ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDissesto idrogeologico

Maltempo, cosa sono le casse di espansione: barriere per arginare i fiumi in caso di alluvione

Tra il 2015 e il 2022, la Regione Emilia-Romagna ha ricevuto e destinato oltre 190 milioni di euro per la realizzazione di 23 casse. Ne funzionano solo 12, altre due funzionano in parte. Due sono ancora da finanziare

3' di lettura

«Bisogna rapidamente mettere in sicurezza il territorio soprattutto dal rischio alluvioni. Questo significa realizzare opere di protezione come le casse di espansione, ossia delle aree dedicate all’espansione dei fiumi quando sono in piena. Chiaramente queste opere vanno anticipate come interventi di manutenzione di tutte le infrastrutture degli alvei primari e secondari, in primis, che possano consentire la massima diluizione dell’acqua».

A indicare le opere prioritarie per mettere in sicurezza un territorio come quello dell’Emilia Romagna - flagellato in queste ore drammatiche da esondazioni e smottamenti, con 21 fiumi straripati - è Marco Casini, il segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale, che indica le casse di espansione come ’barriera’ all’emergenza alluvionale che ha travolto la Regione governata da Stefano Bonaccini.

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190 milioni per 23 casse espansione, solo la metà funziona

Tra il 2015 e il 2022, la Regione Emilia-Romagna - ha scritto il Quotidiano Nazionale - ha ricevuto e destinato oltre 190 milioni di euro per la realizzazione di 23 casse. Ne funzionano solo 12, altre due funzionano in parte, compresa quella del Senio dove è in corso un esproprio e nove attendono ancora la fine dei lavori (come quella nel Baganza, una diga da 82 milioni di euro, al 30% dello stato d’avanzamento), due sono ancora da finanziare. La loro utilità è stata testata.

«Le vasche di contenimento del torrente Samoggia - ha detto Lorenzo Pellegatti, sindaco di San Giovanni in Persiceto dove sono state costruite le casse di espansione - hanno tenuto sia nell’alluvione dei primi di maggio, sia in quella delle scorse ore. Se dovesse venire un’altra piena prima che l’acqua defluisca sarebbe un disastro, ma per ora il sistema ha tenuto».

Far ripartire i progetti fermi

Oltre alla realizzazione delle ’casse’, ad avviso di Casini, occorre intervenire anche su altri fronti. La prima cosa da fare - rileva il dirigente dell’Autorità di Bacino - «è completare rapidamente un quadro conoscitivo delle criticità a livello territoriale, dei progetti fermi che devono essere fatti ripartire e delle azioni più immediate da avviare». «Stiamo facendo una ricognizione con tutte le regioni, i consorzi di bacino e il governo stesso in termini di cabina di regia - ha spiegato Casini - per individuare le priorità di intervento a livello territoriale».

Recuperare le acque reflue

Per la piaga della siccità, che ha prosciugato il Po la scorsa stagione anche se sembra paradossale parlarne adesso, servono «invasi più capienti», e intervenire «sulla rete di distribuzione idrica che ha una perdita di oltre il 40%, recuperando le acque reflue agricole».

Fenomeni meteo estremi

Con riferimento alle cause del dissesto idrogeologico evidente in questi giorni - abitazioni e interi centri andati sott’acqua, gente portata in salvo, autostrade invase da onde di piena - Casini non ha dubbi. «Le cause vanno ricercate primariamente nelle condizioni meteo. Stiamo assistendo a fenomeni altamente estremi: è caduto in poche ore - sottolinea - il quantitativo di precipitazioni che normalmente cade in un’intera stagione di 2-3 mesi».

Questi fenomeni estremi «hanno poi trovato condizioni favorevoli per creare danno», aggiunge Casini riferendosi «al fatto che questi grandi quantitativi di pioggia sono caduti quando il terreno era già inibito, non in grado di assorbire il quantitativo d’acqua, facendolo riversare rapidamente nei torrenti e nei fiumi causando i danni che abbiamo visto».

L’importanza della manutenzione degli alvei fluviali

Inoltre, «l’aumento della temperatura, legato al cambiamento climatico, sta portando ad una maggiore presenza di umidità nell’aria» e «più fa caldo, più umidità può essere contenuta nell’aria: quando arriva una perturbazione questa umidità tutta insieme cade giù e assistiamo a questi fenomeni di bombe d’acqua che in due ore ti portano un quantitativo di un mese».

C’è poi un’altra criticità, quella delle infrastrutture «che dovrebbero essere mantenute in modo più adeguato a fronte di pressioni che sono sempre più importanti». Soprattutto per gli alvei fluviali, insiste Casini, «occorre fare manutenzione provvedendo alla rimozione dei sedimenti, della vegetazione sulle sponde e ovviamente una attenzione massima agli argini che debbono sempre resistere».

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