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Quale sarà il prossimo livello delle spumeggianti tecnologie francesi?

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Quale sarà il prossimo livello delle spumeggianti tecnologie francesi?

PARIGI - Nel corso di tre torridi giorni, a maggio, centomila persone partite da ogni angolo del pianeta sono arrivate in un vasto centro espositivo nella zona sudoccidentale di Parigi per visitare VivaTechnology, una fiera commerciale annuale dove ci si scambiano grandi pacche sulle spalle per la soddisfazione del livello raggiunto dalla tecnologia e dall’innovazione francese. Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, ha descritto la Francia come «un paese che … è all'avanguardia nella definizione di quello che questa nuova era tecnologica implicherà per la nostra società … a livello globale».

Davanti al folto pubblico che l’auditorium non riusciva nemmeno a contenere, il presidente francese Emmanuel Macron ha pronunciato in inglese un discorso molto stimolante nel quale ha promesso di fare della Francia «la porta di ingresso all’Europa». Ha poi aggiunto che «la Francia sta correndo come una matta… potremmo quasi dire che la Francia è tornata e voi tutti potreste sceglierla».

Per coloro che sono arrivati a VivaTech il primo giorno, c’è stato solo un piccolo inconveniente. I sindacati che rappresentano i lavoratori della rete delle ferrovie francesi avevano indetto uno sciopero, nell’ambito di tre mesi di azioni finalizzate a manifestare il loro dissenso contro la proposta di Macron di riformare SNCF, l’operatore delle ferrovie francesi di proprietà statale che è pesantemente indebitato. Essendo stati cancellati alcuni treni che dovevano attraversare Parigi, i visitatori di VivaTech si sono lamentati del traffico intenso e delle tariffe in impennata delle corse di Uber.

Sotto molti punti di vista, VivaTech incarna alla perfezione la posizione nella quale si trova la Francia a un anno di distanza dall’ascesa al potere di Macron nella scia della sua startup politica, il movimento «République en Marche» da lui fondato. Il presidente francese è stato eletto grazie a un'ambiziosa agenda riformista finalizzata a ridare forte slancio alla seconda economia più grande della zona euro. Dopo aver dato lustro all’immagine del paese all’estero e aver tirato su l’umore della Francia a livello interno, Macron sa di dover affrontare la sfida ben più impegnativa di cambiare il modo di fare affari in Francia.

«Nel mercato del lavoro prevale ancora moltissima rigidità» dice Nicolas Colin, cofondatore dell'incubatore europeo di startup The Family. «Le persone di talento che lavorano in ambito tecnologico non riescono a procedere velocemente come potrebbero, in parte a causa delle leggi francesi sul lavoro, ma anche perché le startup non sono abbastanza ben finanziate da poter offrire salari competitivi. Il fatto che ci siano pochissimi sbocchi significativi fa sembrare le stock option prive di valore agli occhi dei dipendenti». Pochi giorni dopo la sua elezione, Macron ha dichiarato che «imprenditoria significa nuova Francia» e ha promesso di trasformare il paese in una «nazione di startup» (definizione coniata in un primo tempo per e da Israele). Macron ha poi reso note le misure messe a punto per gli imprenditori: un fondo per l’innovazione di dieci miliardi di euro, uno speciale visto tech francese, meno intralci burocratici per rendere più facile la fondazione di un’azienda, una flat tax sui dividendi, una riforma radicale dell’imposta patrimoniale. Ha anche incoraggiato chiunque abbia a cuore il cambiamento del clima a emigrare in Francia con lo slogan «Rifacciamo grande il nostro pianeta».

«È ragionevole affermare che l’esempio di Macron, e il suo incessante appello a sognare in grande, abbiano fatto scattare qualcosa nella comunità degli imprenditori francesi» dice Frédéric Jousset, fondatore e copresidente di Webhelp, un’azienda di outsourcing dei processi aziendali. «Quantificarlo è difficile, ma si tratta di qualcosa di reale». Tutto ciò ha profondamente cambiato la percezione della Francia all’estero. Secondo un recente rapporto di EY, per la prima volta in oltre dieci anni Parigi ha superato Londra, diventando di fatto la città più attraente per gli investitori. La capitale francese si è piazzata al primo posto nella classifica degli investimenti stranieri diretti per il 37 per cento delle aziende intervistate e, tra le motivazioni citate, ci sono sia la Brexit sia l’elezione di Macron.

