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Manovra, caccia a 5 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva

I 5 miliardi finiti nella versione finale della Nadef a gonfiare il capitolo antievasione fino a portarlo a quota 7 miliardi continuano ad agitare la maggioranza

di Marco Rogari e Gianni Trovati

Ecco cos'è e perché è così importante la Nadef

3' di lettura

La proroga delle misure fiscali sulla rivalutazione di terreni e partecipazioni, insieme alla replica di altri interventi analoghi, offre quasi 2 miliardi di coperture alla manovra. È un dato matematico, fondato sull’esperienza degli anni scorsi. Ma le certezze, per ora, finiscono qui.

Il lavoro di costruzione della legge di bilancio da 29 miliardi ipotizzata dal Governo Conte-2 è appena iniziato. E a deciderne l’esito, più dei giorni complicati che la nuova maggioranza ha appena vissuto, saranno le prossime settimane.

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Non solo perché la Nadef è per sua natura un documento programmatico. Il fatto è che in questo caso, complice lo scontro fra Pd, M5S e Italia Viva sull’ipotesi di raccogliere dall’Iva 5 miliardi (anticipata sul Sole 24 Ore di domenica 29 settembre), la colonna delle coperture è accompagnata da un punto interrogativo quasi a ogni voce. Al punto che ancora si guarda al cambio di commissione Ue, a novembre, come occasione per spuntare nuovi margini soprattutto sul piano degli investimenti verdi.

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Proprio i 5 miliardi finiti nella versione finale della Nadef a gonfiare il capitolo antievasione fino a portarlo a quota 7 miliardi continua ad agitare la maggioranza. L’1 ottobre il tema è stato al centro anche di un vertice al Pd con il segretario e una parte della delegazione economica del Governo dove sono risuonate le preoccupazioni sulla necessità di trovare la quadra entro 15 giorni, quando andrà definita la legge di bilancio e il budget dettagliato da inviare a Bruxelles. Preoccupazioni anche politiche, perché le accuse incrociate tra Pd e Italia Viva rischiano secondo il Nazareno di essere solo il prologo di una sorta di strategia della tensione renziana sul partito.

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E l’eco delle schermaglie sale fino a Palazzo Chigi, che fa filtrare l’irritazione «per una comunicazione che mistifica la realtà». Il destinatario è duplice, perché oltre a Italia Viva anche l’M5S ha rivendicato il merito di aver stoppato l’ipotesi di aumenti: ipotesi che secondo la presidenza non sarebbe mai stata «presa in considerazione» perché sul tavolo sarebbe finito il “bonus malus” (aumento di 1,5% per chi usa il contante e sconto del 3% per chi sceglie carta e bancomat) senza far crescere il gettito complessivo. Idea che nel governo ha ancora tifosi.

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Al di là del botta e risposta, lo scoglio dei 5 miliardi resta al centro della rotta della manovra, che anche sulle altre coperture è in cerca di certezze.

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La cifra più grande è quella della ”flessibilità”, cioè i 14 miliardi abbondanti di maggior deficit rispetto al previsto. L’incognita nasce anche da un fatto tecnico, cruciale. Dopo un 2019 che mostra un taglio da 5,5 miliardi (3 decimali di Pil) del deficit strutturale grazie alla correzione di luglio, il governo mette in programma un cambio di rotta. Per l’anno prossimo il saldo strutturale, cioè il numero più importante a Bruxelles, peggiora.

IL DOCUMENTO / Il testo della Nadef

Il decimale di Pil di deficit in più, spiega la Nadef, «si pone nell’ottica di una stance fiscale complessiva per l’area euro maggiormente a supporto della crescita». Ma questa impostazione è ancora da conquistare a Bruxelles. A puntellare il tutto ci sarà anche «l’imminente richiesta di flessibilità per il 2020» che il governo si prepara a presentare per scontare un altro 0,2% di Pil. Così, «secondo le proiezioni del Governo non si registrano deviazioni significative» dalle regole Ue. Ma il dossier va discusso, insieme alla solita querelle con la commissione sulla crescita potenziale, che modifica gli obiettivi di aggiustamento.

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Saranno invece più domestici gli altri dibattiti. Il primo servirà a costruire i 2 miliardi di tagli di spesa indicati fra le coperture. E altrettanti dovranno arrivare dalle tax expenditures. Gli sconti fiscali sono arrivati a quota 513, con una spesa da 61,1 miliardi. Il governo si concentrerà sui sussidi ambientalmente dannosi per trovare da qui, e da «nuove imposte ambientali» come specificato dagli allegati alla Nadef, altri 2 miliardi. Sulla spesa i ministeri hanno già avviato la resistenza passiva, e il tema spending preoccupa anche gli enti locali: dal governo arrivano rassicurazioni sull’assenza di tagli, ma nella Nadef si legge che la spending riguarderà «tutti i livelli» della Pa.

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