizzate e messe in opera con opportuni accorgimenti potrebbero essere impiegate nelle pavimentazioni stradali della viabilità a più basso traffico con possibilità di impiego di grandi volumi di materiale (1.500-2.000 m3/km)».

Tra i limiti applicativi, oltre alla necessità di un pre-lavaggio per il confezionamento di calcestruzzo strutturale, se ne aggiunge un altro, che appare fondamentale: i ricercatori dell'Università di Catania hanno infatti evidenziato la necessità di intervenire sulla normativa vigente, al fine di valorizzare il recupero delle ceneri vulcaniche etnee e di prevedere risorse economiche ad hoc.

«A oggi, le ceneri vulcaniche etnee vengono classificate come rifiuto (Cer 20 03 03 - residui della pulizia delle strade o Cer 17 05 04 - terre e rocce non contenenti sostanze pericolose) da conferire presso gli impianti di recupero di inerti con costo di circa 12 euro a tonnellata o peggio in discarica con un esborso di circa 120 euro per tonnellata. A questi costi, si aggiungono quelli della raccolta delle ceneri dalle strade per diverse centinaia di migliaia di euro», calcola Roccaro.

Risparmi notevoli si affaccerebbero, così, nei bilanci delle amministrazioni locali che con le ceneri della lava convivono da sempre.

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