Nel 2017, secondo CB Insights, i contratti e i volumi dei contratti per le aziende francesi del settore tecnologico hanno raggiunto un record storico. E nei dodici mesi precedenti alla fine di giugno, le startup sono aumentate del 15,6 per cento, come documentano le cifre appena divulgate dall’ufficio di statistica nazionale francese Insee. Pur avendo dimensioni ancora inferiori a quelle del Regno Unito, l’entità media della raccolta di fondi è aumentata. Gli investitori sottolineano in particolare contratti come il secondo round di finanziamenti a gennaio dell’azienda per la sicurezza Ledger che si occupa di criptovalute e blockchain, pari a 61 milioni di euro; il secondo round di finanziamenti a maggio per complessivi 60 milioni di dollari per la piattaforma OpenClassrooms che si occupa di formazione superiore online; e il secondo round di questo mese per 45 milioni di dollari messi insieme dalla piattaforma fotografica Meero guidata dall'intelligenza artificiale.

Londra continua a essere la sede privilegiata per le fintech e – per il momento – ha le startup con il migliore accesso sia al venture capital sia ai finanziamenti in private equity in Europa. Ma alcuni investitori statunitensi come Index Ventures, Accel e General Atlantic stanno dedicando sempre più attenzione alla Francia. A giugno la società di venture capital Atomico ha effettuato il suo primo investimento in Francia in nove anni, balzando davanti a un secondo round di raccolta fondi per 21 milioni di dollari per Oh Bibi, con sede nella capitale francese, che produce giochi per cellulari.

I dirigenti delle società tecnologiche americane si sono finalmente resi conto di quello che sta accadendo in Francia: in particolare John Chambers, ex amministratore delegato di Cisco Systems. «Credo che la Francia diventerà la porta d’ingresso dell’innovazione in Europa e una nazione di startup di livello mondiale. In Francia mancano ancora i modelli da seguire, ma basterà saper aspettare. Occorrono dai cinque ai dieci anni per sviluppare un “unicorno” e il paese ha imboccato la direzione giusta».

Nel suo primo anno di attività, Station F – il tech hub parigino, ubicato in un deposito dismesso di treni merci – si è riempita di oltre mille startup internazionali, ma altre undicimila avevano presentato domanda di ammissione. In risposta all’iniziativa «Rendiamo il nostro pianeta di nuovo grande», più di duemila scienziati di oltre cento paesi hanno chiesto di trasferirsi in Francia, e 32 di loro sono stati scelti, secondo quanto dichiara il governo francese, per fare di questo paese la base delle loro ricerche. Infine, la posizione antimmigrazione che trapela dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in conseguenza dell’elezione di Donald Trump e della Brexit rispettivamente ha incoraggiato alcuni imprenditori a trasferirsi o a tornare in Francia. E coloro che sotto l’amministrazione dell’ex presidente François Hollande se ne sarebbero andati si sono convinti a restare. La pluriennale fuga di cervelli dalla Francia forse sta per invertire il suo corso.

«Quanto più ci sono persone che fanno dichiarazioni altisonanti, tanto più gli altri si sentono incoraggiati», dice Victor Lugger che opera nella ristorazione e il cui gruppo Big Mamma di recente ha aperto un locale a Station F. «L’elezione alla presidenza di Macron ha segnato un ottimo punto a favore della libertà, e poi Xavier Niel (il pioniere tecnologico francese) ha creato il più grande incubatore di startup al mondo. E di conseguenza noi abbiamo deciso di aprire il più grande ristorante in Europa». Eppure, modificare l’immagine della Francia è soltanto il primo passo: la sfida più complessa consisterà nell’aiutare le startup a crescere affinché diventino competitive a livello internazionale, cosa che finora non è capitata al paese per tutta una serie di motivi.

