ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLotta all’evasione

Manovra, il bonus per i pagamenti tracciabili raddoppia

Ipotesi doppio incentivo contro il contante: bonus fiscale di 475 euro su una spesa annua massima di 2.500 euro e rimborsi tra il 2 e il 4% sugli estratti conto

di Marco Mobili e Giovanni Parente


Ecco cos'è e perché è così importante la Nadef

3' di lettura

Il bonus “tracciabilità” raddoppia. Una detrazione del 19% su spese in settori considerati ad alto rischio di evasione e un cashback tra il 2 e il 4% (percentuale, però, ancora tutta da definire). Si muove lungo la direttrice di un duplice incentivo il tentativo del Governo di favorire sempre di più i pagamenti tracciabili. Un tentativo messo nero su bianco anche nel testo della Nota di aggiornamento al Def approvata dal Consiglio dei ministri, da cui si evince che saranno introdotte misure di stimolo alla moneta elettronica sia nel contrasto all’evasione sia per favorire l’utilizzo da parte dei consumatori di metodi di pagamento alternativi al contante.

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Del resto, sul contrasto all’evasione l’Esecutivo intende fare una scommessa forte tanto in termini quantitativi che qualitativi. Sotto il primo profilo, si attendono infatti circa 7,2 miliardi di euro (corrispondenti a 0,4 punti di Pil) da portare in dote per gli impegni di spesa. Da quello qualitativo, invece, c’è in gioco la costruzione di un nuovo rapporto Fisco-contribuente che sia anche in grado di generare entrate durature nel tempo attraverso l’emersione di maggiore base imponibile.

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Tornando alle misure allo studio dei tecnici che con tutta probabilità finiranno nel decreto fiscale collegato alla manovra, ieri ha tenuto banco l’introduzione di un superbonus che si tradurrebbe in un massimo di 475 euro di detrazione (il 19% su un importo di complessivo di spesa annuale di 2.500 euro) da sfruttare per acquisti con moneta elettronica di beni e servizi in settori ritenuti come a particolare rischio di evasione. In sostanza si verrebbe a creare una detrazione nuova di zecca per spese su cui ora non sono ammessi bonus fiscali. L’esempio più probabile potrebbe essere un piccolo lavoro di manutenzione ordinaria in casa, come quello dell’idraulico, dell’imbianchino, del falegname, oppure la riparazione di un’auto o di una moto. Si introdurrebbe anche in queste situazioni il contrasto di interessi non solo con la richiesta di ricevuta o fattura ma anche con il pagamento attraverso carte, bancomat, applicazioni o altri strumenti tracciabili. Un’ipotesi ritenuta più probabile del «bonus Befana» - circolato ieri e che sarebbe ancora sul tavolo - in base al quale ci sarebbe una restituzione a inizio anno sulla base delle spese tracciate. Ma questo imporrebbe una maxiattività di monitoraggio e di controllo su miliardi di spese da parte dell’amministrazione finanziaria che rischierebbero di trasformare il «bonus Befana» almeno in «bonus 1° maggio».

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In entrambi i casi lo scoglio principale resta quello delle coperture. Visto che la nuova detrazione così come il cashback (l’altro pilastro immaginato come incentivo alla tracciabilità) poggiavano nelle intenzioni su una rimodulazione delle aliquote Iva. Ipotesi su cui si è acceso un duro confronto all’interno della maggioranza. In particolare tra i renziani di Italia Viva che hanno ribadito la loro indisponibilità a votare un aumento dell’Iva in Parlamento e il Pd che con il capodelegazione nell’Esecutivo, Dario Franceschini, ha ribadito via Twitter che non c’è nessuna volontà di aumentarla.

Al contrario, senza toccare le aliquote si studia come ridurre l’impatto dell’Iva sulla spesa delle famiglie attraverso il cashback, ossia una restituzione mensile o trimestrale dal 2 al 4% degli importi spesi con moneta elettronica direttamente sull’estratto conto. Gli esempi sono stati fatti proprio dal premier Giuseppe Conte: «Il mio obiettivo è consentire di abbassare l’Iva e stiamo lavorando per farla scendere sulle bollette dal 10 al 5 % così come abbassare all’1% l’Iva su prodotti come il pane, il latte e la frutta». Ma attenzione: non si tratta di creare nuove aliquote Iva in base ai prodotti e alle modalità di pagamento, ma di agire sull’impatto finanziario attraverso le restituzioni. Anche qui, coperture permettendo.

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