il difficile dialogo con la ue

Manovra, gli 84 giorni di trattativa tra minacce e mediazioni

di Andrea Gagliardi


Manovra: accordo tecnico a Bruxelles, oggi esame commissari

3' di lettura

Dopo 84 giorni di trattative, vertici e riscritture, è arrivato l’accordo con la Commissione Ue sulla proposta di bilancio messa a punto dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, che evita l’avvio della procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell’Italia. Tutto inizia il 27 settembre quando il consiglio approva la Nota di aggiornamento al Def con un rapporto deficit/pil previsto al 2,4% nel 2019. Una percentuale entrata subito nel mirino della Commissione Ue. Il 23 ottobre per la prima volta nella storia ventennale della zona euro, la Commissione europea pubblica una opinione nella quale contesta formalmente il bilancio di uno stato membro, nella fattispecie l’Italia. Nell’opinione si conclude che «la procedura per debito è giustificata».

I primi rilievi della Commissione Ue
La commissione contesta soprattutto il deficit nominale del 2,4% del Pil nel 2019 (rispetto a un obiettivo precedente dello 0,8%).Il governo Conte ha tre settimane per correggere la manovra e riportarla in linea con il Patto di Stabilità.Ma rinvia lo stesso Documento programmatico di bilancio (Dpb) nonostante gli fosse stata richiesta una revisione dei target di deficit, debito e crescita. E il 21 novembre la Commissione europea ha formalizzato le sue riserve, bocciando la manovra italiana.

L’arrocco iniziale di Salvini e Di Maio
Per settimane Salvini e Di Maio tuonano che il 2,4% è intoccabile. I leader di Lega e M5s non vogliono prendere in considerazione la possibilità di rivedere i saldi della manovra. Il 24 ottobre ad esempio Salvini dichiara: «Bruxelles può mandare 12 letterine da qui fino a Natale ma la manovra non cambia di una virgola». Ma la risalita dello spread e la deludente asta del BTp Italia, assieme alla sofferenza del sistema bancario impongono ai due vicepremier un cambio di rotta. E alla fine la proposta iniziale del ministro dell'Economia, che suggerisce di non superare il 2% nel rapporto deficit/Pil, diventa quella di tutto l'Esecutivo.

Le aperture del governo italiano
Il 12 dicembre, nel nuovo “schema” che disegna una manovra più snella, il deficit nominale si abbassa al 2,04% (che diventa 2% con arrotondamento). Il premier Giuseppe Conte ha un duplice obiettivo: evitare una procedura d'infrazione che sarebbe una mannaia fatale per la tenuta del governo giallo-verde e mantenere invariate, nelle platee, negli importi e nei tempi, reddito di cittadinanza e quota 100.

Le richieste della Commissione Ue
Il passaggio al 2,04 nel 2019 (1,8% nel2020 e 1,5% nel 2021) è cruciale ma non ancora decisivo per l'Europa. E che la trattativa sia tutt’altro che conclusa lo fa capire anche il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici. «Il passo dell’Italia va nella giusta direzione ma ancora non ci siamo. Ci sono dei passi da fare» spiega il 13 dicembre il commissario europeo che, tuttavia, dopo aver incontrato Tria smorza i toni e dichiara: «Lo sforzo fatto dall'Italia è consistente, non vogliamo arrivare alla procedura e c'è l'intenzione comune di arrivare a un accordo». A Roma l’Ue chiede misure più “realistiche” per ridurre il deficit strutturale e il debito. Ma ridimensionare ancora il reddito di cittadinanza e “quota 100” non è possibile, fa sapere Conte agli interlocutori.

I no dei vicepremier
I tecnici del Mef avrebbero riproposto l’idea di farli slittare a giugno. Ma il “no” di Luigi Di Maio e Matteo Salvini è netto. I vicepremier danno l'avallo politico a portare fino in fondo la trattativa per evitare la procedura con Bruxelles. Ma dicono 'no' all’ipotesi avanzata da Conte di ridurre di altri 3 miliardi, oltre i 4 già previsti, il fondo per finanziare reddito di cittadinanza e “quota 100” sulle pensioni. Le due misure sono le bandiere della prossima campagna elettorale: aver portato le risorse da 16 miliardi a circa 12 - dicono all’unisono i vicepremier - è il massimo che si può fare. Non sono escluse altre limature, “piccole”, al fondo, contando anche su risorse 'esterne'. Ma nulla di più. «Non tradiamo gli italiani», dice il leader M5s. «Noi siamo in buona fede, spero anche l'Ue», afferma Salvini. E il premier tratta, chiedendo e ottenendo dai suoi due vice di avere il pieno mandato a condurre la trattativa con il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker.

La trattativa finale
A Conte e al ministro Tria, l'onere di reperire - con il ragioniere dello Stato Daniele Franco - i soldi che mancano. L'intesa arriva grazie alla definizione condivisa delle ricadute strutturali delle riduzioni imposte ai fondi su reddito di cittadinanza e pensioni, oltre a un programma aggiuntivo di spending review e alla stretta sulle rivalutazioni delle pensioni. Altro fattore che contribuisce all’intesa è poi la revisione al ribasso delle previsioni di crescita del Pil nel 2019, passate dall'1,5% a un più realistico 1 per cento.

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