DOPO LA LETTERA ITALIANA

Manovra, Austria e Olanda chiedono procedura contro Italia. Le prossime tappe

di Andrea Carli


Manovra, la risposta dell'Italia: saldi e crescita invariati. Dismissioni per 18 miliardi

3' di lettura

E ora, dopo la decisione del governo M5s-Lega di mantenere la barra dritta sulla manovra, di blindarla e di sfidare Bruxelles, che cosa accade? Quale scenario si delinea? Allo stato attuale, la sensazione è che la strada che conduce a una procedura di infrazione per l’Italia sia in discesa - oggi sono stati i governi di Austria e Olanda a chiederlo esplicitamente - anche se il meccanismo diventerà operativo a fine gennaio, dopo il voto dell’Eurogruppo sulla raccomandazione della Commissione, e il “percorso di correzione” che l’Italia sarà chiamata a seguire.

GUARDA IL VIDEO - Manovra, la risposta dell'Italia: saldi e crescita invariati. Dismissioni per 18 miliardi

Il tutto condito da verifiche regolari, ogni tre mesi, da parte degli ispettori comunitari. Non si escludono manovre correttive per venire incontro alle richieste Ue. Se verrà fuori che il paese non segue le indicazioni di Bruxelles, scatteranno le sanzioni. È, va detto, un iter tutto da scrivere, considerato che è prima volta che si prefigura un percorso simile. Perché è la prima volta che prende forma un processo per disavanzo eccessivo nei confronti di uno stato membro.

Il 21 novembre l’opinione della Commissione su Dpb e rapporto su debito
Lunedì 19 novembre i ministri dell’Economia europei si riuniranno a Bruxelles. Come è accaduto nella riunione precedente dell’Eurogruppo, il tema dell’Italia non è all’ordine del giorno, ma come nella riunione precedente non è escluso che uno o più paesi membri tirino fuori il dossier. La data da segnare in agenda è invece il 21 novembre, perché tra otto giorni la Commissione potrebbe, dopo aver riflettuto sul caso, valutare che la scelta dell’esecutivo di Conte di non cambiare i numeri della manovra ha di fatto posto la parola “fine” a qualsiasi tentativo di raggiungere un compromesso. Sulla base di questa riflessione, la Commissione presenterà un’opinione, questa volta definitiva, sul Documento programmatico di bilancio rilanciato nelle ultime ore dal governo M5s-Lega. La Commissione dovrebbe pubblicare anche il rapporto sul debito, anche se non è certo che questo secondo documento venga liberato lo stesso giorno. In ogni caso, sarà il fischio di inizio di una partita non facile, e tutta in salita: la procedura Ue contro l’Italia per violazione della regola di riduzione del debito.

LEGGI IL DOCUMENTO - L’Italia all’Ue: saldi e crescita invariati

Il 22 gennaio si apre la procedura di disavanzo eccessivo
Le tappe successive sono: entro 15 giorni dalla presentazione dell’opinione definitiva, si pronuncia il Comitato economico Ue. Il dossier Italia dovrebbe essere sul tavolo dell’Eurogruppo dei primi di dicembre. Da allora a metà gennaio la Commissione predispone una raccomandazione, che contiene le misure a carattere correttivo che l’Italia deve promuovere. A fine gennaio, probabilmente il 22 l’Eurogruppo approva la proposta della Commissione e formalizza l’apertura della procedura di disavanzo eccessivo. L’Italia è chiamata a ridurre deficit e debito sulla base di tappe indicate da Bruxelles. Uscirà dalla procedura solo se taglierà il debito del 3,5% l’anno, per tre anni consecutivi.

GUARDA IL VIDEO - Il governo Conte annuncia dismissioni per 18 miliardi

Rischio sanzioni: deposito infruttifero dallo 0,2 al 0,5% del Pil
Se, a seguito del monitoraggio degli ispettori della Commissione, viene fuori che l’Italia non promuove le misure indicate da Bruxelles, scattano le sanzioni, che con ogni probabilità non arriveranno prima del 2020. Sono calcolate tenendo conto di vari fattori: l’importanza delle norme violate e gli effetti della violazione sugli interessi generali e particolari, il periodo in cui il diritto dell’Unione non è stato applicato, la capacità del paese di pagare, con l’intento di assicurare che le sanzioni abbiano un effetto deterrente. La Commissione può proporre che Roma accantoni un deposito infruttifero che varia dallo 0,2 al 0,5% del Pil a seconda della gravità della violazione.

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...