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Mangiare la delibera dell’assemblea di condominio non evita i lavori. Anzi è reato

È proprio quanto accaduto ad un condomino della zona Torrino a Roma, che, nel corso di un’assemblea, facendo onore al più classico dei film di Fantozzi, ha con mossa fulminea strappato e ingoiato il foglio dell’odiosa delibera, rendendola inservibile. Per lui è scattata una condanna della Corte d’Appello confermata dai giudici di piazza Cavour

di Patrizia Maciocchi


Condominio: mangiare il verbale dell’assemblea non evita i lavori. Ed é reato

2' di lettura

Tu m’hai provocato e te distruggo, io me te magno...La minaccia, nello specifico, non è stata rivolta, come aveva fatto Alberto Sordi, ad un fumante piatto di spaghetti. Ad essere “distrutto” ingoiandolo è stato un foglio della delibera dell’assemblea condominiale con il quale si approvavano dei lavori sgraditi ad un condomino, che ha pensato di evitarli, mangiando la pagina del verbale. Ma non è stata una soluzione. Anzi è un reato. E oltre a sborsare i soldi per la ristrutturazione non voluta il signore ha dovuto pagare l’avvocato per una lunga querelle penale, fino in Cassazione, dove arriva la condanna per violenza privata.

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È proprio quanto accaduto ad un condomino della zona Torrino a Roma, che, nel corso di un’assemblea, facendo onore al più classico dei film di Fantozzi ha, con mossa fulminea, strappato e ingoiato il foglio dell’odiosa delibera, rendendola inservibile. Per lui è scattata una condanna della Corte d’Appello confermata dai giudici di piazza Cavour (sentenza 34800). A nulla è valso il tentativo della difesa di negare la violenza privata per aver distrutto l’atto, visto che la mozione era comunque passata e l’assemblea aveva in ogni caso approvato i lavori, anche se dopo l’insolito “pasto”, era dovuta intervenire la polizia per sedare gli animi, visto che il condomino, classe ’48, oltre allo stomaco forte disponeva anche di una certa agilità fisica, che gli aveva permesso di spintonare un avversario fautore della ristrutturazione.

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I giudici negano la non punibilità che scatta in virtù della particolare tenuità del fatto. Per la Cassazione «le modalità della condotta minacciosa e violenta» non consentono di riconoscere un beneficio, che in genere viene negato soprattutto ai “recidivi”: E il condomino era la prima volta che sceglieva come “portata” una delibera assembleare. Per la Suprema corte il rissoso ricorrente ha comunque «costretto i partecipanti dell’assemblea condominiale a tollerare quantomeno la sospensione dei lavori, e a chiamare la polizia e poi redigere nuovamente il verbale strappato». Dulcis in fundo c’è la condanna alle spese: 3 mila euro per la cassa ammende, da unire ad altre 3 mila per una parte civile e 2 mila e 500 per un’altra. Il conto del “piatto” è stato di 8 500 euro. E mangiarlo, ammesso che al condomino sia rimasto l’appetito, non servirebbe neppure questa volta.

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