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Manovra 2023, la voce cultura è un Franceschini quinquies?

La prima Legge di Bilancio del governo Meloni continua ad espiare la felix culpa del debito pubblico italiano. Le voci culturali segnano una crisi di identità o un ponte tra l'amministrazione precedente e quella del neoministro Gennaro Sangiuliano?

di Roberta Capozucca e Giuditta Giardini

(IMAGO ECONOMICA)

4' di lettura

Con il via libera del Senato, nella tarda mattinata del 29 dicembre, la manovra finanziaria per l'anno 2023 è diventata legge, scongiurando così il ricorso all'esercizio provvisorio che sarebbe altrimenti scattato a partire dal 1° gennaio 2023. Il voto finale di Palazzo Madama, su un testo approvato in seconda lettura senza modifiche rispetto al testo licenziato dalla Camera dei deputati la scorsa settimana, si è chiuso con 107 voti favorevoli, 69 contrari e un astenuto.

Tiriamo le somme

Mai come in questo volgere di anno, i professionisti della cultura hanno seguito le vicissitudini dell'approvazione della Legge di Bilancio e dei tanti dietrofront annunciati, ma poi non realizzati, su alcuni diritti conquistati nell'era Franceschini, uno fra tutti l'inserimento, in extremis, dell'indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo che si pensava perduta. Se la marginalità degli articoli che rispondono alla voce ‘cultura' non dovrebbe sorprenderci, giacché la squadra di governo non ha mai fatto della cultura un vero e proprio pilastro delle sue strategie, vero è che a livello di stanziamento di fondi questa Manovra si pone in totale continuità con le decisioni del governo precedente tanto da potersi parlare di uno pseudo Franceschini quinquies.

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Tutte le misure per la cultura

Dell'originario disegno, presentato al Consiglio dei Ministri il 21 novembre 2022, restano gli incentivi per il settore turistico, tra questi rileva l'istituzione di un fondo da 5 milioni di euro per il 2023 finalizzato alla promozione dell'eco turismo e del turismo sostenibile, nell'ottica della riduzione degli impatti ambientali e sociali legati al sovraffollamento (Legge di Bilancio 2023 (“LB”), articolo 1, commi 611-612) e il Fondo per i piccoli comuni a vocazione turistica, con una dotazione di 10 milioni di euro per l'anno 2023 e di 12 milioni rispettivamente per il 2024 e il 2025 (LB, articolo 1, comma 607). Il fondo è destinato a finanziare progetti di valorizzazione dei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, classificati dall'Istituto Nazionale di Statistica come comuni a vocazione turistica, al fine di incentivare interventi innovativi di accessibilità, mobilità, rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale.
Anche il S ostegno alle imprese culturali e creative resta invariato e rifinanziato per il 2023 con uno stanziamento di 3 milioni di euro per il Fondo per le Piccole e Medie Imprese Creative (istituito con Legge n. 178/2020). Le risorse saranno impiegate per sostenere le imprese del settore creativo attraverso contributi a fondo perduto in forma di voucher da destinare all’acquisto di servizi e finanziamenti agevolati volti a promuovere la collaborazione con altri settori, le università e gli enti di ricerca e innovazione (LB, articolo 1, comma 634). In questo senso, la Legge di Bilancio ha rifinanziato anche il fondo per le imprese della ceramica artistica e del vetro artistico di Murano, in considerazione delle difficoltà causate dalla crisi energetica che interessano il settore del vetro di Murano (LB, articolo 1, comma 52) nella misura di 1,5 milioni di euro per l'anno 2023.

Già presente nella bozza del Disegno di Legge anche il cosiddetto “bonus editoria”, ossia incentivi a sostegno all'editoria tramite la proroga del credito per le imprese che operano nella vendita e distribuzione di giornali e riviste, con un incremento di 75.883.298 euro. Per la quota di pertinenza della Presidenza del Consiglio è, invece, prevista la corresponsione del rimborso a favore della società Poste italiane S.p.a., per le riduzioni applicate alla spedizione di prodotti editoriali e stampe periodiche di tiratura non superiore alle 20.000 copie (LB, articolo 1, commi 637-638).

I pentimenti dell'ultima ora

Il passaggio a Montecitorio è valso l'aggiunta della tanto discussa “Carta della cultura Giovani” e anche dalla “Carta del Merito” che, con una dotazione massima di 190 milioni di euro, vanno a sostituire la ‘franceschiniana' 18App (Art. 1 Legge n. 234/2021 co. 357 ss). Le finalità delle due carte sono le stesse, ovvero l'acquisto di prodotti culturali con una copertura fino a 500 euro. La Carta della cultura Giovani è destinata ai diciottenni appartenenti a nuclei familiari con Isee inferiore a 35mila euro; mentre la Carta del Merito, cumulabile alla prima, è destinato ai diplomati con 100/100 (LB, articolo 1, comma 630). Placa la polemica di difformità d’utilizzo, l’introduzione di un sistema di controllo con cui il Ministero potrà provvedere all’estromissione degli esercizi commerciali, al diniego del credito o all’emissione di una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra dieci e cinquanta volte la somma indebitamente percepita o erogata e comunque non inferiore nel minimo a 1.000 euro.

Sempre a questo passaggio alla Camera sono imputabili le aggiunte in ottica di semplificazione amministrativa e finanziamento di ricorrenze e celebrazioni come la dotazione di 700mila euro per l'anniversario del rastrellamento a via del Portico d'Ottavia al Comune di Roma e 1,5 milioni di euro spalmabili su tre anni a sostegno della Fondazione Graziadio Isaia Ascoli per la trasmissione della cultura ebraica. È inoltre sancita l'esenzione Imu sugli immobili dell'Accademia dei Lincei e immobili di enti non commerciali e, altresì, è creato un Fondo per controbilanciare il minor gettito Imu per i comuni (LB, articolo 1, commi 639-644 e 646). Inoltre, per consentire la realizzazione del censimento e della valorizzazione delle espressioni del patrimonio culturale immateriale dei piccoli comuni, in accordo con l'Istituto centrale per il patrimonio immateriale del Ministero della Cultura e con l'Associazione nazionale comuni italiani, la Manovra autorizza la spesa di 900.000 euro per il 2023 e di 1 milione per ciascuno per il 2024 e il 2025 a favore dell'Unione nazionale delle pro loco d'Italia (LB, articolo 1, comma 633).

E se il Fondo unico per lo spettacolo (FUS) di cui all'articolo 1 della legge 30 aprile 1985, n. 163, assume la denominazione di Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo (LB, articolo 1, comma 631), in extremis, come dicevamo, viene introdotta l'indennità di discontinuità a favore dei lavoratori iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo che sembravano essere stati dimenticati dal Disegno di Legge. La Manovra stabilisce lo stanziamento di risorse pari a 60 milioni di euro per il 2023, 6 milioni per il 2024 e 8 milioni per il 2025 per l’indennità di discontinuità a favore dei lavoratori dello spettacolo come prevista dall'Art. 2 Legge 106/2022 co. 6. (LB, articolo 1, comma 282).

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