L'imbuto formativo

Mancano medici, ma 9mila laureati restano nel limbo in attesa di formarsi

L’analisi dell’Associazione liberi specializzandi sui dottori laureati e abilitati che restano esclusi dalla formazione specialistica e dai corsi in Medicina generale. L’appello per una riforma centrata sui teaching hospital

di Barbara Gobbi


Carenza medici, Speranza: "Dobbiamo inserire nuove professionalita'"

3' di lettura

Un tesoretto di 9.036 medici fermo nell’imbuto formativo. Professionisti giovani - il 76% ha meno di 35 anni - che potrebbero contrastare la desertificazione dei camici bianchi stimata per i soli specialisti in 16.500 unità da qui al 2025. Ad aggiornare la contabilità dei medici laureati e abilitati ma rimasti esclusi dalla formazione specialistica o in medicina generale è l’Associazione liberi specializzandi (Als). Che ha scandagliato gli esiti degli ultimi concorsi fotografando la mappa regionale: 1.113 dottori fermi in Sicilia, 1.067 in Lombardia, 946 nel Lazio, 728 in Campania, 615 in Toscana. E così via.

L’imbuto formativo
«Con questo nuovo lavoro - spiega Claudio Cappelli del direttivo nazionale Als - abbiamo integrato al nuovo imbuto formativo delle specializzazioni del 2019 quello del concorso di medicina generale 2018 ed è quindi il lavoro più aggiornato e la fonte dati più attendibile per calcolare questo fenomeno». Per medici nell’imbuto formativo si intendono quei professionisti laureati e abilitati, iscritti sia a un concorso delle specializzazioni che della Medicina generale, che risultino "non vincitori" o non assegnatari di una borsa di specializzazione e non iscritti a una scuola di formazione in medicina generale e che allo stesso tempo non siano in formazione o non abbiano un titolo post laurea che risulti all’anagrafica della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici e degli odontoiatri. Nell’imbuto aggiornato da Als i dottori confluiscono da tre canali: i 4.309 giovani medici rimasti fuori dal concorso Ssm 19 per le borse di specializzazione, che riunisce i dottori decaduti dal concorso per specializzandi e che non abbiano partecipato a quello per la Medicina generale 2018; l’imbuto Mmg 2018 fatto dai 1.715 medici che non sono diventati corsisti in medicina generale e non hanno partecipato all’ultimo concorso per la specialistica; la platea 3.012 medici che hanno partecipato a entrambi i concorsi ma non hanno vinto né una borsa specialistica né l’iscrizione alla scuola di formazione in Medicina generale. In totale 9.036 persone.

Le borse perdute
Allo "spreco" di risorse umane si somma, avvisano da Als, quello delle circa 500 borse per la specialistica che vanno "perse" ogni anno, magari in seguito a rinunce o per il passaggio alla medicina generale. Risorse preziose che lo scorso anno sono state in parte recuperate, andando a finanziare circa 900 delle 1.800 borse aggiuntive per la specialistica assegnate dalla legge di Bilancio per il 2019. Una buona notizia, ma il problema resta e deriva dalla formazione "a silos", denunciano da Als, che lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato di voler superare. «Negli ultimi tre anni di concorsi - affermano dall’Associazione - abbiamo assistito a una perdita di 1.621 borse unicamente per le specializzazioni (restano da calcolare quelle della medicina generale) per passaggio ad altra scuola».

Obiettivo teaching hospital
«È assurdo - spiega Cappelli - che un giovane medico che decida di cambiare iter formativo perda tutto e debba ricominciare da capo e che quel finanziamento che gli era stato assegnato non sia piazzato altrove. Per questo motivo e ferma restando l’errata programmazione dei fabbisogni che ha portato alla situazione di emergenza assoluta nel pianeta medici, se anche avessimo ottenuto il rapporto esatto di una borsa per ogni medico, l’imbuto formativo resterebbe. Oltre al meccanismo prettamente economico, ovvero lo scarso finanziamento delle borse, concorrono ad aumentare l’imbuto formativo e la conseguente carenza di personale, l’abbandono delle borse di specializzazione e lo switch formativo. L’art 12 del Dl Calabria ha permesso l’ingresso degli specializzandi degli ultimi anni nel Ssn, ovvero ha cercato di aumentare gli ingressi anticipando l’ "uscita" dalla fase di formazione del medico specializzando. Ma è urgente una riforma del sistema, concordata con associazioni e sindacati, che tenda ad aumentare gli ingressi nel Ssn attraverso la formazione-lavoro». I teaching hospital, appunto, su cui il ministero sarebbe al lavoro. «Non possiamo più permetterci sterili discussioni sull’apertura del numero chiuso a Medicina, che a invarianza di programmazione porterebbe solamente ad aumentare drasticamente la platea di medici esclusi dalla formazione. Novemila giovani medici - conclude Cappelli - chiedono giustizia e un futuro professionale certo e dignitoso. Non possiamo più permetterci questo spreco di risorse prima di tutto umane e poi professionali».

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