Al VivaTech dell’anno scorso, Macron ha promesso di fare della Francia «una nazione di unicorni» (aziende private valutate più di un miliardo di dollari). Ma la sua promessa è ancora molto lontana dal realizzarsi. Secondo Kima Ventures, il braccio del venture capital di Niel, nessuno degli ultimi 15 unicorni europei valutati più di due miliardi di dollari era di origine francese, ma perlopiù erano tutti creati nel Regno Unito, nei Paesi Nordici e in Germania. «La prima fase dello sviluppo del settore tecnologico francese ha riguardato gli aspetti culturali, in quanto buona parte della mentalità legata alle startup era controintuitiva per la mentalità francese per ciò che concerne l’assunzione del rischio, l’ambizione e il denaro» dice Kat Borlongan, appena nominata capo dell’iniziativa francese tecnologica dal nuovo governo. «La prossima fase consisterà nel far uso di un’attenzione strategica inflessibile».

La riforma di SNCF è soltanto una parte del piano riformista di Macron: se da un lato la tanto richiesta riforma del mercato del lavoro è stata gradita dalle imprese e dai datori di lavoro, dall’altro gli imprenditori dicono che non è riuscita a porre rimedio a una delle sfide più importanti: essere in grado di assumere i talenti migliori nel più breve tempo possibile. «In Francia è addirittura più difficile assumere che licenziare» dice Guillaume Fourdinier, fondatore della startup francese Agricool che sta cercando di creare un sistema di alimentazione sostenibile con la coltivazione di frutta e verdura privi di pesticidi all’interno di container. Da quando è stata fondata due anni fa, Agricool è passata da due a quaranta addetti e adesso intende espandersi a livello internazionale.

Fourdinier dice che occorre fare di più per permettere nomine rapide, anche eliminando i tradizionali tre mesi di preavviso, per esempio. «Le aziende che crescono a un ritmo sostenuto in genere non hanno la visibilità necessaria a sapere quali necessità avranno nell’arco di tre mesi. A noi piacerebbe poter assumere immediatamente qualcuno, quando ne abbiamo bisogno. Tre mesi è un periodo d’attesa lunghissimo nel mondo delle startup». La Francia è rinomata per la validità delle sue scuole di ingegneria, che hanno fornito alle startup un flusso ininterrotto di giovani talenti. Mancano invece, o sono difficili da reperire, soggetti con una forte esperienza commerciale e dirigenti di alto livello rodati nel far crescere le startup e farle passare a un livello superiore. «In Francia siamo bravi in ingegneria e nella scienza dei dati, ma non siamo all’altezza nel settore vendite e marketing», dice Alix de Sagazan, amministratrice delegata e cofondatrice di AB Tasty, una piattaforma digitale che aiuta le aziende a migliorare e personalizzare le loro campagne marketing con l’analisi dei dati.

Il governo francese ha delineato tre aree sulle quali concentrarsi in maniera particolare per trasformare il panorama delle startup del paese da mania passeggera a trend: sostenere le startup che operano nel “deep tech”, aree tecnologicamente molto profonde come l’IA, la realtà virtuale e la blockchain che possono contare sulle competenze ingegneristiche della Francia; coltivare i talenti nativi e attirare in Francia quelli stranieri; aumentare la visibilità internazionale delle aziende tecnologiche francesi all’estero, soprattutto con la creazione dell'indice “Next 40” delle startup francesi più promettenti. «Oggi vogliamo spingerci ancora più in là, attirare sempre più talenti internazionali e soprattutto soddisfare in modo ambizioso le esigenze di assunzione delle startup francesi», ha detto a FT il ministro degli affari digitali Mounir Mahjoubi. «Daremo priorità alla dimensione internazionale, rafforzando sia la visibilità delle startup francesi sia facilitando le operazioni di assunzione del talenti internazionali».

Proprio dirimpetto al ministero delle finanze, Shift Technology si è trasferita in un nuovo edificio in grado di accogliere il suo personale in rapida espansione, passato dalle tre persone del 2014, quando è nata, alle 150 di oggi. Shift è un’azienda “insurtech”, che usa algoritmi IA per scoprire le frodi assicurative e corrisponde appieno al profilo deep-tech che il governo francese si ripropone di incoraggiare.

Viva la tecnologia francese...
37% - Il 37 per cento degli intervistati di EY considera Parigi la meta più attraente per gli investimenti diretti dall’estero (Ide), prima di Londra, Berlino e altre città.

