Scenario economico

Manifattura ed export trainano la ripartenza

di Mi.Ro.

(Imagoeconomica)

2' di lettura

La ripresa post estiva mette anche l’Umbria tra le regioni che stanno recuperando velocemente produzioni e occupazione. «Stiamo andando molto bene - conferma Antonio Alunni, presidente di Confindustria Umbria -. I numeri crescono in modo importante, anche se sono legati più che a singoli settori alla ripresa di singole aziende, quelle che durante la pandemia hanno saputo cogliere tutte le opportunità, riuscendo in diversi casi a tornare ai livelli del pre-Covid».

Accanto alla manifattura, sono in accelerazione le costruzioni, sostenute dal superbonus 110% e dalla ricostruzione post sisma, finalmente decollata grazie al forte impulso arrivato dall’attuale gestione commissariale e dalle ultime innovazioni normative; del resto i margini di azione erano ampissimi: a fine 2020, era stato chiuso solo il 9,2% dei cantieri privati e il 7% di quelli pubblici.

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Lo scenario resta comunque fluido, condizionato soprattutto dall’evoluzione della pandemia: dal 2008 al 2018, l’Umbria ha perso quasi 13 punti percentuali di Pil, il triplo della perdita media italiana (3,3%); oggi, con la pandemia che sta lentamente attenuando i suoi effetti, le stime più autorevoli prevedono una crescita del Pil a fine anno intorno al 5% e vicino al 3% nel 2022, numeri che - se confermati - riuscirebbero a malapena a sfiorare il valore del lungo corso iniziato con la grande recessione e che ha avuto il suo picco nel 2014.

La manifattura resta la locomotiva dell’economia regionale, per la sua capacità di esportare (2,2 miliardi nel primo semestre di quest’anno, +21,8% sul 2020) e per il suo legame con il terziario avanzato, chiamato ad accelerare sul fronte dell’innovazione e a favorire la crescita digitale.

«La prima sfida è la crescita dimensionale - avverte Alunni - un processo che richiede stimoli da parte del governo e che si intreccia con la necessità di guardare a politiche di medio-lungo termine, logica conseguenza di una lettura più attenta e di un’analisi più critica di quanto ci accade intorno, al contrario di quanto è stato finora».

Per una regione verde, infine, la strategia europea del green deal, con i fondi previsti all’interno del Pnrr, dovrebbe favorire gli investimenti in sostenibilità ambientale, economie preziose anche per l’agricoltura e l’industria della trasformazione agro-alimentare.

«Risorse delle quali non c’era mai stata traccia in passato e che segnano un ritorno importante dello Stato nelle politiche attive industriali - chiude il presidente di Confindustria Umbria -: è una grande occasione di modernizzazione collettiva da affrontare con progetti in grado di risolvere definitivamente i nostri nodi strutturali».

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