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Come raccogliere finanziamenti destinati a pagare il vostro Mba

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Come raccogliere finanziamenti destinati a pagare il vostro Mba

I finanziamenti sono un ostacolo non indifferente per molti di coloro che aspirano a frequentare un Master in Business Administration. Che si tratti di mettere insieme i soldi per coprire parte delle spese del corso o tutte o altre ancora, non tutti possono fare affidamento sui loro genitori o su prestiti.
Le grandi banche con molte filiali tendono a non prestare capitali a livello internazionale, e benché esistano altre opzioni online più flessibili – per esempio Prodigy Finance offre prestiti finanziati da ex alunni degli Mba – sussistono ancora molte restrizioni relative tra altre cose alla nazionalità o vincolate a scuole specifiche di business.

A fronte di queste sfide difficoltose, alcuni studenti si stanno rivolgendo al crowfunding, il finanziamento collettivo. Ogni potenziale studente di un Mba può iscriversi su un sito web di crowfunding come Indiegogo, GoFundMe o Crowfunder, ma è in ogni caso difficile riscuotere adesioni e aiuti al di là degli amici più cari e dei parenti, e non è affatto facile reperire tutta la somma di denaro necessaria. In che modo è dunque possibile lanciare una propria campagna di successo di raccolti fondi per frequentare un Mba?

Qui non si tratta, ovviamente, di aprire semplicemente una pagina personale con le donazioni ricevute, una foto personale e una descrizione a grandi linee delle proprie intenzioni. Perché il denaro arrivi non è sufficiente. «Se non ci si impegna nella campagna, si riceveranno solo pochi contributi o anche nessuno» dice Kelly Angood, direttrice per il Regno Unito del settore tecnologico, il design e l'hardware di Indiegogo, una piattaforma con sede in California. L'etiope Addis Tigabu, che al momento sta frequentano un master in business internazionale presso la Frankfurt School of Finance and Management, doveva mettere insieme ottomila euro per coprire le spese di vitto e alloggio e ottenere così il visto di studio. Non essendo riuscito a trovare nessuno che glieli prestasse, ha lanciato una raccolta fondi su Indiegogo e ha finito col riceverne seimila. La sua esperienza mette in luce che per avere successo è necessario pensare a molte cose, da come ci si presenta ai social media, alle strategie marketing alle quali è opportuno ricorrere.

Addis Tigabu consiglia di dedicare il giusto tempo per scrivere una storia affascinante. La prima domanda che si porrà un potenziale donatore, infatti, è la seguente: «Perché dovrei volerti aiutare?». Tigabu ha chiesto finanziamenti spiegando di volersi impegnare a favore dello sviluppo dell'Africa e di voler anche aprire una piattaforma per aiutare altri studenti che come lui desiderano studiare ma non riescono a mettere insieme i capitali necessari.

Yacine Zerkdi è marocchino ma vive in Francia e ha lanciato una campagna analoga su GoFundMe raccogliendo finora 30mila euro per frequentare un Mba all'Harvard Business School. Anche lui sottolinea l'importanza di redigere una storia personale interessante e affascinante. «La dichiarazione che ho messo in prima pagina sul sito sembra proprio aver fatto centro: la gente è entrata in relazione con quello che ho scritto e dopo averla letta ha deciso di investire in me». Nella sua pagina Zerkdi si presenta come uno che non corrisponde allo stereotipo degli studenti dell'Hbs, ed evidenzia il fatto che il finanziamento collettivo porta a grandi cose, come la traduzione dell'Iliade di Omero di Alexander Pope che quest'ultimo iniziò nel 1713.

Anche i filmati e le foto sono di fondamentale importanza per attirare l'attenzione della gente. Angood sottolinea che le campagne di raccolta fondi che contengono questi elementi vanno a buon fine più spesso. Importante è anche non sottovalutare le piccole cose: Angood aggiunge che è indispensabile non commettere errori di grammatica e di ortografia ed evitare di dare di sé un'immagine triste o disperata. «Non scrivete un lungo elenco del perché le cose vi stanno andando storte», dice. Quanto ai social media, è importante utilizzare vari canali per far girare la notizia: «Createvi una pagina Facebook, un account Twitter e, se possibile, anche un sito web», dice Tigabu.

Angood aggiunge che, prima di lanciare una vera e propria campagna, vale anche la pena cercare di formarsi un proprio pubblico: «Una volta che ti conoscono e si fidano di te, anche gli estranei saranno propensi a darti dei soldi», dice. Zerkdi spiega che se dovesse ricominciare da capo, inizierebbe a mettere insieme una certa cifra ricorrendo ad amici e parenti, così da iniziare la campagna vera e propria a partire da un gruzzoletto di soldi. «Penso che presentarsi con già un po' di soldi a tua disposizione possa avere un impatto diverso dal punto di vista psicologico», dice.

Una volta avviata la campagna, Tigabu raccomanda di aggiornarla con costanza, con resoconti contabili e cifre varie, che possono contribuire a darle metodicamente slancio. Il suo socio lo ha aiutato a lanciare la “sfida dei tre dollari” su Facebook allo scopo di creare un effetto moltiplicatore, e così Tigabu ha chiesto ai vari utenti di offrirgli tre dollari a testa e di cimentarsi nella sfida di chiedere ad altre tre persone di fare altrettanto. Nell'ambito del suo piano marketing ha contattato vari media: il quotidiano “Frankfurter Allgemeine” ha ripreso la sua vicenda e un lettore gli ha offerto mille euro. Un amico ha organizzato un evento a Francoforte che gli ha consentito di mettere insieme 800 euro.

I target delle raccolte di fondi devono però essere realistici: non ci si può aspettare di mettere insieme tutti i 200mila dollari o giù di lì che servono a frequentare una delle scuole migliori per due anni. L'importante, quindi, è puntare a raccogliere una somma di denaro parziale, che serva a coprire le spese di qualcosa di specifico. Scopo della campagna di Zerkdi è stato quello di cercare di raccogliere 100mila dollari per ridurre la cifra che avrebbe dovuto chiedere in prestito a una banca. Non si è avvicinato al suo obiettivo, ma ha messo pur sempre insieme 30mila euro, una «cifra niente male».

Crowdfunder, una piattaforma con sede nel Regno Unito dice che la donazione media in genere si aggira sulle 50 sterline, così che per metterne insieme diecimila bisognerà puntare ad avere una media di 200 sostenitori per un progetto. In secondo luogo, può essere utile cercare di offrire a chi fa una donazione qualcosa in cambio, anche piccola. Zerkdi, per esempio, intende restituire i soldi a chi ha sostenuto la sua causa e ha offerto piccoli gesti a seconda della cifra donata. Per esempio, chi gli ha offerto un euro sarà aggiornato sui suoi progressi, mentre chi offre 50 euro riceverà un biglietto di ringraziamento appositamente concepito e firmato a mano. Infine, il donatore che gli metterà a disposizione 100 euro sarà ringraziato di persona in un video.
A prescindere da quale sarà la strada che sceglierete per lanciare la vostra campagna di finanziamento collettivo, sappiate che non sarà in ogni caso una strada in discesa e che richiederà «tempo e dedizione», dice Angood.

Copyright The Financial Times Limited 2016
(Traduzione di Anna Bissanti)

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