45 milioni di euro - A tanto ammontano i capitali del secondo round della raccolta di fondi dalla piattaforma di fotografia francese Meero assistita da IA.

15 - Tra gli unicorni europei più recenti, valutati sopra i due miliardi di euro, nessuna proviene dalla Francia, dice Xavier Niel.

Del team di Shift fanno parte persone di 20 nazionalità diverse, e parlare francese non è un requisito obbligatorio per entrare a lavorare nell’azienda con sede a Parigi. Il suo cofondatore e amministratore delegato Jeremy Jawish crede che l'azienda da questo punto di vista sia un’eccezione. «Le startup francesi non sono ancora molto internazionali. Devono uscire dal paese e conquistare altri mercati in tutto il mondo» dice. La nuova immagine della Francia come nazione di startup – e di abbondanza di early stage capital da parte di attori come Bpifrance, la banca pubblica di investimenti – può in ogni caso creare qualche problema. «Fondare una startup oggi in Francia è molto di moda», dice Pia d’Iribarne, vicepresidente di Accel a Londra. «Sempre più persone si cimentano in questa impresa e per noi diventa sempre più difficile penetrare il rumore assordante di fondo e individuare con precisione chi ha vera passione e ambizioni globali».

Le cattive idee, tuttavia, possono essere sradicate più rapidamente ora che Macron attira capitali e idee straniere in Francia. Gli emuli di Facebook, Uber, Microsoft e IBM stanno aumentando i loro investimenti nel paese con una mossa ritenuta potenzialmente negativa da alcune startup che hanno le casse vuote, perché potrebbero aumentare le pressioni su di loro. Altre, invece, pensano che questo fatto potrebbe finalmente preludere alla sopravvivenza in Francia delle mentalità più adatte, cosa che nella Silicon Valley è molto forte. «Se sei una startup e hai ambizioni globali, a un certo punto dovrai per forza di cose allearti con gli analoghi di Apple, Google o Facebook o affrontarli» dice Alexis Bonte, venture partner presso Atomico. «Se fin dall’inizio senti di non poter essere competitivo con loro, è probabile che tu sia nei guai”.

La Silicon Valley: Macron alle prese con la sfida di un difficile equilibrio.
Se da un lato ha sostenuto con vigore il settore delle startup francesi, dall’altro il presidente Emmanuel Macron ha lanciato un’offensiva per attirare l’altra estremità dello spettro, la Silicon Valley. Alla vigilia della fiera VivaTech Macron ha organizzato all’Eliseo il vertice Tech for Good, durante il quale ha fatto srotolare il tappeto rosso per accogliere oltre una sessantina di personaggi di spicco del settore tecnologico, inclusi i capi di Uber, Facebook e Apple. Mentre il gruppo prendeva posizione per una fotografia ufficiale, poco prima di pranzo, Macron ha detto: «Non si mangia gratis: in cambio del pranzo, voglio da voi impegni precisi». Proprio quella settimana, Uber, Facebook, IBM e Microsoft sono entrate nel novero delle aziende che hanno annunciato investimenti in Francia.

Macron adesso deve affrontare la sfida di un difficile equilibrio. Sta corteggiando gli investitori internazionali, compresi i gruppi tecnologici, affinché investano in Francia, ma nello stesso tempo il paese si è messo alla guida di un’iniziativa paneuropea vigorosa finalizzata a garantire che i colossi del settore tecnologico siano tassati dove vendono, a prescindere da dove sono ubicate materialmente le loro operazioni. Macron è stato criticato anche per aver trascurato i talenti locali al summit Tech for Good. L’amministratore delegato di Uber, Dara Khosrowshahi, è stato scelto per fare da moderatore in un dibattito sul futuro del lavoro, malgrado le precedenti critiche mosse contro di lui per il trattamento che l’azienda riserva ai suoi conducenti. All’ultimo minuto, l’Eliseo si è affannato per aumentare la rappresentanza francese all’evento, e ha invitato gli amministratori delegati dell’azienda francese BlaBlaCar e del gruppo di web hosting OVH a parteciparvi.

Copyright The Financial Times Limited 2018
(Traduzione di Anna Bissanti)

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