la bocciatura dei sovranisti

Manovra, anche l’Ungheria non fa sconti: rispettare le regole

di Luca Veronese


Manovra, atteso verdetto dell'Ue

3' di lettura

L’internazionale sovranista sembra sfaldarsi prima ancora di nascere. Se non sulla gestione dei flussi migratori (argomento peraltro spinoso quando non si tratta solo di respingere i profughi in mare o con il filo spinato, ma di condividerne la ricollocazione), è sul Fiscal compact, quindi sul rispetto dei patti di bilancio, che i governi populisti dell’Europa che avanza si stanno dividendo, prendendo le distanze dall’Italia. La finanziaria a debito del governo italiano, già bocciata dall’Austria e osteggiata perfino dalle destre anti-europee del Nord, è stata stroncata ieri dal governo ungherese: «Le regole dell’Unione europea ci sono e vanno rispettate», ha spiegato Zoltan Kovacs.

Sul biglietto da visita c’è scritto “portavoce del governo di Viktor Orban”, ma Kovacs è molto di più, è il ministro della Propaganda internazionale, l’inviato del premier ungherese nelle capitali occidentali, la sua parola è quella di Orban, su temi tanto sensibili a maggior ragione. Come al solito l’ha presa larga, con arguzia e modi felpati, ha fatto capire che in questi giorni a Roma vedrà Matteo Salvini, ha rinnovato la dichiarazione d’amore verso l’Italia, e ancora di più verso l’Italia populista della Lega e dei Cinquestelle. Ha anche tratteggiato la nuova Unione sovranista che verrà dopo le elezioni europee di maggio: «Non facciamo previsioni – ha detto – ma se guardiamo alle novità politiche in Italia, Austria e anche in Germania, possiamo aspettarci qualche novità, avremo probabilmente un Parlamento europeo molto diverso da quello attuale».

Poi, sulla manovra di bilancio italiana, non si è tirato indietro e, pur con molta diplomazia, ha dettato la linea di Budapest agli amici di Visegrad, Polonia inclusa: «Non siamo abituati a intrometterci nelle vicende degli altri governi. C’è una discussione in corso tra la Commissione europea e Roma. Ma la recente storia del nostro Paese – ha detto - insegna che è possibile rilanciare la crescita economica e ridurre la disoccupazione rispettando il patto di stabilità che tutti abbiamo sottoscritto in Europa. Il nostro governo ha ereditato un Paese in piena recessione nel 2010 e l’ha guidato verso una fase di espansione costante e sostenuta facendo allo stesso tempo grande attenzione a restare dentro i parametri comunitari sul deficit e sul debito».

La stessa Commissione europea che ha più volte manifestato forti perplessità sulla deriva antidemocratica dell’Ungheria, ha sempre riconosciuto i risultati economici ottenuti da Orban, anche utilizzando i fondi europei. aprendosi agli investimenti diretti dall’estero e agganciando la ripresa della Germania, per estremo paradosso del nazionalismo e dell’euroscetticismo. Il debito è sceso al 71% del Pil, il deficit supera di poco il 2% e la crescita quest’anno si confermerà al 4% del 2017. Altri numeri insomma rispetto all’Italia.

Ieri a Palazzo Falconieri, nelle sale romane dell’Accademia d’Ungheria, Kovacs ha mescolato la solita trita retorica sui migranti, ha ribadito la necessità di una forza militare per la difesa comune dei confini e ha rivendicato maggiori risorse dal prossimo budget europeo da definire per il periodo 2021-2027.

Non si è spinto a dichiarare che l’Ungheria voterà per aprire contro l’Italia una procedura di infrazione su debito. Ci è andato però vicino: «Serve coerenza e bisogna avere una strategia di lungo termine i governi nazionali hanno gli strumenti per rilanciare l’economia. Senza per questo infrangere le regole europee. Perché le regole sulla stabilità vanno rispettate, da tutti». La manovra italiana così non va: parola di Zoltan Kovacs, e quindi di Orban, e quindi dei sovranisti europei.

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