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Manovra, per il taglio al cuneo fiscale si profila il rinvio

Il continuo rimpallo sull’Iva è la conferma dei problemi di copertura che ancora pesano sulla Nadef. Problemi che mettono a rischio anche l’avvio immediato del taglio al cuneo fiscale: il governo continua a puntare a una riduzione da 5 miliardi su base annua, ma le esigenze di risparmio potrebbero spostarne la partenza ad aprile o a giugno 2020

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Manovra: impegno su Iva e bonus casa, si' a tassa voli

Il continuo rimpallo sull’Iva è la conferma dei problemi di copertura che ancora pesano sulla Nadef. Problemi che mettono a rischio anche l’avvio immediato del taglio al cuneo fiscale: il governo continua a puntare a una riduzione da 5 miliardi su base annua, ma le esigenze di risparmio potrebbero spostarne la partenza ad aprile o a giugno 2020


3' di lettura

La complicata ricerca dei fondi per la manovra rialza verso quota 4-5 miliardi l’obiettivo 2020 della spending review. Giornata convulsa, i ministeri provano a resistere, ma con scarso successo al Mef perché lo sforzo per chiudere i conti nella gabbia che sarà tracciata dalla Nadef rimane complicato. E mantiene in campo anche il capitolo Iva.

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Mercoledì il governo ha voluto smentire le ipotesi di aumenti selettivi da compensare in parte con i bonus per chi paga con strumenti tracciabili. Ma i dossier non sono chiusi. Non per rinunciare allo stop agli aumenti da 23,1 miliardi. Ma per ridisegnare la distribuzione dei beni fra le diverse aliquote. Tra le ipotesi, discusse anche in un vertice fra il premier Conte e il ministro dell’Economia Gualtieri dopo il consiglio dei ministri, c’è anche un “bonus malus” in base allo strumento di pagamento: in pratica l’Iva su una serie di beni e servizi, soprattutto quelli più a rischio evasione, aumenterebbe per chi paga in contanti, ma si ridurrebbe per chi usa carte e bancomat. In uno degli scenari l’aumento sarebbe dell’1% e lo sconto del 2%, ma si studiano anche bonus maggiori.

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Su tutte queste ipotesi la complessità tecnica si intreccia con quella politica. Alessio Villarosa, sottosegretario al Mef, ha parlato di «possibili ritocchi Iva a carico fiscale invariato». Ma nella maggioranza cresce la tensione. Matteo Renzi ricorda che «il governo è nato per non aumentare l’Iva e l’aumento selettivo è da evitare a tutti i modi». Anche cancellando quota 100, secondo l’ex premier, ma «Gualtieri ha escluso questa ipotesi». «Evitare l’aumento dell’Iva» è «il punto di partenza» anche per il leader M5S Di Maio, che rilancia però l’idea di «abbassarla a chi utilizza il bancomat o la carta di credito». Ma questo sconto, al netto degli ostacoli tecnici, andrebbe ovviamente compensato in termini di gettito.

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Il continuo rimpallo sull’Iva è la conferma dei problemi di copertura che ancora pesano sulla Nadef. E che valgono fino a 7 miliardi per non spingere oltre il 2,2% l’obiettivo di deficit, dopo che sembra tramontare nel negoziato con la Ue la possibilità di andare oltre.

Queste incognite mettono a rischio anche l’avvio immediato del taglio al cuneo fiscale. Il governo continua a puntare a una riduzione da 5 miliardi su base annua. Ma le esigenze di risparmio potrebbero spostare ad aprile o a giugno la partenza nel 2020, con un alleggerimento di costi fino a 2,5 miliardi l’anno prossimo.

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La terza variabile nel mastermind della manovra è la ricaduta contabile della lotta all’evasione fiscale. Di Maio lancia l’obiettivo ambizioso di ricavare «decine di miliardi» per questa via. Ma al Mef sono decisamente più prudenti sulle cifre. Che dipenderanno in realtà da due fattori: non solo la configurazione finale delle misure, ma anche la disponibilità Ue a considerarle come coperture. L’obiettivo sarebbe di recuperare da qui 3,5-4 miliardi.

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Sembra invece uscire di scena per l’ennesima volta il riordino delle tax expenditures. La partita non è chiusa, ma sarebbe affidata più che altro al decreto verde che secondo il ministro dell’Ambiente Costa potrebbe tornare in consiglio dei ministri a inizio ottobre «agganciato alla manovra».

Tra le notizie positive vanno invece annoverate le minori spese da reddito di cittadinanza e quota 100 confermate dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. Le due misure bandiera gialloverdi fermeranno la loro spesa di quest’anno 2,5 miliardi sotto le stime, quindi un miliardo in più rispetto a quanto scritto nella correzione di luglio. Questo intensifica l’effetto trascinamento sul 2020, quando la distanza dai tendenziali potrebbe allargarsi fino a 6 miliardi. Insieme ai circa 4 miliardi di risparmi sulla spesa per interessi e agli 11 concessi dalla Ue sotto forma di maggiori spazi di deficit rappresenteranno i pilastri per le coperture. Che però, appunto, devono ancora essere completate.

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