le misure economiche urgenti

Manovra da 80 miliardi tra marzo e maggio: come il Covid ha capovolto il calendario dei conti pubblici

Non solo la sospensione del Patto di stabilità e la conseguente “riscrittura” di alcune delle regole base della disciplina di bilancio europea, il virus ha imposto l’anticipazione dei provvedimenti economici autunnali

di Dino Pesole

Manovra 2021, l'Italia rischia un conto da 25 miliardi

4' di lettura

Non solo la sospensione del Patto di stabilità e la conseguente “riscrittura” di alcune delle regole base della disciplina di bilancio europea (debito, deficit strutturale). La pandemia che ha investito con la forza d’urto di uno tsunami l’economia europea e mondiale sta sostanzialmente ribaltando anche il rituale “calendario” di finanza pubblica.

La conseguenza è che da noi il Governo, dall’esplodere del coronavirus, e al netto dei vari Dpcm che hanno scandito il lockdown dell’intero Paese, di fatto ha attuato misure urgenti sul piano economico (con il primo decreto di marzo e quello in arrivo) che si configurano come una e più manovre economiche necessariamente anticipate rispetto alla rituale scadenza autunnale.

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Due decreti da 80 miliardi
Se si sommano gli effetti dei due decreti sui conti pubblici (25 miliardi il primo del 18 marzo, 55 miliardi il secondo in via di definizione) si raggiunge la notevole cifra di 80 miliardi. È in tempi “normali” l’equivalente di tre manovre economiche o poco meno. In tempi di emergenza non si può fare altrimenti, e quando divampa l’incendio occorre attivare l’estintore. Altri decreti e provvedimenti vedranno la luce nei prossimi mesi per sostenere la fase di ripresa, una volta che l’emergenza sarà passata. La conclusione è che il ciclo usuale della programmazione di bilancio ne esce completamente stravolto. Nei fatti, le manovre e gli interventi di politica economica si susseguono anche in relazione all’andamento della curva epidemiologica, con il risultato che occorrerà ricalibrare l’intero ciclo della sessione di bilancio.

La manovra permanente
Dal punto di vista procedurale, resta in piedi l’attuale schema che vede il Governo presentare entro fine settembre la Nota di aggiornamento al Def, per poi passare all’approvazione entro il 20 ottobre della Legge di bilancio vera e propria. A quel punto parte la sessione di bilancio che impegna Camera e Senato normalmente fino alle feste natalizie quando il provvedimento viene approvato in via definitiva. Il punto è che quest’anno si arriverà alla sessione di bilancio con buona parte della “politica economica” già messa in campo per far fronte all’emergenza e per sostenere la ripartenza dell'intero settore produttivo. Certo andranno ricalibrati i saldi (il deficit programmatico, il debito, il target stimato per il Pil nel 2021), ma si tratterà di numeri e stime da sottoporre a costante verifica. Al momento (e lo sarà anche in autunno) sarà ben arduo prevedere a che punto si arresterà la caduta del Pil quest’anno, e di quale intensità potrà essere il “rimbalzo” nel 2021 e negli anni successivi. La conclusione del ragionamento è che nei fatti e senza che siano state modificate norme e procedure, l’intero ciclo della cosiddetta “decisione di bilancio” dovrà essere ricalibrato.

Al di là delle riforme
Dal 1978 in poi, quando nacque la Legge Finanziaria, si sono susseguite molteplici riforme che hanno provato ad adattare il ciclo della decisione di bilancio al mutato contesto politico interno e internazionale. Prima Finanziaria e Bilancio erano affidati a due disegni di legge separati. Ora sia la ex Finanziaria (che modifica la legislazione vigente), sia il bilancio a legislazione vigente sono stati accorpati nella legge di Bilancio. Negli anni Ottanta si fotografava la sessione di bilancio (da ottobre adicembre) come il periodo dell'”assalto alla diligenza”, con le forze politiche impegnate a far approvare stanziamenti della più svariata natura a fini di consenso elettorale. Cambiato lo scenario e adattatolo alla cosiddetta “seconda” o “terza” Repubblica, nonostante l'ultima legge di riforma inibisca l'approvazione di norme “microsettoriali”, al termine della navigazione parlamentare la legge di bilancio ne esce notevolmente appesantita nel suo contenuto, come mostrano le centinaia di commi che normalmente vengono accorpati in uno o più articoli su cui il governo di turno pone la questione di fiducia.

Va comunque salvaguardata la centralità del Parlamento
Che sia o meno sessione di bilancio, quel che va salvaguardata è la centralità del Parlamento che si giova della dialettica (se composta e costruttiva) tra maggioranza e opposizione. Dunque ben si comprende la necessità di ricorrere allo strumento dei decreti legge in tempi di emergenza. Tuttavia in fase di conversione da parte del Parlamento (e dunque nei canonici settanta giorni) lo spazio a disposizione del dibattito e delle modifiche da parte delle Camere deve essere garantito. Tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno fatto ricorso in abbondanza allo strumento del voto di fiducia. Ma poiché ormai nei fatti (almeno per l'anno in corso) il normale ciclo delle decisioni di bilancio è stravolto, la fondamentale funzione del Parlamento non può che esercitarsi in sede di conversione in legge dei decreti. Che auspicabilmente non dovrebbe regolarmente concludersi con un voto di fiducia, che di fatto azzera tutte le possibilità di apportare modifiche al testo.

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