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Manovra: su plastica e auto aziendali stretta più soft. Robin tax del 3% sulle concessioni. Stangata sui carburanti nel 2021

Italia viva insiste sulla abolizione totale con possibilità di dare eventualmente l’ok alla norma che prevede il dimezzamento dell’imposta (abbassandola quindi da 1 euro a 50 centesimi al chilogrammo) ma solo dal 2021

di Marco Mobili e Marco Rogari


Manovra: maxi stangata sui carburanti dal 2021

4' di lettura

Si allenta la stretta su plastica e auto aziendali, mentre aumenta la pressione fiscale sulle società concessionarie dello Stato. Questi i contenuti del maxiemendamento presentato dal governo alla manovra.

Nel primo caso, la riduzione del 70% dell’impatto della Plastic tax avviene anche attraverso il dimezzamento del prelievo, che scende da 1 euro a 50 centesimi al chilo. Nel secondo, la stretta sulle auto viene allentata con la riduzione dell’attuale fringe benefit al 25% sulle vetture con emissioni di CO2 inferiori a 60 g/km e al 30% su quelle superiori a 60 g/km e inferiori a 160 g/km.

Per i veicoli con emissioni inquinanti superiori a 160 g/km e inferiori a 190 g/km la percentuale diventa del 40% nel 2020 per poi salire al 50% dal 2021 mentre per tutte le auto superiori a 19p g/km scatta il 50% il prossimo anno e il 60% dal 2021. Confermata l’esenzione per tutti i contratti in essere. La rimodulazione della tassazione sulle auto aziendali scatterà per i contratti stipulati dopo il 30 giugno 2020. Salta il balzello che riguarda l'aumento dell'imposta di bollo sui certificati penali.

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Arrivato il “mini” maxiemendamento
A prevederlo è il “mini” maxi emendamento del Governo alla manovra depositato in commissione Bilancio al Senato, che vale quasi 1,7 miliardi. Il correttivo contiene anche la Robin tax sulle concessionarie dello Stato - si veda Il Sole 24 Ore del 4 dicembre - con un ulteriore aumento dell’Ires rispetto alla prima ipotesi: del 3% anziché del 2%. Tra le concessionarie interessate quelle autostradali, di gestione aeroportuali, per lo sfruttamento delle acque minerali e ferroviarie. Le maggiori entrate saranno utilizzate anche per finanziare il fondo affitti. Nel testo dell’emendamento si legge, in particolare, che «l’aumento del 3% dell’Ires riguarderà i concessionari autostradali, ma anche chi gestisce gli aeroporti, i porti, lo sfruttamento di acque minerali, la produzione o distribuzione di energia elettrica, le ferrovie, le frequenze radiofoniche, radiotelevisive e delle comunicazioni».

Aumento Ires ai concessionari è retroattivo
L’aumento del 3% per i concessionari è retroattivo, in deroga allo statuto del contribuente. L’emendamento del governo alla manovra prevede infatti che si applichi anche al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019. Di conseguenza, l’imposta maggiorata sarà dovuta per gli anni 2019, 2020 e 2021.

Contrarietà all’aumento dell’Ires del 3% è stata espressa da Assaeroporti. La soluzione, hanno sottolineato, «non potrà che rallentare gli ingenti investimenti necessari per l’adeguamento e l’ammodernamento infrastrutturale del comparto, contribuendo a rendere sempre meno competitivo il sistema aeroportuale nazionale».

Correzioni da quasi 1,7 miliardi
L’alleggerimento della plastic tax vale 767 milioni (1,1 miliardi il gettito previsto in origine) mentre il minor impatto dell’allentamento della stretta sulle auto aziendali è di oltre 330 milioni. Altri cento milioni vengono destinati ai Comuni, 50 al fondo affitti e altrettanti per le agevolazioni sull’accisa gasolio per gli autotrasportatori con mezzi Euro 3 (dal primo luglio 2020). Quasi 300 milioni vengono poi destinati al Fondo esigenze indifferibili e 40 ai ritocchi per i vigili del Fuoco. Le coperture vengono essenzialmente assicurate per 841 milioni da maggiori entrate fiscali (revisione gettito auto liquidazione), per 306 milioni dalla Robin tax sui concessionari e per 460 milioni dall’operazione sui trasferimenti alle Fs prevista da una modifica apportata al decreto fiscale, all’esameme della Camera.

Stangata carburante. aumento clausola accise
Dal 2021 potrebbe arrivare una stangata sulla benzina e il diesel. Nelle pieghe di uno degli emendamenti alla manovra - presentato dal Governo - spunta un aumento delle clausole di salvaguardia sulle accise. La modifica comporta maggiori entrate per 868 milioni per il 2021, 732 milioni di euro per il 2022, 1,5 miliardi per il 2023 e 1,2 miliardi a partire dal 2024. Rimane la sterilizzazione della clausola sulle accise per il prossimo anno, ma a differenza di quanto prevede il testo originario della manovra aumentano quelle degli anni successivi: le accise, dunque, non dovranno essere inferiori a 918 milioni di euro per il 2021 (anziché 50 milioni come prevede ora la manovra), 1.032 milioni di euro per il 2022, 1.822 milioni per il 2023 e 1.543 milioni per il 2024 invece di 300 milioni per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024.

Iv: su plastica passi avanti ma non soddisfatti
Sulla plastic tax «apprezziamo i passi avanti ma il maxiemendamento non ci soddisfa ancora del tutto e ci aspettiamo di portare ulteriori modifiche per arrivare alla conclusione di una manovra “zero tasse” nella chiusura del provvedimento al Senato e poi alla Camera». Lo ha detto il capogruppo di Italia Viva al Senato, Davide Faraone, commentando la proposta di revisione della tassa sulla plastica. «Noi stiamo lavorando per arrivare a zero e vogliamo togliere anche la tassa sullo zucchero».

Lunedì 9 l’approdo in Aula
La Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama è stata costretta a posticipare di quasi una settimana, dal 3 dicembre a lunedì 9, l'approdo in Aula del testo su cui il Governo porrà (probabilmente il giorno successivo) la fiducia che sarà votata sul tradizionale maxi-emendamento.

Upb: plastic tax graduale, impatto 0,1% Pil in 3 anni
Intanto l'Upb, nel Rapporto sulla politica di bilancio 2020, soffermandosi sugli effetti della manovra, sostiene che la plastic tax dovrebbe essere introdotta «in maniera più graduale, partendo da un livello più basso e progressivamente crescente nel tempo; ciò permetterebbe alle imprese del settore della plastica di adattarsi per tempo al nuovo schema di tassazione e, plausibilmente, di accogliere più favorevolmente la misura». Secondo l’Upb la nuova imposta comporterà «una flessione di un decimo di punto percentuale del Pil, in termini cumulati nel periodo 2020-22».

In 2021 ancora 19 mld clausole, 25,8 mld in 2022
Non solo. L’Upb spiega anche che nel 2021 e nel 2022 rimane «una forte presenza delle clausole di salvaguardia che, disattivate solo per un terzo nel 2021 e un decimo nel 2022, sono ancora presenti nei conti per importi pari rispettivamente all’1,0 e all'1,3 per cento del Pil (in valore assoluto 19 miliardi nel 2021 e 25,8 nel 2022)». E che né la Nota di aggiornamento al Def né il Dpb han no fornito indicazioni programmatiche sul futuro trattamento delle clausole.

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