Unioncamere-Anpal

Manifattura, primo stop. In aprile stimate l’8,5% di assunzioni in meno

Previsti 368mila ingressi. Impatto sull’occupazione del caro energia e materie prime. Introvabile il 40,4% dei profili professionali

di Giorgio Pogliotti, Claudio Tucci

Da pandemia spinta a nuovo modello industria

3' di lettura

Sono le imprese di manifattura e costruzioni le prime su cui inizia a scaricarsi, anche sul fronte lavoro, l’impennata dei costi energetici e delle materie prime legate alla guerra tra Russia e Ucraina . Ad aprile infatti il bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, pubblicato l’11 aprile, ha mostrato una riduzione pari a -8,5% delle entrate previste dal settore manifatturiero rispetto a marzo (-6mila unità) e del -5,9% se confrontate con un anno fa (-4mila). Ancora più forte la frenata sulle costruzioni che hanno segnato una riduzione degli ingressi previsti del 9,4% rispetto a marzo (-19,5% rispetto a 12 mesi fa).

L’andamento nel settore dei servizi

I servizi, nel loro complesso, sono risultati invece in crescita del 7,5% sul mese (+19mila) e del 39,1% sull’anno (74mila), grazie soprattutto alla ripresa del settore turistico favorito dall’allentamento delle restrizioni per la fine dello stato di emergenza e dalle prossime festività pasquali (+14mila sul mese; +56mila sull’anno).

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Positiva anche la domanda nei servizi alle persone (rispettivamente +5mila e +12mila) e, in maniera più contenuta, nel commercio (+2mila in entrambi i casi), sebbene la rapida crescita dell’inflazione incida negativamente sulle aspettative del comparto per i prossimi mesi.

IL QUADRO
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Le previsioni sulle assunzioni

Complessivamente, considerando cioè il totale dei settori economici, le previsioni di assunzione ad aprile hanno sfiorato le 368mila unità, 367.720 per la precisione, con un lievissima crescita sul mese (+2,4%, pari a 8.710 entrate in più), e del +20,3% nel confronto con aprile 2021 (+62mila posizioni). L’industria ad aprile è alla ricerca di circa 103mila lavoratori da inserire in azienda (69mila manifattura, 33.550 costruzioni); i restanti 265.110 ingressi previsti sono nei servizi.

Le incertezze e i timori per l’andamento della crescita economica si vedono anche nelle tipologie di contratti di assunzione. A prevalere sono i contratti a tempo determinato con 199mila unità, pari al 54,1% del totale. A seguire i contratti a tempo indeterminato (72mila), i contratti di somministrazione (41mila), i contratti non alle dipendenze (23mila), i contratti di apprendistato (21mila), altre forme contrattuali alle dipendenze (8mila) e i contratti di collaborazione (4mila).

Rimane la difficoltà di reperimento

Nonostante la prima frenata nelle previsioni assunzionali delle imprese industriali, resta ancora su livelli elevatissimi il mismatch. Ad aprile la quota di assunzioni per cui le aziende dichiarano difficoltà di reperimento continua a superare il 40%, 40,4% per l’esattezza, ben 8,3 punti percentuali in più rispetto ad aprile 2021. Si sale al 55,8% per gli operai specializzati, al 47,8% per i conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili, al 47,4% per le professioni tecniche e al 47,2% per dirigenti e professioni intellettuali e scientifiche.

Come mostra il borsino delle professioni, le figure per cui la difficoltà di reperimento supera la soglia del 60% sono nell’ordine: artigiani e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (65,6%), fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori carpenteria metallica (64,6%), fabbri ferrai, costruttori di utensili (63,4%), meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (61,1%).

«A fronte di questi numeri è il momento di sostenere l’occupazione, a partire dalla riduzione del cuneo fiscale contributivo - ha commentato Maurizio Del Conte, professore di diritto del lavoro all’università Bocconi -. Non possiamo più perdere tempo sulle politiche attive, che vanno sostenute, anche in chiave di lotta al mismatch. Dobbiamo rimuovere tutti i vincoli burocratici che limitano l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro».

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