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Gb: ecco perché i lavoratori della «gig economy» necessitano…

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il lavoro degli altri

Gb: ecco perché i lavoratori della «gig economy» necessitano di tutele

Nel prendere le parti di un idraulico autonomo che ha denunciato la violazione dei suoi diritti di lavoratore, la tanto attesa sentenza della Corte Suprema del Regno Unito nel caso Pimlico Plumbers ha dato nuovo slancio alla campagna mirante a sgravare i rischi dalle spalle dei lavoratori della gig economy per trasferirli alle aziende che firmano contratti con loro. Non meno significativo, quantunque meno apprezzato, è il fatto che la decisione del tribunale contribuisca a ripristinare il potere del governo di esercitare controllo politico sul mercato del lavoro e sull’economia in generale, potere rimasto a lungo soggetto a costante erosione.

Pimlico Plumbers, che ha posto fine al rapporto di lavoro con Gary Smith dopo che costui nel 2011 si è ammalato, sostiene che il suo status di lavoratore autonomo renda nulle le sue affermazioni di essere stato discriminato e non retribuito per intero. I diritti in questione per legge sono riservati ai dipendenti e ai “lavoratori” (uno status legale intermedio) e non possono spettare a un lavoratore autonomo. Quando la Corte Suprema ha confermato il giudizio delle Corti inferiori che Smith di fatto è un “lavoratore”, ha aggiunto a un sempre più corposo insieme di sentenze giudiziarie - perlopiù contro le aziende con piattaforme su internet come Uber - il suo parere, secondo cui dal punto di vista della legge le disposizioni contrattuali possono essere ritenute contratti di occupazione di nome e di fatto, anche se fissano i termini di rapporto di lavoro con un lavoratore autonomo. Come è vincolante per le sentenze dei giudici delle Corti di livello inferiore, la decisione presa contro Pimlico Plumber garantisce che in futuro casi simili saranno trattati in modo conforme.

Si tratta di un gradito sviluppo. Pur non essendo sempre così, i contratti firmati con i lavoratori autonomi possono diventare una copertura per lo sfruttamento. Questo non significa smentire che gli eventuali accordi di lavoro flessibili possano essere auspicabili per coloro che li scelgono, ma una maggiore flessibilità non deve comportare automaticamente che tutti i rischi debbano essere di pertinenza del singolo lavoratore flessibile. Chi è responsabile per gli inevitabili rischi relativi al variare delle condizioni di lavoro, gli incidenti e la salute quando il lavoro è strutturato in modo flessibile? Questo interrogativo in attesa di risposta si fa sempre più pressante, visto che il lavoro autonomo assume sempre più importanza di questi tempi.

A partire dal 2001, la percentuale di lavoro autonomo rispetto al lavoro in generale è aumentata passando dal 12 per cento circa a più del 15. Dopo la crisi finanziaria, la ripresa dei posti di lavoro è consistita interamente in posti di lavoro autonomi fin verso il 2014. La crescita del lavoro autonomo è stata quanto mai di rilievo tra i lavoratori più giovani e più anziani. Un problema è la mancanza di chiarezza per ciò che concerne il contenuto effettivo della legge. La decisione della Corte Suprema sta contribuendo ad affinare la capacità della legge esistente di definire uno spazio nel mercato del lavoro che abbini flessibilità e sicurezza. In ogni caso, non bisognerebbe affidare tutto ciò soltanto alle decisioni dei tribunali. La giurisprudenza dovrebbe procedere da sé a modernizzarsi, per esempio con le riforme proposte dalla Taylor Review, e imperativo poi è far rispettare le regole previste.

La funzione di queste tre componenti della politica - chiarire, modernizzare, far rispettare la legge - non è soltanto quella di trovare il giusto equilibrio tra la tutela delle persone più vulnerabili e le agevolazioni al lavoro flessibile, bensì andare al cuore stesso della capacità di uno stato di regolamentare la sua economia. Il crescente ricorso a contratti per il lavoro flessibile - e alle tecnologie che li facilitano - non esercita pressioni soltanto sugli standard lavorativi, ma mette anche a repentaglio la capacità del governo di riscuotere le tasse di norma imposte a entrambe le controparti in contratti più convenzionali.

Le specifiche dei chiarimenti della Corte Suprema risulteranno particolarmente graditi agli attivisti del mondo del lavoro. Ma il tentativo di rendere la legge più chiara dovrebbe essere abbracciato proprio da tutti, e indurre gli altri rami del governo ad agire di conseguenza, così da garantire che, mentre cambia, l’economia continua a essere efficiente e regolamentata in modo intelligente.

Copyright The Financial Times Limited 2018
(Traduzione di Anna Bissanti)

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