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La Gran Bretagna è meta di studio, ma in pochi rimangono per lavorare

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carriere post laurea

La Gran Bretagna è meta di studio, ma in pochi rimangono per lavorare

Secondo un’analisi del Financial Times, il Regno Unito non riesce a trattenere laureati stranieri altamente qualificati e usciti dalle sue scuole di business. Dal 2011, infatti, è in netto calo il numero di laureati nati al di fuori dell’Unione Europea che ancora lavora nel Regno Unito a distanza di tre anni dalla conclusione di un master conseguito presso una top school. Secondo i dati raccolti da Ft, derivati in parte dalla propria classifica annuale dei Master in Finanza, quelli che restano sono soltanto il 12 per cento nel 2016, rispetto al 24 per cento di cinque anni fa.

L’immigrazione nel Regno Unito è stata a lungo al centro del dibattito politico interno in vista del un referendum sull’adesione all’UE del 23 giugno, ma la tendenza per la maggior parte dei giovani laureati delle Business school ad allontanarsi dalla Gran Bretagna dopo gli studi suggerisce che il Paese soffre di una «fuga di cervelli» in questo settore. I Paesi dell’Europa continentale sono in una condizione migliore come partecipazione ai master di studenti provenienti da scuole di business al di fuori dell’Unione economica, composta da 28 Stati membri dell’Ue nonché da Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

I loro tassi di ritenzione oltre il periodo di tre anni post-laurea sono quattro volte superiore a quello del Regno Unito: il 43 per cento nel 2016, solo leggermente più basso del 48 per cento registrato nel 2011. Le scuole di business del Regno Unito sono da annoverare tra i più grandi successi del sistema di formazione, e attirano un numero molto più elevato di studenti internazionali rispetto ai loro omologhi di altri Paesi. Nel 2016, il 92 per cento degli studenti che si sono iscritti ai programmi di pre-esperienza in finanza e gestione organizzati da Ft è proveniente da oltreoceano. Di questi, l’83 per cento è al di fuori dell'Unione europea, per lo più dall’Asia e dalla Cina in particolare.

Gli studenti del Masters Program pre-experience hanno circa 25 anni al momento della laurea, un'età in cui avrebbero già potuto avere l’intenzione di fare un’esperienza di lavoro all’estero. Perché allora così pochi rimangono nel Regno Unito? L’effetto non è legato ad alcun settore industriale in particolare, dal momento che i tassi di ritenzione dei Master specializzati in Finanza e dei Master generalisti nei programmi di gestione sono quasi identici, l'11 per cento e 12 per cento rispettivamente.

Anche la prospettiva di un posto di lavoro City di Londra non è sufficiente per farli rimanere. Una spiegazione risiede nelle opportunità di stage disponibili all’interno dei programmi britannici e presso le loro controparti continentali. Mentre quasi tutti gli studenti in Francia e Belgio svolgono un periodo di stage come parte dei loro programmi scolastici, soltanto il 9 per cento lo fa nel Regno Unito. Gli stage danno agli studenti un punto d’appoggio all’interno di un’azienda e aumentano la loro probabilità di rimanere nel Paese. Di tutti i laureati che hanno completato uno stage, circa il 45 per cento lo ha fatto nel Paese dove ha studiato e due terzi di loro hanno ricevuto un’offerta di lavoro.

Gli Stati Uniti sono tuttavia un’eccezione a questa regola. La percentuale di studenti negli Stati Uniti che fanno uno stage è simile a quella del Regno Unito, ma circa il 40 per cento dei non facenti parte dell’Unione economica europea e dei laureati al di fuori dagli Usa rimane negli Usa per lavorare. Quindi ci devono essere altri fattori che influenzano la situazione nel Regno Unito. Un motivo possibile è che i laureati non appartenenti all’Unione economica vengono scoraggiati dalla regolamentazione dei «visti studente» introdotte dal governo britannico nel 2012. Questi hanno creato una barriera per gli studenti che sono disposti a lavorare nel Regno Unito dopo la laurea, ma che ora hanno bisogno di trovare prima un datore di lavoro disposto a sponsorizzarli.

«Ho ottime credenziali, ma alle aziende del Regno Unito questo non interessa quando ti rivolgi a loro senza un visto di lavoro», dice un laureato pakistano presso la Business School dell’Università di Durham . Non tutti i datori di lavoro sono disposti a passare attraverso il processo fissato dalle nuove regole e le piccole imprese hanno maggiori probabilità di essere messe fuori gioco dalla normativa, nota Sue Thorn, direttore del «Servizio carriere» presso la Warwick Business School. La confusione è molto diffusa sull’applicazione del cosiddetto «Livello 2» delle modalità di visto di processo, sui tempi e sui costi. Alcuni studenti vogliono svolgere un periodo di formazione del Regno Unito, ma non sono interessati a lavorare nel Paese. Un diplomato in Finanza presso la Henley Business School ha confessato che c’è un nome molto noto in Cina «che ha aiutato un sacco di miei compagni di classe a ottenere il lavoro dei sogni a casa propria». Oltre agli studenti indiani, l’analisi di Ft dimostra infatti che la maggior parte degli studenti asiatici torna in patria dopo la laurea.

Copyright The Financial Times Limited 2016

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