in val di fiemme e Val Saisera

Maltempo, distrutte anche le foreste di Stradivari

di Antonio Criscione


Maltempo, bellunese in ginocchio: le immagini della devastazione

4' di lettura

In Val di Fiemme (Trentino Alto Adige) e in Val Saisera (in provincia di Udine) il maltempo ha distrutto le due foreste di abeti rossi dalle quali già Stradivari ricavava il legno per realizzare violini. Da trent’anni Fabio Ognibeni, 56 anni, gira nei boschi della Val di Fiemme, per scegliere gli alberi che un giorno diventeranno violini, violoncelli, ma anche arpe, tavole armoniche di pianoforti, clavicembali, spinette. E negli ultimi giorni ha visto abbattuti dal maltempo 10 anni di tagli programmati del bosco.

Anche mercoledì e giovedì infatti Ognibeni si è recato nei boschi della valle. «Ne sono tornato colpito e amareggiato. C’era una foresta dove spesso accompagnavo visitatori per spiegare cosa è il legno della val di Fiemme, con alberi che avevano tra i 150 e i 250 anni. Non è rimasto nulla in piedi. Quella foresta in cui sono cresciuto, non la vedrò più, ma neanche i miei figli o i miei nipoti la vedranno più. Per ricostruirla occorreranno centinaia di anni».

Il maltempo ha abbattuto alberi per una quantità pari a quella che gli abbattimenti programmati dalle autorità, per garantire la salvaguardia del bosco, raggiungono in circa dieci anni. La stima raccolta da Ognibeni, della ditta Ciresa, specializzata nella raccolta e vendita di questo legno, è che sono stati abbattuti 700mila metri cubi di legname, mentre i tagli annuali sono intorno ai 90mila. Un disastro che non avrà conseguenze immediate, ma sui prossimi anni. Spiega Ognibeni: «Attualmente stiamo lavorando su legno che è già in magazzino. I problemi causati da questo disastro ci potranno essere per il nostro lavoro del 2020».

Gli alberi che possono essere utilizzati per gli strumenti musicali sono in media (dice l’esperto) due o tre ogni mille e vengono scelti tra quelli il cui abbattimento è stato programmato. «Anche se la leggenda dice che qui veniva Stradivari – racconta Ognibeni – con il martello a scegliere gli alberi, noi scegliamo tra gli alberi per i quali le autorità hanno programmato l’abbattimento». Infatti la leggenda vuole che Antonio Stradivari, il più famoso dei liutai mai esistiti, qui fosse venuto a scegliersi il legno (anche se fonti documentali che lo confermino non pare che ce ne siano). E la foresta di Paneveggio in val di Fiemme è nota appunto come Foresta di Stradivari, nei giorni scorsi è stata devastata dal maltempo.

Come si sceglie un albero perché diventi una parte di un violino? «Non c'è né magia né strumenti tecnologici che aiutano – spiega Ognibeni – ma solo esperienza e passione. Occorre una sensibilità che si acquisice negli anni». Il legno giusto è quello di alta quota. «E non deve avere nessun tipo di difetto. Per questo gli scarti di lavorazione sono molto elevati. Oltre a valutare la qualità del legno occorre quindi proiettare nel tronco dell'albero la forma dello strumento che se ne può trarre». Ricorda un po’ quello che diceva Vasari della scultura: «La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata».

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Dopo la scelta e un lungo lavoro stagionatura e lavorazione, i legni sono pronti per prendere la via che li porterà ad essere parti di strumenti musicali. La ditta Ciresa rifornisce di legno molti liutai, ma costruisce direttamente tavole armoniche per pianoforti e strumenti similari.

I legni del violino sono abete rosso e acero, con l'aggiunta del palissandro per la “tastiera”, la fascia di legno scuro su cui corrono le corde e le dita del violinista.

L'abete rosso viene chiamato anche “abete di risonanza”, perché con questo legno si costruisce il piano armonico del violino, ovvero la sua fascia superiore, mentre fasce, fondo e manico sono di acero. «Fin dagli inizi i liutai hanno utilizzato questi legni per la costruzione del violino e questo vale sia per i cremonesi che per i bresciani», spiega Gianni Accornero, collezionista e storico della liuteria . E aggiunge Bernard Neuman, liutaio di Cremona: «Già dai tempi di Andrea Amati (uno dei padri riconosciuti della liuteria, operante a Cremona nel ‘500, ndr) si usava questo tipo di legno». Neuman usa anche abete della Val di Fiemme, ma spiega: «Si tratta di un albero che si trova lungo tutto l'arco alpino. Ha un legno forte e leggero.

Questo ne fa il legno più idoneo per la tavola superiore del violino, che deve reggere alla tensione delle corde, senza cedere. L'acero è più pesante, per questo si usa per il fondo e per le fasce. Se fosse usato nella parte superiore si avrebbe un effetto di sordina e il suono non sarebbe quello che vogliamo da uno strumento ad arco». Ma non solo alla sollecitazione delle corde e del ponticello si è dimostrato resistente il legno dell'abete rosso. Come dice un'altra liutaia cremonese, Yael Rosenblum: «Si tratta di legni che hanno dimostrato di poter resistere a queste sollecitazioni anche per centinaia di anni, perché ci sono strumenti con queste tavole che suonano da più di trecento anni». I violini costruiti in epoca rinascimentale e barocca poi hanno subito degli adattamenti che li hanno resi idonei a produrre il maggiore volume sonoro richiesto a partire dal periodo classico per giungere poi immutati fino a oggi per i moderni orchestrali. E anche in questo caso il legno di abete rosso ha continuato a fare con superba maestria il proprio lavoro. Ancora oggi i violini si costruiscono allo stesso modo. «Questo si fa per due ragioni: uno di carattere storico, per mantenere la continuità di questi strumenti. L'altro è che questo legno è appunto resistente alle sollecitazioni e agli anni», conclude Rosenblum.

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