studio oracle/Future workplace

Manager attenti! Due lavoratori su tre si fidano più dei robot che delle persone

Alla domanda su quale compito l’intelligenza artificiale svolga meglio dei propri capi, gli intervistati hanno elencato la capacità di fornire informazioni imparziali , di rispettare i programmi di lavoro e di gestire i budget

di Gianni Rusconi


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(EPA)

3' di lettura

L’intelligenza artificiale sta cambiando, e in alcuni casi drasticamente, il rapporto tra le persone e la tecnologia dentro le aziende. La contrapposizione fra uomini e macchine, la sinergia fra due soggetti oggi più che mai imprescindibili dell’organizzazione e l’impatto che la robotica può esercitare sul mondo del lavoro sono tematiche di strettissima attualità.

Sull’argomento si è espressa anche la seconda edizione dello studio «AI at Work», condotto da Oracle e dalla società di ricerca specializzata Future Workplace su un panel di oltre 8mila fra dipendenti, manager e responsabili delle risorse umane di 10 Paesi. Uno studio che conferma, in buona sostanza, come l’AI stia ridisegnando il ruolo che la funzione Hr e la catena di comando dell’azienda devono svolgere per attrarre, trattenere e crescere i talenti.

Il punto focale della questione, secondo Dan Schawbel, Research Director di Future Workplace, è proprio la ridefinizione del ruolo dei manager all’interno di un ambiente di lavoro fortemente interessato dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale. «In base ai risultati della nostra indagine - ha spiegato l’esperto in una nota -, possiamo affermare che manterranno un ruolo rilevante anche in futuro solo se si concentreranno sul lato umano e sull’utilizzo delle loro competenze trasversali, lasciando quelle tecniche e le attività di routine ai robot».

Venendo ai risultati della ricerca, il campione oggetto di indagine ha segnalato un aumento generalizzato dell’adozione dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro e confermato come molti degli intervistati stiano accogliendo questa tecnologia con positività e ottimismo. Più nel dettaglio, il 50% dei lavoratori utilizza attualmente una qualche forma di AI nello svolgimento del proprio impiego (erano il 32% l'anno passato) e a distinguersi sono in modo particolare gli addetti cinesi e indiani, che vantano tassi di adozione (rispettivamente del 77% 78%) più che doppi rispetto a quelli di Francia (32%) e Giappone (29%).

I due terzi dei lavoratori, nel complesso, si dicono ottimisti e soddisfatti nell’avere colleghi robot mentre quasi un quarto riferisce di avere un rapporto molto positivo e gratificante con le soluzioni di intelligenza artificiale dentro l’azienda. I lavoratori più entusiasti sono quelli di India e Cina, davanti a Emirati Arabi Uniti, Singapore, Brasile, Australia/Nuova Zelanda, Giappone e Stati Uniti.

Se la crescente adozione dell’intelligenza artificiale ha un diretto effetto sul ruolo tradizionale dei team Hr e dell’Hr manager stesso, vi sono ulteriori conseguenze anche sorprendenti. Il 64% delle persone, evidenzia in proposito lo studio, si fiderebbe infatti più di un robot che del proprio manager e la metà del campione di lavoratori intervistati si è rivolta a un robot invece che al proprio responsabile per una consulenza.

A dimostrarsi più fiduciosi verso la tecnologia sono ancora una volta gli addetti delle aziende di India (nell’89% dei casi) e Cina (nell’88%), seguiti nell’ordine da Singapore, Brasile, Giappone ed Emirati Arabi Uniti. Alla domanda su quale compito i robot possono fare meglio dei loro manager, gli intervistati hanno elencato la capacità di fornire informazioni imparziali (26%), di rispettare i programmi di lavoro (34%) e di gestire i budget (26%). Per contro, ai manager in carne ed ossa viene riconosciuta maggiore affidabilità nel comprendere i loro sentimenti (voce citata nel 45% dei casi), gestirne la formazione (33%) e nel creare una cultura del lavoro (29%).

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale sul lavoro, questo l’assunto finale della ricerca, è solo a uno stato iniziale e per sfruttarne le potenzialità le aziende devono concentrarsi sulla sua semplificazione e sulla sua sicurezza, collaborando con il dipartimento Hr per personalizzarne l’implementazione sul posto di lavoro, perché il rischio di perdere terreno è consistente. I dati, in tal senso, parlano chiaro: il 76% dei lavoratori (e l’81% dei responsabili delle risorse umane) trova infatti difficile tenere il passo con i cambiamenti tecnologici nello svolgimento della propria professione e uno su tre, per interagire in modo semplice con l’intelligenza artificiale, richiede una migliore interfaccia utente e una formazione ad hoc sulle procedure. Sicurezza e privacy, in un terzo dei casi, sono invece le principali preoccupazioni che impediscono ai lavoratori di utilizzare l’AI a scopi professionali e tale problema è sentito soprattutto dai nativi digitali della Generazione Z e dai Millennials.

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