Legge di bilancio

Manovra 2022, dubbi della Corte dei conti su ricercatori di «tipo b» e Cnr

Semaforo verde invece sulla deroga alle classi pollaio: può essere un aiuto al contrasto della dispersione scolastica

di Eugenio Bruno

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3' di lettura

Luci e ombre sulla manovra 2022 alla voce Istruzione e ricerca. Sono quelle evidenziate della Corte dei conti durante l’audizione in commissione Bilancio al Senato sul disegno di legge di bilancio per il prossimo anno. Ai dubbi dei magistrati contabili sulle misure per il Cnr, per i ricercatori di «tipo b» e - per passare alla Scuola - al trattamento economico di futuri insegnanti di educazione motoria, fa da contraltare l’ok all’intervento di riduzione delle classi pollaio: può essere un aiuto a ridurre la dispersione scolastica come chiesto esplicitamente dall’Ue.

I dubbi sui ricercatori di tipo B

Il pacchetto di misure per l’università e la ricerca incassa un sostanziale placet da parte della Corte dei conti. Sia per l’aumento progressivo dei due fondi di finanziamento ordinario (Ffo per atenei e Foe per enti di ricerca) sia per l’incremento delle facoltà assunzionali che può aiutare - si legge nella memoria dei magistrati contabili - «il fenomeno della struttura piramidale del personale dell'Università e della ricerca, caratterizzato da numeri esigui di professori ordinari, di età avanzata, rispetto ai professori associati e ai ricercatori, che comunque hanno accesso alla carriera universitaria ad età elevata (incluse le qualifiche di accesso alla carriera accademica, pre-ruolo)».
Perplessità suscita invece l'ulteriore incentivo all'assunzione di ricercatori a tempo determinato di tipo B: «Ciò - proseguono - alla luce del fatto che quelle operate negli ultimi anni non sembrano da ricondursi ad un'esigenza temporalmente limitata da parte delle Università, ma alla necessità di un apporto di lavoro di lungo periodo che meglio troverebbe risposta in forme più stabili». Perché se è vero che proprio i ricercatori di tipo B, a differenza di quelli di tipo A, possono aspirare al posto di associato una volta presa l’abilitazione scientifica nazionale, è altrettanto vero - si legge nel testo - che avanza «in carriera solo una quota parte dello stesso, con dispersione della restante parte di personale formato, indotto dall'eccessivo protrarsi del percorso e dall'incertezza degli esiti professionali verso soluzioni lavorative stabili di diversa natura, con conseguente perdita di professionalità utili nel campo della ricerca».

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I punti interrogativi sul riordino del Cnr

Qualche dubbio la Corte dei conti l’avanza poi sulla riorganizzazione del Consiglio nazionale delle ricerche. Nel ricordare, da un lato, che tale piano andrà emanato previo parere di un Supervisory board esterno composto da 5 esperti, italiani e stranieri, istituito dal Mur sentito il Mef e, dall’altro, che lo stesso Cnr potrà avvalersi nella messa a punto del piano stesso di un contingente di esperti reclutati con incarico di consulenza i magistrati contabili sono perplessi sul «mancato ricorso agli organi di governance del Cnr per il processo di riorganizzazione». Una soluzione - dicono - che «rispetterebbe l'autonomia organizzativa dell'Ente, radicata nella garanzia costituzionale sull'autonomia e la libertà della ricerca (articolo 33, Cost.), e assicurerebbe un correlato risparmio di spesa».

Luci e ombre anche sulla scuola

Passiamo alla scuola. Una misura incassa il semaforo verde della Corte dei conti in chiave anti-dispersione: stiamo parlando della deroga alle classi pollaio, definita un intervento che «si pone in linea con l'atto di indirizzo politico istituzionale del 2021 (dell’Unione europea, ndr) ed è una delle linee d'azione tesa a contrastare forme di iniquità e a garantire l'attuazione del dettato costituzionale in tema di diritto all'istruzione». Mentre un’altra norma - l’introduzione dell’educazione motoria a partire dalla quinta elementare - solleva delle perplessità. Circa una potenziale criticità «relativa al trattamento economico spettante all'insegnante di educazione motoria impegnato nella scuola primaria considerato che lo stesso verrebbe equiparato, quanto allo stato giuridico ed economico, agli insegnanti della scuola primaria». Da qui l’input a verificare «che non si realizzino disparità di trattamento economico a parità di classe di laurea con i docenti appartenenti, per la stessa disciplina, ad altri gradi di istruzione».

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