Politica

«Manca certezza nelle regole e serve più lealtà nei rapporti»

di Nicoletta Picchio

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

«Il ministro Orlando ci ha ripensato, forse sollecitato dai Soliti Noti ai quali fa proprio fatica a dire di no, ed ha messo in discussione la decisione assunta a fine marzo sul blocco dei licenziamenti che aveva trovato, con grande fatica, anche la nostra adesione. Era stato detto che a fine giugno questo divieto non sarebbe stato prorogato. Ora nel decreto Sostegni bis c’è uno slittamento a fine agosto. Non va: non solo per il merito, ma per il metodo e per l’affidabilità dei rapporti tra noi e il ministro».

Maurizio Stirpe, vice presidente di Confindustria per le Relazioni industriali, è severo nelle sue dichiarazioni. La scelta di andare avanti con il blocco dei licenziamenti fino a fine agosto per le aziende che utilizzano la cassa Covid, dice, non è certo ciò che serve al mondo del lavoro: «è una fonte di incertezza per le imprese, rallenta quei processi di riorganizzazione e riposizionamento essenziali per tornare ad essere competitive sui mercati, dopo questa crisi così pesante. È proprio controproducente rispetto all’obiettivo di rimettere in moto il mercato del lavoro, la dimostrazione che si ragiona in una logica di emergenza e non di prospettiva e visione. E di riforma degli ammortizzatori sociali e di politiche attive ancora non si parla. Assurdo». Ma ciò che Stirpe ritiene ancora più inaccettabile è il venir meno dell’impegno preso.

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Due mesi fa, ai tavoli al ministero, la scadenza di giugno era stata condivisa con il ministro del Lavoro?

Pur non in modo espresso c'era stata una mediazione. Noi avevamo chiesto fine maggio, poi si è arrivati a fine giugno. Non ci aspettavamo che venisse rimesso in discussione un principio condiviso e venisse inserita nel decreto una norma diversa, senza nemmeno avercelo comunicato. C’è un giudizio fortemente negativo sull’affidabilità dei rapporti, che dovrebbero essere invece improntati al massimo della correttezza e della lealtà.

Una questione di metodo, quindi, oltre che di merito?

Certamente. Aggiungo che finora non è stato mai possibile per noi approfondire ai tavoli i contenuti dei problemi, con un ruolo attivo nei confronti del ministero del Lavoro e dei sindacati. Come sarebbe opportuno ed efficace: dialogare e poi trovare una sintesi, anche con le altre forze sociali.

Come spiega questo cambiamento di posizione?

Si continua a seguire la logica di fare le cose assecondando chi strilla di più o chi fa più paura. Penso a parte del sindacato. Ma non è la strada giusta, è un modo di fare politica che non porta risultati positivi, i provvedimenti non vengono valutati per i contenuti o per gli effetti che producono nel mondo del lavoro, ma per catturare il consenso.

Due mesi di blocco in più: effetti sulle imprese?

Grande incertezza nelle aziende. È la dimostrazione che c’è una incapacità di fondo da parte del governo a gestire le transizioni e ad esprimere contenuti. Ci si ripiega in misure emergenziali, si finisce per prorogare il blocco dei licenziamenti, accentuando le divisioni fra le parti sociali e rimandando la soluzione dei problemi.

Il sindacato teme mezzo milione di licenziamenti: timore fondato?

Non è questa la percezione che abbiamo e non ci sono elementi oggettivi per avallare questa impressione. Penso che l’effetto sull’industria sarà limitato e che, piuttosto, le imprese cercano competenze per assumere e non riescono a trovarle. Inoltre ci sono a disposizione 52 settimane di cassa integrazione ordinaria. Se il prolungamento del blocco è stato fatto con questa motivazione è un ulteriore errore.

Il decreto Sostegni bis è ancora troppo concentrato sull’emergenza piuttosto che sulla ripartenza?

Purtroppo è così. Si punta ad un orizzonte di due o tre mesi, per lo meno in tema di lavoro. Il governo dovrebbe invece preoccuparsi di mettere le imprese in condizioni di essere competitive e di posizionarsi al meglio sul mercato. Dovrebbe dare risposte alle rigidità in entrata, per esempio. In più, guardando i provvedimenti del decreto, il contratto di ricollocazione è inutilizzabile per come è strutturato: la scadenza del 31 ottobre è troppo ravvicinata, inoltre è meno conveniente dell’apprendistato e del contratto per assumere gli under 35. Ecco, può funzionare il contratto di espansione, anche se avremmo preferito che non ci fossero soglie, cioè che fosse universale e che ad esse fossero destinate maggiori risorse.

Intanto la riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive resta nel cassetto…

Lo ripetiamo ormai da un anno: a luglio dell’anno scorso abbiamo presentato la nostra proposta di riforma. Non è stata mai discussa, non abbiamo avuto risposte. E non si vede all'orizzonte un piano del governo. Questa sarebbe la strada maestra per affrontare i temi del mercato del lavoro in modo strategico, puntando all'occupabilità delle persone. Invece, anche questa volta, la montagna ha partorito il topolino.

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