Digital transformation

Manghi (Cisco Italia): «Digitale e sostenibilità le chiavi dello sviluppo»

Il nuovo Ceo del gruppo Usa: «Bisogna partire dalle persone. Decisivo il ruolo della Pubblica amministrazione, l’Italia può contare sulla sua creatività»

di Pierangelo Soldavini

Reuters

4' di lettura

«Il vero valore del digitale? Abilitare un'innovazione che sia al servizio delle persone: se sviluppato bene il digitale mette al centro l'essere umano, inserendo l'intera comunità in una prospettiva di un futuro inclusivo e sostenibile in grado di creare valore per tutti, per i singoli e per l'economia nel suo complesso».

Ha le idee chiare Gianmatteo Manghi, che dal 1° aprile è alla guida di Cisco Italia, in cui ha lavorato per gli ultimi 21 anni, dove ora sovrintende a un gruppo di 420 dipendenti, aumentati di 50 negli ultimi sei mesi, oltre ai 120 del centro R&D globale dedicato alle tecnologie ottiche. Manghi ha preso il posto di Agostino Santoni diventato vicepresidente Sud Europa del gruppo.

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Siamo in fase di definizione del Piano italiano per il Recovery Plan: quali i pilastri su cui fondare la trasformazione digitale del Paese?

«Il Pnrr è un enorme acceleratore: le sei missioni sono un percorso che avremmo potuto compiere in dieci o anche vent'anni, oggi dobbiamo realizzarli in tre anni. È un'occasione storica per completarle. Due ci toccano da vicino: la trasformazione digitale pubblica e privata e la transizione ecologica. Ma in realtà è una missione unica: non c'è modalità di produrre modelli più sostenibili senza una profonda digitalizzazione dei processi. Le altre missioni sono fortemente permeate di ecologia e digitale. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo su questo punto perché rientra nella nostra strategia. Nel momento della difficoltà ci siamo concentrati su quello che è sotto il nostro controllo e sull'impatto che possiamo avere sul futuro. Siamo ben consapevoli che dobbiamo adeguare la strategia a un mondo completamente diverso. Il prossimo triennio sarà articolato su tre direttrici: le persone e le comunità, trasformazione cloud e software e transizione verde-blu, ecologica e digitale».

Gianmatteo Manghi

Da dove partire?

«Sicuramente dalle persone: sono state il segreto del nostro successo, lo sono state sempre e lo saranno sempre. Oggi bisogna trovare un buon equilibrio tra motivazione e competenze, tra impegni professionali ed esigenze personali in un momento particolarmente difficile. Per motivi di emergenza i dipendenti possono prendersi fino a quattro settimane supplementari per emergenze familiari, abbiamo dato un giorno di ferie in più a marzo, abbiamo organizzato incontri con esperti psicologici, abbiamo continuato a fare formazione, almeno otto ore a trimestre: se l'azienda ha cura delle persone, le persone si prenderanno cura della missione aziendale, quella di perseguire un futuro inclusivo per tutti, fatto di risultati economici positivi per l'azienda che si trasformino in valore per la società, l'economia e la sostenibilità. Oggi formiamo oltre 50mila persone l'anno comprese diverse carceri, da Bollate a Secondigliano, stiamo iniziando con il minorile del Beccaria di Milano: la recidiva per i nostri formati arriva a zero. Ma stiamo fornendo la tecnologia digitale per il funzionamento del centro vaccinale del Palazzo delle Scintille a Milano, il più grosso d'Italia. Ha effetto positivo e motivante per i nostri dipendenti, ma anche impatto positivo per i clienti che ci chiedono di collaborare su questi progetti».

Come cambierà il modo di lavorare?

«Il lavoro del futuro dovrà essere basato sulla libertà di scelta, sulla base delle singole esigenze, con gli strumenti che permettano di lavorare nel modo migliore possibile, e sicura, puntando anche ad automatismi che facciano a meno della password. Un nostro studio stima che il 58% delle persone lavorerà in futuro almeno otto giorni al mese da casa, vuol dire un terzo del tempo. Strumenti che garantiscano sicurezza, libertà qualità. Che facilitano una collaborazione ibrida come Webex che fornisce la minuta automatica, la traduzione simultanea, gli strumenti di intelligenza artificiale per la rielaborazione ragionata dei contenuti e in prospettiva strumenti comandabili in modo naturale mediante comandi vocali».

In questa trasformazione che ruolo può avere la Pubblica amministrazione?

«È fondamentale, a partire dalla possibilità che potrà avere anch'essa di offrire una modalità flessibile di lavoro, grazie a uno sviluppo culturale che permetta di lavorare per obiettivi, non per tutti i tre milioni di dipendenti pubblici, ma senz'altro per una buona parte. C'è poi un tema di gestione dei servizi pubblici: c'è un margine enorme di efficientamento digitale nella raccolta e riciclo di rifiuti, nella distribuzione dell'acqua e nella gestione dei trasporti urbani a livello locale. E poi il ruolo cruciale di indirizzo: tutto ciò che il Pnrr ci permetterà di accelerare avrà bisogno di soggetti attuatori validi dal punto di vista tecnico-organizzativo».

C'è un problema di produttività e crescita per il sistema Italia: come poter recuperare?

«La recente rilevazione della Fondazione Symbola indica che le società impegnate nell'economia circolare hanno una performance di crescita del fatturato nel 20% dei casi, più del doppio del 9% delle società tradizionali. Proporzioni simili si registrano anche in termini di export e di crescita del personale. Il dato di fatto è che l'economia che sposa il digitale in ottica di transizione ecologica cresce di più dando una prospettiva di futuro migliore alla società e alle imprese. Il problema è concentrarsi ancora di più sulla strategia del verde-blu, che è quella che garantisce maggiore crescita in chiave di ammodernamento dell'Italia».

Dall'osservatorio di uno dei grandi gruppi tecnologi globali, che opportunità si aprono per l'Italia?

«L'Italia è un mercato molto importante: non ha il valore di mercati più grandi, ma ha dalla sua la capacità di sviluppare applicazioni innovative, con un ruolo di innovatore incrementale che sa utilizzare tecnologie per risolvere in maniera originale problemi legati all'economia e alla PA. Abbiamo esperienza nell'energia con il controllo dei piloni di trasmissione con sensori, nella produzione manifatturiera con sistemi video per il monitoraggio dei semilavorati, nel mobile banking per consentire un'interazione conversazionale. L'Italia ha grande capacità creativa ed eccellenze, per Cisco è un Paese in grado di produrre soluzioni innovative che vengono considerati nel mondo come riferimenti da sviluppare. Ne è la conferma la prosecuzione del programma globale Digitaliani (Digitization Acceleration) che integra formazione digitale e innovazione tecnologica con diverse sperimentazioni. Non saremo mai economia più grande, ma potremmo essere quella più creativa, più innovativa»

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